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Uno sguardo sull’Italia

di Paolo Padoin

La recessione economica mondiale ha prodotto un rallentamento della crescita sia nei Paesi avanzati che in quelli emergenti. In Italia, come in molti altri stati membri dell’Unione europea, questa contrapposizione si è evidenziata attraverso il progressivo peggioramento dei principali indicatori macroeconomici e sociali che hanno fatto registrare valori inferiori alla media. Il governo SalvaItalia del prof. Monti non ha realizzato i miracoli sperati.

Per alleviare il disagio di gran parte della popolazione, per arginare la crisi delle piccole e medie imprese, e per far fronte alla disoccupazione crescente occorreva introdurre politiche del lavoro lungimiranti e incentivare i consumi. Invece l’azione del passato esecutivo in questo delicato settore ha portato, in dodici mesi, al risultato di un netto calo dell’occupazione e dell’aumento esponenziale della disoccupazione. “A fronte di tali risultati – ha commentato in una nota il Segretario confederale Cisl Luigi Sbarra – emerge come priorità assoluta il lavoro: il nuovo governo dovrà coniugare il rigore dei conti pubblici con misure per la crescita e l’inclusione lavorativa, a partire dal rilancio degli investimenti infrastrutturali, materiali e immateriali, investendo su trasporti, reti energetiche, manutenzione e difesa del suolo, innovazione, ricerca. servizi più efficienti e meno costosi”.

In questo contesto di sofferenza si inseriscono anche indicatori economici “da brivido”; rispetto al 2011, secondo i dati della Cgia si registra: – 6,2% per la produzione industriale; -4,3% per il fatturato; -9,8% per gli ordinativi nell’industria; -14% per la produzione nelle costruzioni; -32,7 miliardi di euro di prestiti bancari alle aziende; +14,4 miliardi di euro di sofferenze bancarie in capo alle imprese. Moltissimi piccoli imprenditori stanno chiedendo soldi per pagare le tasse e i contributi perché i committenti non li pagano o lo fanno con ritardi spaventosi. Una situazione che sta degenerando di settimana in settimana, spingendo moltissime imprese verso il fallimento, non per debiti, ma per crediti. Un numero sempre maggiore di cittadini, disperati per la situazione economica, sono spinti al suicidio; nel 2012 più di 500 persone si sono tolte la vita in seguito al fallimento dell’azienda, alla perdita del posto di lavoro, o a difficoltà economiche di varia natura, anche per pagare le rate del mutuo e le bollette. Nonostante il costante peggioramento del quadro economico il nostro Paese può far affidamento su un sistema di coesione sociale affidabile, basato sulla decisiva collaborazione fra istituzioni, soprattutto locali, privato sociale e volontariato. Soprattutto nei casi più evidenti di emarginazione l’intervento, sempre più difficile, di regioni, province e comuni, è stato integrato dalle associazioni di volontari, cattolici e non.

A Torino, quando ero prefetto di quella città, prefettura, comune, caritas e associazioni di volontariato hanno gestito l’accoglienza di oltre 800 cittadini extracomunitari, prevalentemente somali, avviandone integrazione e inserimento nel tessuto sociale della regione. Le istituzioni, d’intesa fra loro, hanno inoltre realizzato interventi a sostegno delle fasce più deboli della popolazione, facendo ricorso anche all’utilizzo dei fondi comunitari. In Toscana, nel 2011, la regione, d’intesa con prefettura, province, comuni e associazioni di volontariato, ha garantito l’accoglienza di oltre 1500 profughi, distribuendoli a piccoli gruppi in tutto il territorio. Ma l’emergenza non ha riguardato e non riguarda soltanto coloro che vengono in Italia per cercare accoglienza; purtroppo negli ultimi tre anni la situazione economica e sociale di molti nostri connazionali è degradata a tal punto che le mense della caritas, che prima ospitavano prevalentemente cittadini extracomunitari, adesso sono frequentate anche da italiani in difficoltà che sono stati licenziati o non riescono più con il loro reddito, soprattutto nella categoria dei pensionati, a far fronte alle spese sempre crescenti.

Questa situazione, per molti aspetti drammatica, avrebbe richiesto un impegno unitario di tutte le forze politiche che invece, per quasi due mesi, hanno offerto uno spettacolo desolante. Non sono riuscite a formare un governo e non hanno inizialmente neppure trovato un accordo per la nomina del nuovo presidente della repubblica, chiamando alla fine in soccorso Giorgio Napolitano che, con altissimo senso di responsabilità, ha accettato un secondo mandato. È sconfortante rilevare che, nell’ampio panorama politico italiano, non esista un nome autorevole e condiviso da nominare presidente della repubblica. Si è dovuti ricorrere alla conferma di una persona eccellente, ma quasi novantenne, e si è corso anche il rischio di affidare l’Italia al ministro dell’interno, poi transitata alla giustizia, che ha maturato un’esperienza politica breve e limitata a fronte di un così alto mandato.

