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Francesco I: una speranza per il dialogo tra cattolici e musulmani

di Guido Bellatti Ceccoli

Francesco. Un nome che ispira speranza. Anche perché nessun papa prima di questo ha scelto questo nome. Eppure nella vita e nell’opera di San Francesco d’Assissi si ritrovano i fondamenti di una fede capace di sfidare ogni potenza umana con le armi dell’amore e del sacrificio personale, nel solco della parola e delle gesta di Gesù Cristo. Francesco agli occhi dei cattolici rappresenta un’anima essenziale del Cristianesimo, il fraticello rivoluzionario capace di sfidare, con la forza dell’umiltà e della fede, tutto quel che poteva allontanarsi dal giusto modo di pensare e di agire. Ancora oggi, quindi, il nome Francesco rievoca al tempo stesso il coraggio e l’umiltà, il sacrificio e la forza della fede. Ma soprattutto quell’idea di purezza che è così inscindibilmente legata alla divinità e che si vorrebbe quindi riverberata nell’esercizio della più alta missione di pastore delle anime. Francesco, un nome che ispira speranza. Non solo tra cattolici, ma anche nei rapporti con gli altri. Basti pensare ai musulmani, quindi alla speranza che il dialogo islamo-cristiano venga rilanciato dal nuovo Papa proprio sulle basi dello spirito francescano. Francesco aveva incontrato il Sultano al-Kamîl, nella speranza che l’Oriente islamizzato tornasse alla Cristianità. Ma sarebbe un errore vedere in quel viaggio in Egitto solo un ingenuo tentativo di conversione dei musulmani. Andrebbe piuttosto visto nel quadro delle divisioni che hanno sempre contrassegnato queste due grandi religioni a dispetto della loro comune vocazione universalista. Come l’Islam era segnato dalla presenza contemporanea di tre Califfi (a Bagdad, in Egitto e in Spagna), anche il mondo cristiano viveva allora profonde conflittualità. Il “grande scisma” del 1054 non era lontano e si stava aprendo la strada all’esperienza avignonese. Senza contare che i tanti predicatori della povertà cristiana, dei quali Francesco era l’esponente più importante, hanno creato grandi dibattiti all’interno della Chiesa. Alcuni punti di discordia, com’è noto, non sono stati risolti o “riassorbiti” e hanno poi continuato a svulupparsi per vie diverse, preparando l’affermazione delle idee di Calvino e di Lutero. Le divisioni tra musulmani, in conclusione, non erano meno gravi e meno importanti di quelle che esistevano e che sarebbero poi esistite in seno alla Chiesa cattolica.

Eccoci quindi giunti alla speranza francescana: seguendo i vettori lanciati da San Francesco nella direzione della conoscenza dell’altro, oggi si può immaginare un mondo migliore, un futuro dove cristiani e musulmani si parlino e vivano insieme condividendo il grande patrimonio comune che li unisce, nel rispetto delle loro differenze spirituali e teologiche. Differenze che esistono, che devono esistere, ma che possono essere oggetto di confronto e di dialogo, nel rispetto reciproco. In effetti, l’unica risposta efficace alle divisioni e agli scismi, tra le religioni o al loro interno, non può che essere il dialogo. Lo spirito francescano è basato sull’amore del prossimo e del creato, in una visione di presenza divina universale tanto forte anche nel pensiero islamico. Si potrebbe trattare, forse, di uno dei tanti punti di partenza possibili per rilanciare un dialogo vero e costruttivo tra fratelli musulmani e cattolici.

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