Fondazione Giovanni Paolo II onlus
  • sede legale: via del Proconsolo, 16 - 50122 - Firenze - ITALY
  • tel:+39 0575 583077

info@fondazionegiovannipaolo.org

Gerusalemme nella letteratura

di Vincenzo Arnone

“Il mondo è come l’occhio, il mare è il bianco, la terra l’iride, Gerusalemme è la pupilla e l’immagine in essa riflessa è il tempio”, recita così un aforisma della tradizione giudaica. Tanto quanto basta per capire quanto Gerusalemme e il tempio, siano fondamentali nella vita e nella storia del mondo giudaico e poi cristiano. Tutto  trova il suo centro ed epilogo in Gerusalemme.

Dai tempi di Melchisedek, re di Salem (Gerusalemme) fino ai nostri giorni la città di Gerusalemme  rimane nella sua sacralità immensa, sovrastante, la città in cui la storia si identifica con la sacralità, la città che oltrepassa i secoli e i millenni eppure conserva una sua identità.

La storia di Gerusalemme può essere analizzata sotto vari aspetti, pur con questo  denominatore comune della sacralità: archeologico, artistico, etnico… e anche letterario, tutto ciò che, in altri termini, è stato scritto su Gerusalemme nella letteratura di tutti i tempi, tutto ciò che in letteratura è stato ambientato tra le strade e le piazze di Gerusalemme, tutto ciò che in letteratura ha visto la città di Gerusalemme come personaggio e protagonista in tutte le sue sfaccettature.

Ci si imbatte in un materiale grandioso, immenso, suggestivo che ripercorre i ritmi storici e religiosi di Gerusalemme. Attraverso lo sguardo della poesia e della narrativa  si entra nelle pieghe della Grande Storia e della Storia ufficiale. Tale letteratura inizia già con i Salmi e i Profeti.

Tra le pagine  di questi libri si trova l’anima segreta di fatti grandiosi o apparentemente banali che segnarono la storia del popolo: salmi caratterizzati da accenti di lode, di gloria, di invocazione di perdono, di sconforto politico e sociale, di delusione, di prostrazione, di nostalgia… di ciò che vive nelle profondità  delle viscere il singolo israelita e tutto il popolo eletto. Queste due tematiche tratte dai Salmi e i Profeti occuperebbero una intera trattazione che comprende gran parte del Primo Testamento.

Ma se si va avanti, oltre il Nuovo Testamento e i primissimi secoli del cristianesimo, ci si rende conto di quanto ricca e varia è la letteratura su Gerusalemme a cominciare  dal celebre Diario di viaggio di Egeria e poi dagli scritti di Gregorio di Nazianzio, di Cirillo di Gerusalemme, di Girolamo… la Gerusalemme prima e dopo il 313, al tempo di S. Elena, la Gerusalemme dei primissimi Inni sacri che venivano cantati nelle celebrazioni, nelle assemblee; la Gerusalemme reale così piena di errori, di contraddizioni, di peccati sociali che tanto contrastava con la Gerusalemme simbolo  eppure sempre amata, cantata, osannata, glorificata, anche con le brutture sociali e morali degli abitanti Gerusalemme “città beata/ visione di pace proclamata,/ costruita nei cieli /con la pietra viva/ e dagli angeli  incoronata/ perché sposa al promesso”. Anche nei versi di Dante viene evidenziato quel che era ed è una credenza comune nella religione e nella cultura: il suo essere al centro del mondo, punto di paragone e di confronto con le altre città e le altre realtà storiche e geografiche. Mentre sono state le crociate a ispirare, in modo particolare, la Gerusalemme liberata a Torquato Tasso, nata nella fantasia del poeta come opera atta non a un passeggero diletto, bensì a una complessa e variegata riflessione sulla vita, sull’amore, sulla religione, legata a vicende drammatiche.

C’è poi un lunghissimo  e ricco, poeticamente parlando, periodo che dall’illuminismo arriva ai nostri tempi in cui si susseguono Diari di viaggi e romanzi ambientati a Gerusalemme. Dai grandi viaggiatori francesi e inglesi fino agli scrittori israeliani del Novecento e viventi che sono entrati  nelle viscere della vita e della storia di Gerusalemme: Chateaubriand, Alphonse de Lamartine, Nokolai Gogol, Gustave Flaubert, Chesterton, Lion Feuchtwanger, Shemuel Agnon,Nelly Sachs, Isaac Singer, Abraham Yehoshua, Amos Oz, David Grossman e tra gli italiani citiamo  Matilde Serao che agli inizi del Novecento scrisse un Diario del suo viaggio in Terra Santa, Viaggio in Palestina, e Franco Scaglia (vivente) che scrisse, tra l’altro, una trilogia narrativa poliziesca ambientata a Gerusalemme, Il custode dell’acqua, Il gabbiano di sale e L’oro di Mosè.

E mi piace concludere questo sintetico sguardo letterario su Gerusalemme  riportando  i versi di un teologo-poeta che unisce in sé la grande riflessione cristiana e una sensibilità artistica non comune, Bruno Forte, vescovo di Chieti. Nel 1995 ebbe a pubblicare l’unica raccolta poetica Di Te ricordo quando, prefazione di Mario Luzi e postfazione di Vincenzo Vitiello. La raccolta contiene anche una poesia su Gerusalemme che rievoca i ritmi dei salmi e  la passione  del cristiano e del pellegrino

Chiaro l’incanto
Di quella notte di luna
Ti raggiunse e bruciò
Negli occhi del pellegrino
L’ultimo inganno dell’attesa,
teoria di giorni e di notti
senza fine,
struggendosi il cuore
di nostalgia di te,
Gerusalemme!

Ed allorché il canto salì
Invocando pace nelle tue mura,
si sciolse nell’anima improvvisa
l’attesa d’un altro giorno,
dove il tuo splendore
non fosse più baciato dalla notte,
e luce s’irradiasse da luce
senza fine,
dalle tue porte,
Gerusalemme!

Volte le spalle alle tue mura,
il pellegrino riprese la strada
anelando al tuo volto nascosto,
città di pace,
dimora dell’Eterno,
ultima patria
alla sete non spenta
dei viandanti del tempo,
tu che scendi dall’alto, celeste
Gerusalemme!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.