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Ospedale italiano di Karak (Giordania)

Assistenza medica ai lavoratori stranieri sprovvisti di copertura sanitaria e ai profughi presenti nella zona del Karak, in Giordania.

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L’Ospedale Italiano di Karak è nato nel 1935 grazie all’Associazione Nazionale per Soccorrere i Missionari Italiani (A.N.S.M.I.). Attualmente dispone di 40 posti letto e svolge un’attività a carattere policlinico. È dotato di ambulatori per le diverse specialità, tra le quali sono particolarmente importanti la maternità e la sezione chirurgica. Più di 25.000 pazienti vengono curati ogni anno dall’ospedale.


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Icona-GruppoIl partner locale è la congregazione delle Pie Madri della Nigrizia (Suore Missionarie Comboniane), alle quali è affidata la gestione dell’Ospedale Italiano di Karak.
Il progetto è stato approvato e promosso dalla R.O.A.C.O. (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali), un comitato vaticano di cui fa parte la Fondazione Giovanni Paolo II.


Icona-NoteIl sistema sanitario giordano funziona sulla base di un accordo stipulato tra il datore di lavoro e l’ospedale statale per l’impiegato e la sua famiglia. Chi è senza lavoro viene quindi escluso dal sistema. Inoltre, alcuni gruppi di lavoratori, come per esempio i migranti, non ne possono usufruire. La provincia del Karak (300.000 abitanti), la più povera del Paese, conta numerosi lavoratori stranieri: egiziani, srilankesi, cinesi, pakistani, curdi, oltre ai profughi palestinesi, iracheni e siriani. La stragrande maggioranza di loro, sprovvista di copertura sanitaria, si reca all’Ospedale italiano, a volte in condizioni critiche perché ha aspettato troppo tempo prima di farsi visitare da un medico. A questi esclusi l’ospedale offre prestazioni chiedendo un contributo molto minore – spesso simbolico – rispetto a quello richiesto dall’ospedale pubblico. Per permettere all’Ospedale Italiano di Karak di portare avanti la sua vocazione di “ospedale dei poveri”, la Fondazione Giovanni Paolo II ha deciso di stanziare 60.000 Euro per finanziare le cure ai lavoratori stranieri sprovvisti di copertura sanitaria e ai profughi iracheni e siriani presenti nella zona.


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Icona-TempoInizialmente il finanziamento erogato dalla Fondazione Giovanni Paolo II doveva essere pari a 30.000 Euro in due anni (2011-2013). Di fronte all’afflusso di profughi provenienti dalla Siria e dall’Iraq, è stato deciso di prorogare il finanziamento per altri due anni: 60.000 Euro nel periodo 2011-2015. Durante questo periodo sono state finanziate le cure mediche per 663 lavoratori stranieri e profughi.

Lettera di Suor Alessandra Fumagalli (25 settembre 2011)

Report n.1 del 24 marzo 2012
Report n.2 del 4 agosto 2012
Report n.3 del 20 febbraio 2013
Report n.4 del 10 luglio 2013
Report n.5 del 22 febbraio 2014
Report n.6 del 6 agosto 2014
Report n.7 del 10 marzo 2015
Report n.8 del 30 settembre 2015


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L’Osservatore romano, luglio 2013, numero 14
Quando il dialogo sfida le differenze – Colloquio con Alessandra Fumagalli, suora comboniana direttrice dell’ospedale di Karak in Giordania (di Manuela Borraccino)

♦ Avvenire, 20 aprile 2014
Siria, solo chi spera può resistere (di Luca Geronico)

Toscana Oggi n.41 del 20 novembre 2011
La «primavera araba»? In Giordania è pacifica (di Suor Alessandra Fumagalli)
La Fondazione Giovanni Paolo II sta aiutando l’ospedale giordano di Karak


Report n.1
estratto dalla relazione di bilancio economico (periodo luglio-dicembre 2011)

Karak, 24 marzo 2012
Con il vostro finanziamento abbiamo avuto la possibilità di aiutare 83 pazienti provenienti da situazioni di estrema povertà e possiamo ben dire anche di sfruttamento. L’ospedale ha offerto assistenza medica a persone provenienti da paesi in situazione di conflitto: Egitto, Sri Lanka, Siria, Iraq. Questi pazienti cercano in Giordania una situazione di sopravvivenza. La maggior parte di loro sono privi di copertura sanitaria nazionale giordana, sono in situazione di grande vulnerabilità sia per la precarietà di vita che per quella legale. Cercano nella nostra istituzione sostegno e aiuto soprattutto per i casi di emergenza.

