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Memoria del Concilio

Prolusione tenuta da di S. E. Cardinal Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, l’11 gennaio 2013, nella Sala Luca Giordano a Firenze in occasione della presentazione di due volumi sul Concilio promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II.

«Il Concilio Vaticano II non ha voluto mettere a tema la fede in un documento specifico. E tuttavia, esso è stato interamente animato dalla consapevolezza e dal desiderio di doversi, per così dire, immergere nuovamente nel mistero cristiano, per poterlo riproporre efficacemente all’uomo contemporaneo»: così Benedetto XVI ha definito il Concilio Vaticano II nella sua omelia per la celebrazione eucaristica dello scorso 11 ottobre, quando è stato aperto l’Anno della Fede, nel giorno in cui si faceva memoria del 50° anniversario dell’apertura del Vaticano II da parte di papa Giovanni XXIII. La scelta di aprire l’Anno della Fede proprio l’11 ottobre è stata particolarmente significativa per l’attenzione che papa Benedetto XVI ha voluto riservare al Vaticano II fin dalla sua elezione; infatti in questi anni continui sono stati i richiami da parte del pontefice all’importanza del Vaticano II per la vita della Chiesa, con un invito, rivolto in tempi e in forme diverse, a conoscere sempre meglio i documenti del Vaticano II nella loro interezza.  Per Benedetto XVI la conoscenza dei documenti del Vaticano II costituisce il primo fondamentale e irrinunciabile passo per la promozione di un riforma della Chiesa nella linea della continuità con il patrimonio bimillenario di tradizioni che i padri conciliari avevano ben in mente nel momento in cui hanno discusso e promulgato i documenti del Vaticano II con i quali si sono proposti di delineare una Chiesa in dialogo. Tra i numerosi interventi di papa Benedetto XVI sulla necessità di conoscere il Vaticano II particolarmente importante è stato il suo discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi, del 22 dicembre 2005, quando, a pochi mesi dalla sua elezione, il pontefice ha affrontato il tema della ermeneutica del Vaticano II all’interno di una più ampia riflessione sul valore del concilio, soprattutto dei documenti promulgati, per la vita quotidiana della Chiesa. Questo discorso ha suscitato un ampio dibattitto mostrando quanto ancora sia vivo l’interesse per il Concilio e per la sua interpretazione, anche alla luce della sua recezione che è tuttora in corso, che si potrebbe dire, con gli occhi della Chiesa, è solo all’inizio, mentre, per motivi anagrafici, sono sempre meno i testimoni diretti dei lavori del Vaticano II. Proprio la preoccupazione per una sempre migliore conoscenza dei documenti del Concilio Vaticano II costituisce uno degli elementi centrali della riflessione di papa Ratzinger riguardo al significato del Concilio nell’evangelizzazione alla quale la Chiesa è chiamata con particolare sollecitudine in questo anno della Fede. Si può dire che la preoccupazione per una conoscenza diretta, approfondita, meditata dei documenti del Vaticano II è sempre stata centrale  nella riflessione di papa Benedetto XVI fin dalla stessa celebrazione del Concilio e poi nella prima convulsa fase della recezione negli anni del suo insegnamento in Germania, assumendo un valore particolarmente importante durante il suo servizio nella Congregazione per la Dottrina della Fede, quando numerosi sono stati i suoi interventi  con i quali sollecitare a una lettura continuata e continua dei documenti del Vaticano II.  Non deve quindi meravigliare che negli anni del suo pontificato si siano ripetuti gli appelli a conoscere il Vaticano II proprio a partire dai documenti promulgati letti anche alla luce degli interventi pubblici di Giovanni XXIII e Paolo VI in Concilio: da questo punto di vista appare particolarmente interessante il fatto che proprio l’11 ottobre 2012, nell’omelia, con la quale abbiamo iniziato questa nostra riflessione, Benedetto XVI faccia esplicito riferimento ai sette messaggi, consegnati alla conclusione del Vaticano II, a sette differenti categorie; questi messaggi, voluti e pensati da Paolo VI, manifestavano la ricchezza e la complessità del Vaticano II. I messaggi costituiscono un invito, ancora così vivo, alla promozione della recezione del Concilio a partire dai documenti promulgati in contesti diversi, a seconda dei tanti carismi presenti nella Chiesa.