Subito dopo la parola è tornata alla politica, sferzata dal presidente riconfermato. Dopo qualche tentativo infruttuoso si è arrivati alla formazione di un governo di coalizione allargata, formato da PD, Pdl, Scelta civica e alcuni tecnici, guidato da Enrico Letta, un giovane cattolico di provata esperienza.

Sicuramente i nuovi ministri sapranno perfettamente individuare le linee guida della loro azione, ma provo ad azzardare qualche suggerimento sulla base della mia quarantennale esperienza di prefetto e dell’attuale funzione di commissario della Misericordia di Livorno, a contatto con il mondo del volontariato e con le esigenze di chi ha difficoltà a tirare avanti. Questo governo, sostenuto da una solida maggioranza, dovrebbe attuare le fondamentali riforme, rinviate per venti anni, e approvare misure che mettano in condizione il sistema produttivo italiano di poter cogliere le opportunità e le sfide poste dall’apertura di nuovi mercati e dall’avvento di nuove tecnologie. Occorre che l’Italia recuperi competitività riorganizzandosi attorno a nuovi modelli tecnologici e organizzativi, reagendo prontamente ai segnali di ripresa che si andranno prospettando. A tal fine è necessario che le istituzioni agiscano in un contesto non conflittuale e si dovranno perciò rispettare anche i fondamentali principi di uguaglianza, di solidarietà, di pari opportunità, si dovrà far ricorso alle risorse messe a disposizione dal volontariato per mantenere quella coesione sociale che è una delle basi della nostra comunità. “Se si rompe la coesione della società è in pericolo la democrazia, ogni azione pubblica è paralizzata”. Lo hanno scritto i saggi nominati dal presidente Napolitano, alcuni dei quali fanno parte del nuovo esecutivo, nella loro relazione sugli aspetti economico-sociali del Paese. Per questo tutte le componenti dell’economia e della società italiana debbono concorrere a trovare soluzioni innovative e a condividerle, così da mobilitare le tante risorse umane di alta qualità disponibili nel Paese e da attrarre persone di valore che operano all’estero. Auguriamoci che la lezione sia compresa fino in fondo anche da una classe politica che ha continuato per troppo tempo a dibattere temi cari soltanto ai dirigenti di partito, impegnati in lotte intestine che non interessano alla popolazione, restando lontana dai concreti bisogni della gente. Solo seguendo l’invito del vecchio e saggio presidente, facendo lavorare senza intralci il nuovo governo, riusciremo a uscire dalla situazione di gravissima difficoltà e di stallo che ci attanaglia.

2 Comments

  1. 12/05/2013

    Alla base di tutto c’e’ da dare SUBITO una risposta alla massa dei cittadini italiani e ai giovani fino ai 35 anni (mio figlio Claudio incluso, emigrato da 5 anni a causa delle sotto indicate ragioni e mancate attese) che hanno perso nettamente la fiducia nella politica italiana, in toto.
    I tre URGENTI suggerimenti sono – insieme ai miei – quelli anche di altri milioni di cittadini italiani che attendono da buoni 5 anni, cioe’ =
    1. ) Ridurre lo STIPENDIO mensile dei parlamentari seguendo la
    media degli stipendi mensili dei nostri partners europei;
    2.) Ridurre il NUMERO dei PARLAMENTARI seguendo la media negli
    altri parlamenti europei;
    3.) RIDURRE il numero a soltanto 2 LEGISLATURE circa la presenza dei
    deputati e senatori nel Parlamento italiano.

    I sopra indicati 3 punti li ho sempre personalmente sostenuti fin da quando sono stato inserito tra i co-fondatori del Partito Democratico presso il Consiglio Regionale della Regione Toscana, con il Dr Pier Paolo Tognocchi.

  2. 12/05/2013

    Aggiungo che il Parlamento Italiano, constatato che il cittadino italiano NON CONSUMA PIU’ come prima dell’avvento dell’Euro – e sono palesi le drammatiche conseguenze per piccole e medie imprese e il conseguente aumento di poverta’ di famiglie, pensionati e singoli – APPARE EVIDENTE che il Parlamento Italiano dovra’ impegnarsi a far modificare il valore dell’ attuale Euro dalle Lire 1.936 attuali ed eccessive obiettivamente, alla meta’ di Lire 1.000.
    Ci si renda serenamente conto – sinceramente e apertamente – che il cittadino italiano si e’ visto ridurre i suoi risparmi mediamente della meta’ del loro ammontare; cio’ a causa del raddoppiarsi del costo della vita sin dall’entrata in vigore dell’ Euro parificato a Lire 1.936 anziche’ a Lire 1.000.

    Inoltre, la storica decisione di passare dalla Lira all’Euro non e’ stata mai richiesta ai cittadini italiani tramite un dovuto e democratico REFERENDUM.

    Ormai e’ divenuta economicamente e finanziariamente URGENTE la necessita’, di consultare direttamente i cittadini tramite un democratico e civile REFERENDUM circa la libera scelta di ridurre alla meta’ o meno, il valore attuale dell’Euro.

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