Ci sono due categorie di pazienti che abbiamo assistito con i vostri fondi: i rifugiati (provenienti da Iraq e Siria) e gli immigrati (Egitto e Sri Lanka).

I rifugiati: sino allo scorso agosto il progetto Caritas Giordana/UNHCR aveva un budget per gli iracheni presenti nel Sud della Giordania (circa 100 famiglie). Da agosto alcuni di loro si sono rivolti a noi non potendo fisicamente andare ad Amman per essere curati. Accanto a loro cominciano ad arrivare persone dalla Siria che hanno familiari nella nostra zona. Attualmente c’è solo un campo profughi siriani a Mafrag (Nord della Giordania) ancora in fase di organizzazione.

Gli immigrati: le donne srilankesi che sono avviate in grandi gruppi in queste immense fabbriche per lavoro a basso costo. Come già precisato nel progetto, le spese mediche sono detratte dal loro salario. Quello che abbiamo potuto fare per loro non è molto, ma ha salvato molte situazioni di donne che hanno potuto essere curate con rispetto e professionalità, a queste abbiamo chiesto loro un contributo minimo in rapporto al costo dell’assistenza medica e questo contributo è stato spesso rimborsato in più acconti.

Pazienti curati: in questo periodo sono stati curati 83 pazienti di cui: 34 egiziani, 25 srilankesi, 19 iracheni e 5 siriani. Tra questi pazienti vi sono 30 uomini sopra i 16 anni, 46 donne sopra i 16 anni e 7 bambini.

Prevalentemente abbiamo dato assistenza alle donne gravide per cure anti-natale e parto. Ci sono stati alcuni parti normali e parti cesarei, oltre ad altre situazioni di precarietà fisica che hanno avuto bisogno di un intervento chirurgico o medico. I bambini sono stati curati soprattutto per le varie infezioni bronchiali dovute al freddo, umidità e mancanza di riscaldamento (quest’anno è stato particolarmente freddo). Abbiamo pure sostenuto casi di tonsillectomia, infezioni varie, epilessia. Gli uomini hanno presentato varie disfunzioni sia dal punto di vista neurologico (dovuto allo stress) che dal punto di vista fisico.

Ringraziando anticipatamente per quanto continuerete a fare, porgiamo cordiali saluti e auguri di buona Pasqua.

Sr. Alessandra Fumagalli


Report n.2
estratto dalla relazione di bilancio economico (periodo gennaio-luglio 2012)

Karak, 4 agosto 2012
Anche in questo secondo semestre l’Ospedale ha offerto assistenza medica a persone provenienti da paesi in situazione di conflitto e di estrema povertà e di grande vulnerabilità: Egitto, Sri Lanka, Siria, Iraq, Palestina.  Ci sono due categorie di pazienti che abbiamo assistito con i vostri fondi: i rifugiati (provenienti da Iraq e Siria) e gli immigrati (Egitto, Sri Lanka e Palestina).

I rifugiati: Al Karak, il progetto Caritas giordana/UNHCR per i rifugiati iracheni presenti nel Sud della Giordania ha coperto solo tre casi di malati cronici. Per gli altri casi la Caritas li ha riferiti ad Amman. Così abbiamo cercato di aiutare coloro che per motivi di salute o economici si sono rivolti a noi non potendo fisicamente andare ad Amman per essere curati. Ora sta iniziando una nuova emergenza: dopo l’escaletion dei tragici eventi in Siria siamo testimoni di una nuova ondata di rifugiati che scappano e cercano aiuto. Al momento ad accogliere i rifugiati siriani è presente un campo a Mafrag (Nord della Giordania) per 140.000 persone. Tuttavia in questi ultimi mesi il numero dei siriani è notevolmente aumentato e parecchi si sono insediati nel Sud. Alcuni di loro si sono rivolti a noi non avendo potuto andare ad Amman per le cure, visto che la distanza supererebbe i 200 chilometri. Noi vorremmo veramente aiutarli ma le nostre risorse sono limitate.

Gli immigrati: abbiamo continuato l’aiuto alle lavoratrici srilankesi chiedendo, dove possibile, un contributo minimo. Alche il numero di egiziani è aumentato a seguito della situazione politica. Parecchi di loro hanno raggiunto familiari che risiedono nella zona di Karak.

Pazienti curati: in questo periodo sono stati curati 88 pazienti di cui: 33 egiziani, 24 srilankesi, 22 iracheni, 8 siriani ed un palestinese. Tra questi pazienti vi sono 28 uomini sopra i 16 anni, 50 donne sopra i 16 anni e 10 bambini.

