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Masiah: il profumo della Terra Santa


Nel 2011 questa Fondazione fra i vari progetti ne ha sostenuto uno, alquanto singolare, riguardante l’ipotesi e lo studio di fattibilità della ricreazione di antichi profumi originari della Terra Santa. I testi sacri tramandatici ci narrano come i popoli antichi facessero un grande uso di profumazioni attraverso le quali scandivano le loro vite sia nelle ricorrenze sacre che negli usi quotidiani. Pertanto il progetto ha permesso di riscoprire quali fossero le sensazioni olfattive dei nostri avi che erano così legate ai momenti importanti delle loro vite.
Masiah significa, in aramaico ed ebraico, “unto” e ha dato origine al significato di Messia ovvero l’Unto.
La storia ci insegna che la pratica delle essenze profumate si perde nella notte dei tempi attraverso le varie civiltà orientali e medio orientali e, sicuramente l’influenza degli Egizi, popolo noto per la raffinatissima produzione cosmetica di quei tempi, durante il periodo di permanenza del popolo Israelita presso di loro, ha costituito un buon imprinting per gli Israeliti e tutti i popoli del bacino Mediterraneo.

Terminata la fase di ricerca, eseguita su numerosi testi, per la creazione dei profumi ci si è avvalsa della preziosa collaborazione di ABOCA, un’azienda italiana leader in Europa nel settore della fitoterapia, la quale ha messo a disposizione i propri specialisti e laboratori. Tale collaborazione è peraltro risultata determinante sia per la ricostruzione corretta delle formule che per la riproduzione e la taratura delle essenze base.
Questo momento è risultato estremamente delicato perché le essenze, come oggi le conosciamo, non sono esattamente le stesse che esistevano allora: sia per la mancanza di alcune piante autoctone oggi estinte, sia perché le piante originali non vengono più usate per estrarre quelle stesse essenze ed infine perché i differenti metodi di estrazione di quei tempi rispetto a quelli di oggi, portano a differenti risultati sull’estratto base e quindi sull’aroma finale.
Tutta questa grande opera è stata resa possibile sia attraverso la coordinazione di un’attenta catalogazione e decodificazione delle piante aromatiche riportate nei sacri testi, sia attraverso l’analisi delle essenze in essi contenute e conseguente generazione di equivalenze con quanto oggi è ancora esistente in natura. Così è stato possibile ricostruire una archeologia del profumo, ricreando le antiche formulazioni con una verità storica che si avvicina in maniera quasi assoluta a quello che al tempo degli antichi venivano utilizzate.

Le tre essenze riguardano il solenne momento storico della sepoltura di Gesù. In quel momento, così come da usanza ebraica, vennero usate tre differenti profumazioni: la prima (Corpo) un olio aromatico usato nei riti per l’unzione del corpo dopo la morte, la seconda (Pietra) un olio aromatico che fu usato per aspergere la pietra sepolcrale e quindi per profumare il telo della fasciatura- la Sindone- ed infine la terza profumazione (Grotta) è la ricetta di una miscela di essenze utilizzate per la fumigazione della grotta del Santo Sepolcro.

Masiah Corpo
antico unguento per la purificazione del corpo
Masiah Pietra
il profumo della Pietra Sacra dell’Unzione
Masiah Grotta
il profumo del Santo Sepolcro. Profumo solido

Nell’antichità in Medio Oriente l’uso delle sostanze aromatiche si è evoluto col tempo.
La pratica delle essenze profumate si perde nella notte dei tempi attraverso le varie civiltà orientali e mediorientali, ma sicuramente l’influenza del periodo di permanenza del popolo Israelita presso gli Egizi, assai noto per la raffinatissima produzione cosmetica di quei tempi, ha costituito un buon imprinting per gli Israeliti del tempo nell’arte dell’uso e della preparazione delle varie sostanze aromatiche per profumazioni.
La Bibbia ci insegna che i profumi erano molto utilizzati nella vita quotidiana. L’igiene, sinonimo di purificazione corporale, era indispensabile. Infatti, la Bibbia è la più viva testimonianza dell’importanza dei profumi presso gli Ebrei.
Mosè definisce i differenti utilizzi dei bagni e delle abluzioni per donne e uomini. Prima del pasto, si procedeva ad aspergere del profumo, si aromatizzavano i vini e si bruciavano aromi nelle sale delle feste. I sacerdoti leviti erano ad un tempo medici e profumieri, il che indica lo stretto legame tra medicina, religione, cucina e profumi.
La varia documentazione oggi arrivata a noi , ci permette di farci una chiara idea di quali fossero i principali aromi derivati da piante aromatiche insistenti sia nella zona, che di importazione dai paesi orientali e dall’Africa.
Allora il veicolo principe per le essenze aromatiche era l’olio di oliva con il quale si fabbricavano gli unguenti profumati detti PUK, contribuendo peraltro esso stesso alla formazione delle caratteristiche peculiari delle profumazioni di quei tempi. Tali olii venivano impiegate sia per uso sacro che per abbellimento personale in accompagnamento di sacchetti con erbe aromatiche essiccate.
Mentre con le resine di Incenso e Cisto (detto ONICE) si fabbricavano i profumi da bruciare i così detti TIMIATI, usati principalmente nei luoghi sacri ma anche nelle case durante i banchetti e le varie feste.
Fra le piante aromatiche ve ne erano una grande parte di autoctone e quindi naturalmente disponibili ed utilizzabili per gli abitanti di quei luoghi. Addirittura alcune di queste, come il cisto ed il mirto, contribuivano alla profumazione naturale in Palestina per un uso sia privato che religioso.

CITAZIONI

Ed il Signore disse a Mosé : Procurati balsami: storàce, ònice, galbàno come balsami e incenso puro: il tutto in parti uguali. Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere, salata, pura e santa. Ne pesterai un poco riducendola in polvere minuta e ne metterai davanti all’arca della Testimonianza, nella tenda del convegno, dove io ti darò convegno” (Esodo 30, 34-36).

Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di conquecento sicli, cinnamòmo odorifero, la metà, cioè duecentocinquanta sicli, canna odorifera, duecentocinquanta, cassia cinquecento sicli, secondo il siclo del santuario (16,4 g circa), e un hin (5,83 litri circa) d’olio d’oliva. Ne farai l’olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere” (Esodo 30, 22-25).

Uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato (…) Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi peccati, perché ha molto amato” (Luca 7, 36-50).

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betania, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria, allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento (…) Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avrete sempre con voi, ma non sempre avete me “ (Giovanni 12, 1-7).

Egli (Giuseppe di Arimatea) dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo (…) venne anch’egli, portando una mistura di mirra e aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei” (Giovanni 19, 39-40).