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«In armonia con la volontà del creatore…»

di Riccardo Burigana

«Spero vivamente di poter contribuire al progresso che le relazioni tra ebrei e cattolici hanno conosciuto a partire dal Concilio Vaticano II, in uno spirito di rinnovata collaborazione e al servizio di un mondo che possa essere sempre più in armonia con la volontà del Creatore» così ha scritto Papa Francesco a Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, comunicandogli la data della «solenne inaugurazione» del suo pontificato. Si tratta di un messaggio con il quale neo-eletto pontefice ha voluto indicare il rilievo che il dialogo con il popolo ebraico deve avere per la Chiesa Cattolica, soprattutto dopo quanto è stato deciso dal Concilio Vaticano II, soprattutto, ma non solo, con la dichiarazione Nostra aetate. Il rapporto con il popolo ebraico deve essere ispirato al desiderio di una «collaborazione» sempre più stretta in modo da sviluppare un’azione efficace nel mondo, in nome di quel patrimonio spirituale, comune a cristiani e ebrei. Alla luce di molti fatti si può ben dire che l’attenzione al dialogo con il popolo ebraico, alimentata dalla lettura del Vaticano II e ben radicata  nella recezione del concilio promossa da Paolo VI, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, ha caratterizzato la vita di papa Francesco, in particolare durante gli anni del suo episcopato in Argentina dove la presenza della comunità ebraica costituisce un elemento non-secondario della società, tanto più dopo gli attacchi ai quali questa comunità è stata sottoposta anche in anni recenti.

La strada del dialogo con il popolo ebraico ha profondamente segnato l’azione pastorale di papa Francesco a Buenos Aires, che non ha mancato di far sentire la sua voce per condannare ogni forma di antisemitismo da una parte e dall’altra per aiutare i cristiani tutti, non solo i cattolici, a proseguire nella riscoperta e nella condivisione di quei valori biblici con i quali testimoniare l’amore di Dio nel mondo. Proprio il dialogo con gli altri cristiani rappresenta un altro elemento sul quale l’allora arcivescovo di Buenos Aires ha rivolto la sua attenzione pastorale per riaffermare la novità del Vaticano II nella direzione di un ripensamento della partecipazione della Chiesa Cattolica al movimento ecumenico; questa partecipazione, proprio secondo quanto affermato dal Vaticano II, doveva essere fondata sulla proclamazione dell’identità cattolica, declinata secondo quella «gerarchia delle verità» che aiuta il cammino ecumenico verso la piena unità visibile della Chiesa.

Nella promozione della recezione del ripensamento ecumenico del Vaticano II, in Argentina, è stata particolarmente importante l’opera di José Miguez Bonino (1924-2012), pastore metodista, osservatore al Concilio Vaticano II, che ha testimoniato quanto il cammino della Chiesa Cattolica fosse significativo per la scoperta di una nuova dimensione dell’unità, tutta da costruire e da vivere nella quotidianità dell’esperienza della fede nella comunità locale.  In questa direzione della recezione del Vaticano II si è mosso mons. Bergoglio che ha sostenuto gli incontri ecumenici che si sono tenuti a Buenos Aires tra cattolici ed evangelici per proclamare insieme la Parola di Dio in modo da essere sempre più testimoni credibili dell’evangelo. Questo dialogo ecumenico, tanto fruttuoso e partecipato,  si è dovuto confrontare però con le difficoltà nei rapporti della Chiesa Cattolica con altre comunità cristiane presenti in Argentina. Infatti nel corso degli anni non sono mancate tensioni, soprattutto in relazione alla diversità di opinioni di alcune comunità ecclesiali riguardo al valore del matrimonio e alla famiglia rispetto alla posizione della Chiesa Cattolica e di tante Chiese e comunità cristiani, che hanno manifestato la loro avversione per le decisioni del governo argentino su questi temi. Di fronte a queste difficoltà il cardinale Bergoglio ha sempre indicato nella spiritualità ecumenica una fonte privilegiata per scoprire quanto i cristiani già potevano fare insieme alla luce della comune missione dell’annuncio dell’evangelo.

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