Prevalentemente abbiamo dato assistenza a donne che hanno richiesto intervento chirurgico o medico. I bambini sono stati curati soprattutto per le varie infezioni bronchiali dovute al freddo, umidità e mancanza di riscaldamento (quest’anno è stato particolarmente freddo). Gli uomini hanno presentato varie disfunzioni sia dal punto di vista neurologico (dovuto allo stress) che dal punto di vista fisico.

Ringraziamo sentitamente tutti i benefattori che tramite la Fondazione Giovanni Paolo II hanno offerto la possibilità a ben 88 persone di curarsi presso di noi, circondati da rispetto e professionalità. L’ospedale cerca e fa di tutto per dare a questa gente che ha lasciato casa e patria, e spesso in situazioni drammatiche, calore umano, spirito di famiglia e tanta accoglienza. Un pensiero e una preoccupazione particolare è per il popolo siriano in fuga. Speriamo di trovare la possibilità per continuare ad aiutarli. Ci auguriamo che possiamo continuare a servire questi pellegrini nel mondo con lo spirito del Vangelo anche attraverso il vostro aiuto che diventa un sostegno insostituibile alla nostra opera.

Sr. Alessandra Fumagalli


Report n.3
estratto dalla relazione di bilancio economico (periodo agosto 2012-gennaio 2013)

Karak, 20 febbraio 2013
Cogliamo l’occasione per ringraziarVi del sostegno ricevuto che ci ha permesso di offrire assistenza medica ai lavoratori migranti e rifugiati sprovvisti di copertura sanitaria. Come da relazione economica, con il vostro finanziamento abbiamo avuto la possibilità di aiutare 70 persone. L’ospedale ha offerto assistenza medica a persone provenienti da paesi in situazione di conflitto: Egitto, Sri Lanka, Siria, Iraq.

Ci sono due categorie di pazienti che abbiamo assistito con i vostri fondi: i rifugiati (provenienti da Iraq e Siria) e gli immigrati (Egitto e Sri Lanka).

I rifugiati: anche durante questo semestre, il progetto Caritas giordana/UNHCR per i rifugiati iracheni presenti nel Sud della Giordania ha coperto solo tre casi di malati cronici. Così con il vostro aiuto abbiamo continuato ad assistere coloro di cui conosciamo la situazione familiare ed economica. Continua la situazione di emergenza dei siriani che sono entrati in Giordania. Accanto al numero di coloro che vivono nei campi profughi del Nord, è aumentato il numero di quelli che vivono nel Sud. Nella zona di Karak hanno iniziato a venire intere famiglie in cerca di un riparo e di un aiuto per lo più provenienti da Homs. Essi raccontano il loro esodo e le loro paure, scioccati ha ciò che hanno sperimentato e dell’incertezza del futuro. Vista la distanza da Amman, alcuni si sono rivolti a noi per l’assistenza medica. Abbiamo così aiutato con i vostri fondi i casi di emergenza, specialmente donne e bambini.

Gli immigrati: abbiamo continuato l’aiuto alle lavoratrici srilankesi ed a quelli egiziani chiedendo, dove possibile, un contributo minimo. Il numero delle ragazze srilankesi è diminuito; ci è difficile sapere il motivo direttamente, ma pensiamo che siano state assunte con un contratto di solo un anno.

Pazienti curati: negli ultimi sei mesi sono stati curati 70 pazienti di cui: 17 egiziani, 18 srilankesi, 13 iracheni e 22 siriani. Tra questi pazienti vi sono 22 uomini sopra i 16 anni, 35 donne sopra i 16 anni e 13 bambini.

Prevalentemente abbiamo dato assistenza a donne che hanno richiesto intervento chirurgico, ginecologico o medico. I bambini sono stati curati soprattutto per le varie infezioni bronchiali o gastroenteriche (broncopolmoniti, bronchiti, tonsilliti, otiti, iperpiressia, diarrea, disidratazione) dovute al freddo, umidità e mancanza di riscaldamento. Gli uomini hanno presentato varie disfunzioni sia dal punto di vista neurologico (dovuto allo stress) che dal punto di vista fisico.

Colgo l’occasione per augurare a tutti voi una serena Pasqua nel Signore.

Sr. Alessandra Fumagalli


Report n.4
estratto dalla relazione di bilancio economico (periodo febbraio 2012-giugno 2013)

Karak, 10 luglio 2013
Cogliamo l’occasione per ringraziarVi del sostegno ricevuto che ci ha permesso di offrire assistenza medica ai lavoratori migranti e rifugiati sprovvisti di copertura sanitaria. Come da relazione economica, con il vostro finanziamento abbiamo avuto la possibilità di aiutare 89 persone.  L’ospedale ha offerto assistenza medica a persone provenienti da paesi in situazione di conflitto: Egitto, Sri Lanka, Siria, Iraq e Cina.

