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Il Consiglio Ecumenico delle Chiese e gli arabi cristiani del Medio Oriente

di Riccardo Burigana

Il pastore Olav Fuske Tveit, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, ha ricordato quanto importante sia la presenza dei cristiani arabi in Medio Oriente per la lunga storia e per la limpida testimonianza che ha caratterizzato e caratterizza la vita di queste comunità: per questo il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha voluto rinnovare il proprio sostegno a ogni iniziativa che possa aiutare cristiani arabi non solo a rimanere nella loro terra, ma a sentirsi sempre più protagonisti della società dove vivono. Il segretario generale ha espresso questo sostegno nel corso del convegno Challenges facing Arab Christians, che si tenuto nei giorni 3-4 settembre a Amman, per iniziativa del re Abdullah II di Giordania e del principe Ghazi bin Muhammed che è il chief adviser per gli affari religiosi e culturali della Giordania. Nel suo intervento il pastore Tveit è tornato a manifestare profonda preoccupazione per il presente delle comunità di cristiani in Medio Oriente, ricordando come, nei mesi scorsi, numerose sono state le voci ecumeniche che hanno chiesto una nuova politica nei confronti di queste comunità per arrestare la fuga dei cristiani da questa regione, dove hanno testimoniato la propria fede per secoli, contribuendo in modo peculiare allo sviluppo del dialogo tra religioni e culture. Proprio la presenza dei cristiani è fondamentale per il cammino di pace che, pur tra difficoltà e incertezze, va avanti anche grazie al contributo delle religioni; il dialogo tra musulmani, ebrei e cristiani appare un elemento di speranza per il futuro, dal momento che questo dialogo contribuisce alla rimozione di tanti pregiudizi. Nel suo intervento il pastore Tveit ha evocato anche la dichiarazione The Presence and Witness of Christians in the Middle East del 2011 del Comitato centrale del Consiglio Ecumenico, nel quale si diceva che «la nostra fede ha le sue radici in questa terra ed è sostenuta e si è nutrita dalla testimonianza ininterrotta delle chiese locali che hanno le proprie radici dai tempi apostolici»; in questo testo veniva anche lanciato un appello a proseguire l’azione ecumenica per la pace in Medio Oriente, invitando a una sempre maggiore partecipazione dei cristiani, anche per la promozione del dialogo interreligioso tra cristiani, ebrei e musulmani. Le parole di Tveit sono state particolarmente apprezzate dai partecipanti al convegno, tanto più alla luce dei progetti che in questi anni sono stati promossi dal Consiglio Ecumenico delle Chiese proprio per sostenere la presenza dei cristiani in Medio Oriente e il dialogo interreligioso per la pace. Tre sono stati i principali progetti promossi in questa prospettiva. Un primo progetto riguarda la creazione di una rete ecumenica nel Medio Oriente in grado di sviluppare un’azione pubblica coordinata per favorire la continuità del dialogo interreligioso, la creazione di opere condivise di assistenza, la condanna di ogni forma di violenza, la conoscenza, a livello nazionale, regionale e internazionale, delle iniziative ecumeniche a favore della giustizia e della pace. Un secondo progetto è finalizzato alla creazione di un forum ecumenico Israeliano-Palesti-nese, nel quale coinvolgere Chiese e comunità cristiane di tutto il mondo per favorire una riflessione e un’azione per la costruzione della pace nella regione, con la definizione di un percorso in grado di mettere fine ai conflitti che impediscono il superamento di tensioni e di violenze. Infine il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha promosso un progetto per la creazione di un centro di coordinamento ecumenico a Gerusalemme per la città in quanto tale e per le comunità cristiane della città; questo progetto, che vede direttamente coinvolto il Consiglio ecumenico delle Chiese del Medio Oriente, si propone di fornire informazioni regolari e aggiornate sulla situazione della città, di produrre  riflessioni e studi ecumenici ai cristiani che vivono a Gerusalemme, di rafforzare la collaborazione dei cristiani nel campo dell’azione caritativa e di sviluppare sempre più il dialogo ecumenico e interreligioso a Gerusalemme. Si tratta di progetti, che hanno prodotto numerose iniziative, spesso con l’attiva partecipazione della Chiesa cattolica, favorendo così non solo una sempre più efficace testimonianza ecumenica nella regione, ma soprattutto una maggiore conoscenza da parte delle comunità cristiane di tutto il mondo delle difficili condizioni nelle quali i cristiani arabi si trovano a vivere la loro fede.

Una fase del convegno 'Challenges facing Arab Christians', ad Amman

1 Comment

  1. Anita Gei
    14/11/2013

    Molto significativi i tre progetti che renderebbero più visibile e significativa, nella terra dove è nato il Cristianesimo, la chiamata all’unità “ut unum sint” del Testamento di Gesù!

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