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Palermo mosaico Mediterraneo incontra la Fondazione Giovanni Paolo II

di Leoluca Orlando

Palermo non è un quadro, Palermo è un mosaico. Il quadro ha una sua completezza e armonia, anche senza una cornice. Il mosaico senza una cornice, senza un collante, è un cumulo di cocci di pietra. Il mosaico Palermo è composto di tante tessere, di forme diverse, di colori tra loro anche contrastanti… Il mosaico Palermo ha avuto, nel tempo, cornici diverse: la aristocrazia, il fascismo, la mafia, la speculazione… E il mondo ha finito con l’identificare Palermo, di volta in volta, con la cornice.

Dopo le terribili stragi del 1992/1993, i palermitani hanno deciso di dare alla propria città una cornice di rispetto della persona umana, di ogni persona umana; in una parola, eguaglianza, la eguaglianza di tutti e di ciascuno, come collante, come cornice.

Palermo può tornare ad essere un bellissimo mosaico, dove è normale essere diversi, dove è possibile essere eguali.

Si può ripetere, in questa stagione, la magia dei tempi migliori; finalmente a Palermo il cane, il gatto e il topo passeggiano insieme, senza scontrarsi e senza essere oppressi da arroganza, dittatura, violenza, saccheggi.

Palermo, città-porto fondata dai Fenici, convive con la città dell’epoca Liberty, Palermo cristiana convive con tante moschee, Palermo araba-normanna convive con la Palermo barocca, Palermo gotica con Palermo risorgimentale…: tante tessere dell’unico mosaico.

Questo mosaico si candida ad essere Capitale Europea della Cultura nel 2019, Capitale Europea sì, ma Mediterranea e non euro mediterranea, brutta definizione condizionata da passate pretese egemoniche e colonialiste.

Le tessere delle diversità e la cornice dell’eguaglianza realizzano una splendida contaminazione, respirano di meticciato, creano anticorpi a ogni forma di intolleranza, consentono la convivenza di cristiani e di ebrei, di musulmani e non credenti.

Lungo questo cammino si è fatto maturo e normale l’incontro con la Fondazione Giovanni Paolo II, che nel dialogo e nella convivenza tra i diversi trova la propria stessa ragione di essere, la propria missione.

Grazie a quella cornice di rispetto della persona umana, grazie al collante della eguaglianza parole come tolleranza, accoglienza, integrazione cedono il passo alla convivenza, alla consapevolezza cioè dell’essere non-somma-fredda di individui, ma comunità con diversi stili di vita, formata da etnie, culture e lingue diverse.

A Palermo mediazione culturale sono i rumori e gli odori del mare e dei vicoli, i sorrisi dei bambini e le iscrizioni stradali e commerciali in più lingue.

A Palermo la pace è rispetto di tutti e di ciascuno e da Palermo può diffondersi la speranza di un Mediterraneo diverso e migliore.

Estranee si presentano le persecuzioni degli ebrei ma anche le sofferenze inflitte, ancora oggi, al popolo palestinese e lontani ed estranei appaiono gli editti contro ebrei e musulmani dei Reali di Spagna del 1492.

Dopo quel lontano 1492, che ha registrato anche la scoperta delle Americhe, il Mediterraneo culla del monoteismo è stato ridotto a mare di periferia e di fondamentalismi, un mare ridotto a cimitero dove trovano, ancora oggi, la morte quanti cercano condizioni di vita migliore.

Oggi è possibile, è doveroso impegnarci perché il Mediterraneo torni ad essere mare di vita e di fraternità, di libertà e di eguaglianza.

È questo l’impegno della città di Palermo, è stata la missione di Giovanni Paolo II, è la missione della Fondazione che prende il nome di quel grande Pontefice.

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