Ci sono due categorie di pazienti che abbiamo assistito con i vostri fondi: i rifugiati (provenienti da Iraq e Siria) e gli immigrati (Egitto, Sri Lanka e Cina).

I rifugiati: anche durante questo semestre, il progetto Caritas giordana/UNHCR per i rifugiati iracheni presenti nel Sud della Giordania ha coperto solo tre casi di malati cronici. Così con il vostro aiuto abbiamo continuato ad assistere coloro di cui conosciamo la situazione familiare ed economica.

Come precedentemente abbiamo scritto, continua la situazione di emergenza dei siriani che sono entrati in Giordania. Accanto al numero della gente che vive nei campi profughi del Nord, è aumentato il numero di quelli che vivono nel Sud. Nella zona di Karak vivono intere famiglie in cerca di aiuto, specialmente sanitario, per lo più provenienti da Homs, Damasco e Aleppo. Ogni paziente porta con sé il racconto del proprio esodo e le vicende che hanno dovuto affrontare, spesso scioccati da ciò che hanno sperimentato e dall’incertezza del futuro che appare sempre più evidente.

Come potete vedere dalle statistiche, in questi mesi diversi rifugiati si sono rivolti a noi per l’assistenza medica, in modo particolare coloro che sono privi di documenti o che hanno emergenze alle quali il Governo non ha  dato risposte. Facciamo notare che data la distanza non possono riferirsi ad Amman dove esistono altri punti di riferimento assistenziali. Abbiamo così avuto la possibilità di aiutare con i vostri fondi diversi casi di emergenza, di cui due terzi sono donne e bambini.

Gli immigrati: abbiamo continuato l’aiuto alle lavoratrici srilankesi ed a quelli egiziani chiedendo, dove possibile, un contributo minimo. Il numero delle ragazze srilankesi è diminuito: ci è difficile sapere il motivo direttamente ma pensiamo che siano state assunte con un contratto di solo un anno. Ci sono stati anche due casi di cinesi che lavorano nelle stesse compagnie delle ragazze srilankesi.

Pazienti curati: negli ultimi sei mesi sono stati curati 89 pazienti di cui: 18 egiziani, 17 srilankesi, 15 iracheni 37 siriani e 2 cinesi. Tra questi pazienti vi sono 23 uomini sopra i 16 anni, 47 donne sopra i 16 anni e 19 bambini.

La situazione dei rifugiati siriani sta diventando molto preoccupante anche perché non si percepisce la fine. Da notizie fondate si sa che il flusso sta aumentando sensibilmente anche qui al Sud data la precarietà dei campi profughi.

In una relazione pubblicata recentemente su una rivista medica Inglese “Lancet” si legge che “… dall’inizio della guerra più di mezzo milione di rifugiati siriani sono entrati in Giordania. Secondo l’Alta Commissione delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ogni giorno arrivano dai 1500 ai 3000 rifugiati. La Giordania ha una lunga storia che unisce i suoi confini con quelli della Siria e non si è tirata indietro nel provvedere aiuto anche nel campo medico. Tuttavia mentre il 30% risiede nei campi dove molte NGO danno assistenza e sostegno, il 70 % risiedono nelle diverse città del Paese. La Sanità giordana sta dando il massimo, ma non riesce ad arrivare a tutti. È una emergenza che fa appello a tutte le istituzioni internazionali”.

Ultimamente abbiamo ricevuto in Ospedale la visita di un funzionario della UNHRC che mentre ha ringraziato per il sostegno dato, ha chiesto insistentemente di continuare il nostro sostegno soprattutto verso coloro che son privi di documenti UN e non possono accedere alle agevolazioni assistenziali governative.

Ci auguriamo, insieme a tutte le persone di buona volontà, di poter continuare a servire questi pellegrini nel mondo con lo spirito del Vangelo anche attraverso la continuità del vostro aiuto che diventa un sostegno insostituibile alla nostra opera: di questo vi siamo profondamente riconoscenti.

Colgo l’occasione per rinnovare a tutti voi la nostra più profonda stima e gratitudine per il sostegno che ci date, assicurandovi il nostro ricordo nella preghiera.
Cordiali saluti.