L’invito di papa Benedetto XVI a conoscere i documenti del Vaticano II è stato accolto e declinato in molti modi; in questi ultimi mesi si sono moltiplicati gli incontri pubblici, a vario livello, in tante realtà e comunità locali, nel chiaro tentativo di riscoprire e, in alcuni casi, di far conoscere il Vaticano II nella sua ricchezza, che va ben oltre i documenti promulgati. Tra i tanti incontri che si sono svolti, mi fa piacere ricordare il convegno internazionale, promosso dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche, a Roma, all’inizio di ottobre «Il Concilio Ecumenico Vaticano II alla luce degli archivi dei Padri Conciliari. Nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II (1962-2012)». Questo convegno, al quale ho potuto prendere parte solo alla sessione inaugurale, voleva essere una prima tappa per un cammino per una sempre migliore comprensione del Vaticano II a partire dalla conoscenza delle fonti di coloro che, a vario livello, hanno preso parte al momento più importante del cristianesimo del XX secolo, quando i cristiani, non solo i cattolici, si sono interrogati su come rendere sempre più chiaro e efficace la missione affidata da Cristo alla sua Chiesa.

In questi mesi molte sono state le pubblicazioni sul Concilio Vaticano II che sono venute arricchendo una bibliografia, quella sul Vaticano II, che è di per sé vastissima, anche perché si è venuta sviluppando quando il Concilio era ancora aperto, con una serie di interventi a commento dei primi documenti promulgati e della loro recezione.

Stasera presentiamo due di questi volumi, che appaiano particolarmente significativi per il loro contenuto e per il loro servizio ecclesiale.

Il primo volume è una ricostruzione storica delle Vaticano II, come appare chiaramente fin dal suo titolo Storia del Concilio Vaticano II; il suo autore, Riccardo Burigana, ha alle spalle anni di studio sul Vaticano II, fin dagli anni ’90, quando ha preso parte al progetto internazionale per la redazione della Storia del Concilio Vaticano II, diretto da Giuseppe Alberigo. A Riccardo Burigana si deve un pionieristico studio sulla storia della redazione della costituzione dogmatica Dei Verbum sulla rivelazione, della quale vengono presentate le vicende dell’iter conciliare di questo testo fondamentale per la vita della Chiesa , «con acribia scientifica», come scrisse in sede di recensione il cardinale Gianfranco Ravasi. A questo volume, che rimane un punto di riferimento per chi voglia conoscere una delle pagine più suggestive della storia del Vaticano II, cioè la riflessione e il dibattito sul ruolo della Sacra Scrittura nella Chiesa, sono seguiti altri studi, molti dei quali hanno poi affrontato la dimensione ecumenica, in senso lato, del Vaticano II in linea con quelli che sono i suoi interessi primari di ricerca e di vita.

Con questo volume l’autore si propone di offrire una sintesi delle vicende storiche del Vaticano II, dalla sua indizione, il 25 gennaio 1959, fino alla sua conclusione, l’8 dicembre 1965; si tratta di una ricostruzione fondata su una lettura attenta delle fonti edite, a cominciare dalla serie degli Acta Synodalia, e su una buona conoscenza degli studi più recenti sul Vaticano II. Negli ultimi anni la pubblicazione di fonti e di studi hanno consentito di conoscere nuove pagine della vita del Vaticano II, aprendo di fatto una nuova stagione negli studi sul Vaticano II, anche se, come sottolinea spesso l’autore, ancora molto deve essere fatto, in particolare per la ricostruzione della storia della redazione dei documenti conciliari: di molti di loro, e tra questi la Lumen gentium, manca una ricostruzione complessiva di come si è giunti alla loro promulgazione, attraverso il lavoro delle Commissioni e degli organismi conciliari, il dibattitto in aula e gli interventi del papa.  Con questo volume l’autore vuole  dare delle risposte alle domande che a lui paiono sempre più centrali per la comprensione del Vaticano II a 50 anni dalla sua apertura: «cosa è stato il Vaticano II? Cosa è il Vaticano II?».

