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L’unità della croce

Un incontro ecumenico a Beirut (22-25 maggio 2013)

 di Riccardo Burigana

«Siamo chiamati a portare la nostra croce come discepoli di Cristo, ma dobbiamo portare anche la croce del nostro fratello e della nostra sorella, mostrando così come noi condividiamo la croce come un simbolo di unità per l’unica famiglia ecumenica del mondo»: con queste parole  il pastore Olav Fyske Tveit, segretario del Consiglio Ecumenico delle Chiese, ha voluto rinnovare l’impegno dei cristiani a condividere le sofferenze delle comunità cristiane del Medio Oriente.

Le sue parole sono state pronunciate a Beirut, nel corso di un convegno ecumenico, promosso proprio dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Consiglio delle Chiese Cristiane del Medio Oriente, che si è tenuto nei giorni 22-25 maggio, con la partecipazione, tra gli altri, del Patriarca Mor Ignatius Joseph Younan III, del pastore Habib Badr, presidente del Consiglio delle Chiese cristiane del Libano, e della rev. Katharine Jefferts Schori, presidente della Chiesa Episcopaliana degli Stati Uniti. Il convegno è stata l’occasione per una riflessione a più voci sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente, ponendo particolarmente attenzione alle ultime vicende politiche che hanno determinato una situazione di ancora più profonda incertezza per il presente e per il futuro delle comunità cristiane della regione. Per questo, in numerosi interventi, si è sottolineata l’importanza di trovare nuove forme con le quali manifestare la solidarietà che già si esprime con progetti e iniziative ecumeniche; si devono trovare delle strade ecumeniche per testimoniare quanto i cristiani hanno a cuore la vita, i diritti e la dignità della persona umana, lavorando così a delle soluzioni che consentano di coltivare la speranza per il domani, in un momento in cui sembra essere affievolita di fronte al moltiplicarsi dei conflitti in Medio Oriente.

La speranza deve alimentarsi anche dall’esperienza ecumenica che è venuta crescendo in questi ultimi anni grazie all’impegno dei cristiani nella costruzione della pace con un percorso di riconciliazione; in questo percorso i cristiani hanno cercato un dialogo con i musulmani e gli ebrei, tanto riuscire a realizzare insieme dei gesti di pace, come è stato ricordato da alcuni relatori, tra i quali il vescovo luterano Munib A. Younan, attualmente presidente della Federazione Luterana Mondiale. Il vescovo Younan ha detto che «talvolta i cristiani arabi esprimono la propria delusione nei confronti delle Chiese e delle organizzazioni ecumeniche dell’occidente perché si è stanchi dei loro discorsi e si chiede un maggiore impegno». Per questo nel corso del convegno è stato rinnovato l’appello a proseguire sulla strada dei gesti di pace con l’appoggio dei cristiani del mondo che devono continuare a sostenere spiritualmente e materialmente i progetti di pace nella regione, soprattutto quelli tra israeliani e palestinesi.

Ci si è soffermati anche sulla situazione in Siria, chiedendo che venga trovata presto una soluzione che metta fine alle violenze che stanno sconvolgendo quel paese; una preghiera particolare è stata formulata per la liberazione dei due vescovi siriani ortodossi, che non stati rapiti da diverse settimane. Il convegno fa parte del programma delle iniziative in preparazione della X Assemblea generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese che si terrà a Busan (Corea del Sud) dal 30 ottobre all’8 novembre 2013. Proprio in vista dell’Assemblea generale è stato chiesto di porre all’ordine del giorno dell’agenda ecumenica il tema di come sviluppare la solidarietà e la testimonianza ecumenica per la promozione della pace nella Terra Santa, dal momento che è emersa la necessità di rafforzare la rete ecumenica di fronte alla situazione di instabilità politica che attraversa il Medio Oriente tanto da condizionare la presenza dei cristiani.

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