Sr. Alessandra Fumagalli


Report n.5
estratto dalla relazione di bilancio economico (periodo luglio 2013-febbraio 2014)

Karak, 22 febbraio 2014
Anche in questo secondo semestre l’Ospedale ha offerto assistenza medica a persone provenienti dai seguenti paesi: Egitto, Srilanka, Siria, Iraq e Cina

Ci sono due categorie di pazienti che abbiamo assistito con i vostri fondi:

  • I rifugiati (irakeni e siriani)
  • I lavoratori stranieri (egiziani, srilankesi e cinesi)

I rifugiati: Lo scorso anno dal mese di marzo a dicembre l’Ospedale ha potuto assistere più di 1300 rifugiati siriani. Benché con la Caritas si sia iniziata una buona collaborazione in questo campo di assistenza ai profughi, rimangono sempre delle situazioni non coperte specialmente riguardo agli ammalati cronici. Così con il vostro aiuto abbiamo continuato ad assistere coloro la cui situazione familiare ed economica è particolarmente indigente. È inoltre incrementato il numero di coloro che lasciano i campi profughi del Nord e vengono a cercare una sistemazione al Sud. Anche l’UNHCR è consapevole e conferma che nella zona del Karak vivono intere famiglie in cerca di aiuto specialmente sanitario, per lo più provenienti da Homs, Damasco e Aleppo.

Abbiamo così avuto la possibilità di aiutare con i vostri fondi diversi casi di emergenza, di cui due terzi sono donne e bambini.

Gli immigrati: Abbiamo continuato l’aiuto alle lavoratrici srilankesi e a quelli egiziani chiedendo, dove è stato possibile, un contributo minimo. Ci sono stati anche 3 casi di Cinesi che lavorano nelle stesse compagnie delle ragazze srilankesi. Rimangono ancora un discreto numero di Iracheni che non hanno fatto ritorno data la situazione ancora molto incerta del paese.

Pazienti curati: negli ultimi sei mesi sono stati curati 83 pazienti di cui: 21 egiziani, 9 srilankesi, 18 iracheni, 32 siriani e 3 cinesi. Tra questi pazienti vi sono 21 uomini sopra i 16 anni, 48 donne sopra i 16 anni e 14 bambini.

Come potete vedere dalla lista abbiamo dato assistenza prevalentemente a donne che hanno richiesto intervento chirurgico, ginecologico e ostetrico. I bambini sono stati curati sopratutto per le varie infezioni bronchiali o gastroenteriche (bronchiti, tonsilliti, otiti, iperpiressia, gastroenteriti acute con diarrea, e disidratazione) dovute ai cambiamenti di clima (è stato un inverno molto freddo e duro, aggravato dalla neve), e ad altri disagi data la situazione agglomerata in cui vivono le famiglie. Gli uomini hanno presentato varie disfunzioni sia dal punto di vista neurologico (dovuto allo stress) che dal quello medico-fisico. Abbiamo pure assistito anziani bisognosi di particolari attenzione medica perché affetti da malattie croniche e si sentono persi nella situazione di instabilità in cui si trovano.

Come vedete dalle statistiche, un’attenzione particolare è data ai rifugiati siriani. Oggi a quasi tre anni dall’inizio della rivolta in Siria, la situazione è ancora emergenza; Il numero dei profughi cresce di giorno in giorno. In una intervista recentemente fatta dalla BBC alla UNCHR viene asserito che alla tragedia della guerra in Siria, che ha già fatto 2 milioni di profughi, di cui, secondo Acnur e Unicef, la metà sono bambini e almeno 740mila minori con meno di undici anni di età, si aggiunge la riprovazione sociale, l’emarginazione, la consapevolezza di essere corpi estranei oltre confine, oltre ogni confine. La gente ha la percezione di essere un peso non voluto e la certezza di essere considerati peggiori dei rifugiati palestinesi.

Attualmente in Giordania, la condizione dei profughi oscilla tra due estremi: la visibilità nei campi e l’invisibilità tra i vari villaggi e città sparse nel territorio. La UNHR continua ad invitarci a sostenere sopratutto coloro che sono privi di documenti UN e non possono accedere alle facilità assistenziali governative.

In questo ultimo tempo con la UNCHR è stata fatta anche una campagna di sensibilizzazione tramite il nostro ospedale per la vaccinazione contro la poliomelite, sia per giordani che per i rifugiati, un nuovo spettro che avanza data anche la situazione in cui la popolazione riversa.

Non abbiamo parole per ringraziarvi per la continuità del vostro aiuto che diventa un sostegno insostituibile alla nostra opera: Ci auguriamo, insieme a tutte le persone di buona volontà, di poter continuare a servire, con lo spirito del Vangelo questi pellegrini nel mondo

Colgo l’occasione per rinnovare a tutti voi e a tutti i Benefattori a noi sconosciuti che hanno reso possibile questo vostro aiuto, la nostra più profonda stima e gratitudine assicurandovi il nostro ricordo nella preghiera.
Cordiali saluti.