Il volume si articola in sette capitoli, sette «tappe» di un cammino  che parte dalla presentazione della «lunga preparazione», per affrontare «i sogni e le soprese» della prima così vivace sessione del Vaticano II nell’autunno del 1962, «la vera partenza», cioè i mesi della prima intersessione, dal dicembre 1962 al giugno 1963, quando, secondo l’autore che condivide qui un giudizio di molti, vennero ripensanti gli schemi del Concilio in modo così profondo da far pensare a una seconda preparazione. Il quarto capitolo, «Scegliere una strada», è interamente dedicato ai lavori della Seconda Sessione, che è aperta il 29 settembre 1963 da Paolo VI, eletto pontefice da pochi mesi; si tratta di un passaggio fondamentale per la vita del Concilio, come l’autore sottolinea più volte, proprio per il fatto che si prendono delle decisioni che avranno un peso significativo nella definizione degli orientamenti dogmatici del Concilio. Il capitolo successivo affronta proprio i «nuovi orizzonti» che si sono aperti per la Chiesa, anche in seguito alla promulgazione della costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia. Il capitolo sesto offre una ricostruzione della Terza Sessione, che si conclude con la promulgazione dei documenti ecclesiologici: la costituzione Lumen gentium e i decreti Unitatis redintegratio e Ecclesiarum Orientalium; l’autore non solo ripercorre le vicende di questa Sessione, nella quale venne presentato per la prima volta lo schema sul dialogo tra la Chiesa e il mondo contemporaneo, la futura costituzione Gaudium et spes, ma introduce anche degli elementi sulla valutazione che di questa Sessione è stata data mentre il Concilio era ancora aperto.

L’ultimo capitolo riguarda gli ultimi mesi del Vaticano II,  dal dicembre 1964 alla sua conclusione l’8 dicembre 1965: in questo capitolo ampio spazio viene dedicato alle vicende redazionali degli undici schemi che dovevano essere ancora approvati quando i padri conclusero i lavori della Terza Sessione. In quest’ultimo capitolo si fa anche riferimento alla prima recezione del Vaticano II, dal momento che per l’autore, che riprende qui un’idea del teologo canadese Gilles Routhier, la recezione del Vaticano II durante la sua celebrazione costituisce un interessante elemento per la comprensione della complessità del Concilio, introducendo anche dei temi che possono aiutare a valutare le diverse ermeneutiche del Vaticano II.

Tra i meriti di questo volume, che vorrei segnalare per la capacità di raccontare cosa è successo al Vaticano II senza rinunciare a dare delle indicazioni sulle interpretazioni che si sono susseguite negli anni su temi e passaggi del concilio, particolarmente utili appaiono  le pagine dedicate al contenuto dei singoli schemi, che l’autore ha deciso di inserire al momento della promulgazione dei documenti per aiutare il lettore a comprendere continuità e discontinuità del Vaticano II rispetto alle tradizioni della Chiesa. Al termine di ogni capitolo si trovano delle indicazioni bibliografiche, con le quali si vuole dar conto degli studi utilizzati, ma soprattutto indicare quanto ancora deve essere fatto per la conoscenza del Vaticano II.