Sr. Alessandra Fumagalli


Report n.6
estratto dalla relazione di bilancio economico (periodo marzo-luglio 2014)

Karak, 6 agosto 2014
In questo periodo l’Ospedale ha offerto assistenza medica a persone provenienti dai seguenti paesi: Egitto, Srilanka, Siria.

Ci sono due categorie di pazienti che abbiamo assistito con i vostri fondi:

  • I rifugiati (irakeni e siriani)
  • I lavoratori stranieri (egiziani, srilankesi)

I rifugiati siriani. Benché con la Caritas si sia iniziata una buona collaborazione in questo campo di assistenza ai profughi, da giugno ha sospeso temporaneamente il suo intervento a causa di un riassetto manageriale dei programmi di assistenza. A oggi sono ancora sospesi. In questo tempo abbiamo dovuto sopperire a questo vuoto con un notevole sforzo finanziario; rimangono anche a nostro carico diverse situazioni non coperte specialmente riguardo agli ammalati cronici. Così con il vostro aiuto abbiamo continuato ad assistere coloro con situazione familiare ed economica particolarmente indigente.

Qui al Sud continua l’esodo dei rifugiati che lasciano i campi profughi del Nord e vengono a cercare una sistemazione al Sud. Anche l’UNHCR è consapevole e conferma che nella zona del Karak vivono intere famiglie in cerca di aiuto specialmente sanitario, per lo più provenienti da Homs, Damasco e Aleppo.

Come potete vedere dalle statistiche, anche in questi mesi diversi rifugiati si sono rivolti a noi per l’assistenza medica, in modo particolare coloro che sono privi di documenti o che hanno emergenze alle quali il Governo non ha dato risposte. Molti di loro, data la distanza non possono riferirsi ad Amman dove esistono altri punti di riferimento assistenziali. Abbiamo così avuto la possibilità di aiutare con i vostri fondi diversi casi di emergenza, di cui due terzi sono donne e bambini.

Gli immigrati: Abbiamo continuato l’aiuto alle lavoratrici srilankesi e a quelli egiziani chiedendo, dove è stato possibile, un contributo minimo.

Pazienti curati: negli ultimi sei mesi sono stati curati 86 pazienti di cui: 24 egiziani, 42 srilankesi, 20 siriani. Tra questi pazienti vi sono 22 uomini sopra i 16 anni, 59 donne sopra i 16 anni e 5 bambini.

Come potete vedere dalla lista abbiamo dato assistenza prevalentemente a donne la metà delle quali hanno avuto problemi connessi con la gravidanza e che hanno richiesto intervento chirurgico, ginecologico e ostetrico. I bambini sono stati curati soprattutto per le varie infezioni bronchiali o gastroenteriche (bronchiti, tonsilliti, otiti, iperpiressia, gastroenteriti acute con diarrea e disidratazione) dovute ai cambiamenti di clima e ad altri disagi data la situazione agglomerata in cui vivono le famiglie. Gli uomini hanno presentato varie disfunzioni sia dal punto di vista neurologico (dovuto allo stress) che dal quello medico-fisico.

Come vedete dalle statistiche, parte della nostra attenzione particolare è data ai rifugiati siriani. La loro situazione non va migliorando. Anche il clima, la mancanza d’acqua e il sovraffollamento portano una nota negativa alla già precaria situazione. Senza dubbio siete al corrente delle tristi vicende che le notizie di ogni giorno riportano. La situazione è ancora emergenza. Il numero dei profughi cresce di giorno in giorno.

Speriamo vivamente che la Caritas Giordana riprenda i programmi di assistenza anche qui al Sud così che possiamo unire le forze e rispondere a quanti chiedono aiuto e sostegno in questa fase cruciale della situazione. È soprattutto grazie al vostro aiuto che abbiamo potuto garantire continuità almeno per le emergenze.

Non abbiamo parole per ringraziarvi per questo vostro impegno con la nostra missione che diventa un sostegno insostituibile alla nostra opera. Ci auguriamo, insieme a tutte le persone di buona volontà, di poter continuare a servire, con lo spirito del Vangelo questi pellegrini nel mondo accogliendo l’invito che Papa Francesco ha fatto durante la visita in Giordania: “Non lasciate sola la Giordania in questo particolare momento“.

Colgo l’occasione per rinnovare a tutti voi e a tutti i Benefattori a noi sconosciuti che hanno reso possibile questo vostro aiuto, la nostra più profonda stima e gratitudine assicurandovi il nostro ricordo nella preghiera.
Cordiali saluti.

Sr. Alessandra Fumagalli


Report n.7
estratto dalla relazione di bilancio economico (periodo agosto 2014-febbraio 2015)

Karak, 10 marzo 2015
In questo periodo l’Ospedale ha offerto assistenza medica a persone provenienti dai seguenti paesi: Egitto, Srilanka, Siria.
Ci sono due categorie di pazienti che abbiamo assistito con i vostri fondi:

  • I rifugiati
  • I lavoratori stranieri

Pazienti curati: negli ultimi sei mesi sono stati curati 84 pazienti di cui: 22 egiziani, 37 srilankesi, 23 siriani, 1 pakistano ed 1 birmano. Tra questi pazienti vi sono 18 uomini sopra i 15 anni, 57 donne sopra i 15 anni e 9 bambini.

Come potete vedere dalla lista abbiamo dato assistenza prevalentemente a donne la metà delle quali hanno avuto problemi connessi con la gravidanza e che hanno richiesto intervento ginecologico e ostetrico. I bambini sono stati curati soprattutto per le varie infezioni bronchiali o gastroenteriche (bronchiti, tonsilliti, otiti, iperpiressia, gastroenteriti acute con diarrea,e disidratazione) dovute ai cambiamenti di clima e ad altri disagi data la situazione agglomerata in cui vivono le famiglie. Gli uomini hanno presentato varie disfunzioni sia dal punto di vista neurologico (dovuto allo stress) che dal quello medico-fisico.

Come abbiamo detto nella precedente relazione, benché con la Caritas si sia iniziata una buona collaborazione e con programmi particolari per l’assistenza ai profughi, da giugno a settembre dello scorso anno aveva sospeso il suo intervento a causa di un riassetto manageriale dei programmi di assistenza.

Ha ripreso a ottobre con un programma saltuario e ristretto alle emergenze. Siamo in attesa e speriamo sinceramente che quanto prima possano essere ripresi a pieno ritmo i programmi di assistenza medica per i rifugiati. Tuttavia, malgrado questo disguido l’Ospedale non ha esitato a rispondere alle emergenze pur con un notevole sforzo finanziario. Il vostro aiuto in questo tempo è stato preziosissimo e insostituibile.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha ribadito ancora una volta che a causa della portata della crisi e dell’insufficiente sostegno da parte della comunità internazionale, un gran numero di rifugiati siriani sta cadendo, a un ritmo allarmante, in uno stato di estrema povertà; è una crisi umanitaria profonda.

La UNCHR nel mese di gennaio ha confermato che due terzi dei rifugiati in Giordania stanno vivendo al di sotto del livello nazionale di povertà e una famiglia di rifugiati su sei si trova in stato di estrema povertà, con meno di 40$ al mese. Circa la metà delle famiglie non ha avuto il riscaldamento per tutto l’inverno; un quarto dispone di elettricità inaffidabile e il 20% non possiede servizi igienici funzionanti. I costi di affitto rappresentano più della metà delle spese domestiche e le famiglie di rifugiati sono costrette, sempre di più, a condividere con altri gli alloggi per ridurre i costi. Molti bambini stanno abbandonando la scuola per lavorare e molte donne sono a rischio di sfruttamento. Poiché il conflitto siriano è giunto al suo quinto anno, molti rifugiati stanno diventando sempre più dipendenti dagli aiuti.

Anche le risorse e le infrastrutture della Giordania sono state sfruttate fino al limite. In totale, la Giordania ha registrato ad oggi quasi 800mila rifugiati siriani, l’ 84% dei quali vive fuori dai campi. Qui nella Provincia di Karak stanno aumentando. La situazione è ancora di grande emergenza, sopratutto nel campo medico.

Sr. Alessandra Fumagalli


Report n.8
estratto dalla relazione di bilancio economico (periodo aprile-settembre 2015)

Karak, 30 settembre 2015
In questo periodo l’Ospedale ha offerto assistenza medica a persone provenienti dai seguenti paesi: Egitto, Srilanka, Siria.

Ci sono due categorie di pazienti che abbiamo assistito con i vostri fondi:

  • I rifugiati
  • I lavoratori stranieri

I rifugiati: L’Ospedale continua a tenere le porte aperte ai rifugiati siriani. Come potete vedere dalle statistiche, diversi rifugiati continuano a rivolgersi a noi mesi per l’assistenza medica. Ora non possono più essere curati gratuitamente presso gli ospedali governativi nonostante siano in possesso del certificato UNHCR. Data la distanza, molti di loro non possono riferirsi ad Amman dove esistono altri punti di riferimento assistenziali. Abbiamo così avuto la possibilità di aiutare con i vostri fondi diversi casi di emergenza, di cui due terzi sono donne e bambini.