Nel quadro della promozione di una sempre migliore conoscenza del Concilio Vaticano II si colloca anche il volume edito dalla Fondazione Giovanni Paolo II sul contributo dei vescovi della Toscana al Concilio Vaticano II. Questo testo è il secondo volume della collana Quaderni di Colloquia Mediterranea, che affiancano la pubblicazione della rivista della Fondazione Giovanni Paolo II, Colloquia Mediterranea, dedicata alla promozione del dialogo tra le Chiese, tra le religioni e tra le culture. Il volume si presenta, apparentemente, come una raccolta di alcuni testi dei vescovi delle diocesi della Toscana al Vaticano II; in realtà, una volta preso in mano il volume, ci si rende conto che è molto altro e questo è il merito principale di questa opera. Infatti il volume si apre con un’introduzione di mons. Luciano Giovannetti, presidente della Fondazione, nella quale si spiega il perché della scelta di pubblicare un testo, agile, sul Vaticano II che «è stato un tempo particolarmente fecondo per la Chiesa Cattolica per i temi discussi, per i gesti compiuti e per i documenti promulgati». Segue poi l’introduzione dei due curatori che presentano il contenuto del volume, sottolineando come le ricerche sul Vaticano II hanno consentito loro «scoprire figure di vescovi precursori di scelte che la Chiesa ha fatto nel corso degli anni che hanno poi interpretato e realizzato quanto scritto nei testi conciliari». Proprio su alcune di queste figure si sofferma mons. Alessandro Plotti, arcivescovo emerito di Pisa, che ricorda, nel suo breve ma appassionato contributo, quanto la Chiesa in Toscana e la Chiesa in Italia debba a vescovi come mons. Alberto Ablondi e a mons. Enrico Bartoletti per la recezione del Vaticano II, con la traduzione delle tante intuizioni presenti nei documenti conciliari nella vita quotidiana della Chiesa. Il Vaticano II non è stato solo un Concilio di vescovi: per questo appare particolarmente opportuno il contributo del professor Paolo Nepi su Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, negli anni della celebrazione del Vaticano II che si fece promotore di tante iniziative, soprattutto nel campo del dialogo per la costruzione della pace, che talvolta anticipavano e che spesso erano in sintonia quanto veniva discusso a Roma, nella Basilica di San Pietro, nelle Congregazioni generali del Vaticano II. A questi due contributi seguono poi le «Parole dei vescovi della Toscana»: vengono qui riprodotti dei testi, editi, di alcuni vescovi, come il voto per il futuro concilio di mons. Telefosforo Giovanni Cioli, vescovo di Arezzo, le lettere dal concilio, nella prima Sessione del 1962, di mons. Antonio Bagnoli, vescovo di Fiesole, la lettera pastorale sull’unità della Chiesa della primavera del 1964 di mons. Ermenegildo Florit, arcivescovo di Firenze, e la lettera per il futuro del Concilio di mons. Emilio Guano, vescovo di Livorno, uno dei protagonisti del Vaticano II. A queste pagine, che si aprono con le tre lettere collettive dei vescovi della Toscana negli anni del Vaticano II, segue la trascrizione del diario, finora inedito, di mons. Carlo Baldini, vescovo di Chiusi-Pienza, riguardo alla sua partecipazione alla Prima Sessione del Vaticano II: sono delle brevi note che testimoniano quanto il Concilio intervenne la vita quotidiana di coloro che vi presero parte, segnando profondamente la loro esperienza di fede.

Il volume si chiude con una nota bio-bibliografica sui 39 vescovi della Toscana che presero parte al Vaticano II. Proprio queste ultime pagine rappresentano un invito a proseguire nel recupero della memoria storica della partecipazione delle comunità locali al Concilio Vaticano II per comprendere quanto «fecondo» è stato ed è il Vaticano II nel sostenere i cristiani nella loro missione di annunciare Cristo e di vivere l’unità della Chiesa.

11 gennaio 2013, Sala Luca Giordano a Firenze in occasione della presentazione di due volumi sul Concilio promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II. Presenti il card. Francesco Coccopalmerio, mons. Luciano Giovannetti, vescovo emerito di Fiesole, Marco Bontempi, e l’assessore provinciale all’istruzione Giovanni Di Fede. Modera Andrea Fagioli, direttore di Toscana Oggi.

 


Il volume si propone di offrire un contributo alla conoscenza della partecipazione dei vescovi della Toscana al Concilio Vaticano II attraverso la lettura di una serie di testi: proposte, lettere pastorali, lettere dal Concilio, riflessioni. Vengono inoltre presentate le note manoscritte (inedite) di Mons. Carlo Baldini, vescovo di Chiusi-Pienza, alla prima sessione del Concilio Vaticano II (1962). Questi testi sono preceduti da una prefazione di Mons. Luciano Giovannetti, vescovo emerito di Fiesole, dall’introduzione dei curatori e da due interventi, il primo di Mons. Alessandro Plotti, arcivescovo emerito di Pisa, sulla partecipazione dei vescovi toscani al Vaticano II e sulla sua recezione in Toscana, e il secondo del Prof. Paolo Nepi sulla figura di Giorgio La Pira negli anni del Vaticano II. Il volume si conclude con delle note bio-bibliografiche sui 39 vescovi toscani presenti a Vaticano II.

 

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