Gli immigrati: Abbiamo continuato con il vostro sostegno a prenderei cura e dare assistenza alle lavoratrici e lavoratori stranieri soprattutto egiziani e srlilankesi – non protetti da assicurazione sanitaria – chiedendo, dove è stato possibile, un contributo minimo.

Pazienti curati: negli ultimi sei mesi sono stati curati 80 pazienti di cui: 20 egiziani, 26 srilankesi e 34 siriani. Tra questi pazienti vi sono 14 uomini sopra i 14 anni, 45 donne sopra i 14 anni e 14 bambini.

Purtroppo i rifugiati aumentano ma i donors diminuiscono. La Caritas ha nuovamente promesso la ripresa di una collaborazione per il sostegno medico ai rifugiati. Dall’anno scorso ad oggi il loro programma di sostentamento medico è ridotto al minimo e ristretto alle emergenze speriamo sinceramente che quanto prima possano essere ripresi a pieno ritmo i programmi di assistenza medica per i rifugiati. Malgrado questo disguido l’Ospedale non ha esitato a rispondere alle emergenze pur con un notevole sforzo finanziario.

Il continuo e drammatico aumento del numero di rifugiati, che ogni giorno si riversano a migliaia dalla Siria e nei paesi della regione mediorientale, pone seri problemi di sostenibilità umanitaria anche in Giordania; questi profughi non sono semplici numeri: sono individui, famiglie, donne e bambini che lasciano dietro di sé non solo il confine, ma anche le loro case, i loro beni e i loro affetti.

Il Regno di Giordania continua a dimostrare il suo impegno nel dare ai rifugiati siriani accesso al proprio territorio e nel garantire loro sicurezza e assistenza. Tuttavia, questa generosità ha sicuramente un peso tangibile non solo per le molte comunità di accoglienza ma anche per le infrastrutture e le risorse del paese. In un momento di instabilità politica ed economica che coinvolge anche la Giordania, il governo di Amman non esita a tenere aperte le proprie frontiere e ad ammettere nel proprio territorio i rifugiati.

La UNHCR ha recentemente pubblicato i dati censiti che attestano che in Giordania sono registrati più di 626.000 rifugiati. Secondo l’Alto Commissariato per i rifugiati dell’ONU, la maggior parte dei profughi siriani in Giordania vive nelle aree urbane, al di fuori degli insediamenti di campi ufficiali, senza alcuna possibilità di accesso agli aiuti di prima necessità.

Qui al Sud i rifugiati hanno trovato sistemazioni logistiche per lo meno stabili anche se molto agglomerate. Nelle città giordane come qui in Karak, la gran parte dei siriani riesce a trovare posto in case sovraffollate o garage, senza riscaldamento per l’inverno o condizionamento per l’estate che è stata torrida, con oltre 20 persone dello stesso gruppo familiare a dividersi 2 o 3 stanze. In realtà sono costretti a vivere con meno dell’indispensabile: niente arredamento, solo materassi, coperte e qualche suppellettile essenziale. I pochi risparmi sono appena sufficienti per pagare l’affitto e per avere accesso ai beni di prima necessità, così come ad acqua ed elettricità. Purtroppo le spese mediche sono a loro carico.

La presenza di rifugiati ha triplicato il prezzo degli affitti nelle zone di confine e diversi Giordani lamentano la competizione dei rifugiati sul costo del lavoro. Inoltre, le condizioni dei siriani sono rese più difficili dalle leggi giordane, che rendono di fatto impossibile lavorare in modo legale per i rifugiati (problema che riguarda diversi paesi). È una situazione della quale siamo testimoni.

I dati raccolti da Oxfam e CARE International all’interno delle comunità ospitanti in Giordania dicono chiaramente che i rifugiati stanno accumulando debiti inverosimili a causa degli affitti elevatissimi e dei prezzi di cibo, acqua e altri beni essenziali in continuo aumento. Questo crea incertezza e instabilità in tutti.

Ringraziamo sentitamente tutti i benefattori che tramite la Fondazione Giovanni Paolo Il hanno offerto la possibilità a ben 80 persone di essere curate. Ringraziamo soprattutto per la possibilità che ci date di continuare a tenere la nostra porta aperta ai rifugiati siriani.

Rinnoviamo a tutti voi e a tutti i Benefattori a noi sconosciuti che hanno reso possibile questo vostro aiuto, la nostra più profonda stima e gratitudine che ogni giorno affidiamo alla preghiera.

Grazia per la vostra fiducia e per il vostro continuo sostegno.
Cordiali saluti.

Sr. Alessandra Fumagalli