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Fonti di energia rinnovabili: una sfida per il futuro

Tra i vari progetti di sviluppo socio-economico che la Fondazione Giovanni Paolo II sta portando avanti in Palestina, il progetto «Fonti Energetiche Rinnovabili. Realizzazione di tre impianti pilota nei Territori Palestinesi» è di grande rilevanza per quel territorio e la sua popolazione. Si tratta di tre progetti pilota di produzione di energia rinnovabile (Betlemme, Dura, Nablus) da frazione umida di rifiuti solidi urbani e biomasse agricole. Lo scopo del progetto  è iniziare un processo di autonomia e indipendenza energetica della Palestina e la sua progettazione è stata tarata sulla possibile replicabilità su tutto il territorio palestinese del modello di questi impianti, qualora la resa dei tre impianti pilota sia affermativa dal punto di vista del funzionamento e della sostenibilità economica.

I  tre impianti pilota verranno alimentati a biomasse locali in tre diverse zone della Cisgiordania (Betlemme, Dura-Hebron, Nablus) e con due diverse modalità tecniche (energia rinnovabile da biomasse agricole e da frazione umida del rifiuto solido urbano).

In particolare si tratta di impianti pilota di Digestione Anaerobica (AD), alimentati – per quello che riguarda Betlemme e Nablus – dalla frazione organica dei rifiuti solidi organici (FORSU) con specifico riferimento alla frazione di scarti vegetali e alimentari prodotti sul territorio e separati alla fonte. La biomassa organica deve essere biodegradata fino a produrre biogas da utilizzare come biocarburante per la generazione di energia elettrica da reimmettere in rete con generazione di profitto. La stessa cosa avviene nel caso di Dura, dove l’impianto pilota si inserisce all’interno della catena di riduzione dei residui zootecnici in compost, prima che la biomassa venga trasformata in compost, e ne estrae biogas.

L’intercettazione dell’organico e delle biomasse da residuo zootecnico e la loro valorizzazione possono rappresentare un elemento fondamentale, e di svolta, nelle strategie di gestione integrata dei rifiuti nei Territori Palestinesi; tramite la costruzione di questi impianti pilota si tende al raggiungimento di alcuni obiettivi generali: l’incremento dell’autonomia palestinese da un punto di vista energetico; la riduzione del consumo di carburanti di origine fossile; la diffusione di tecnologie rinnovabili, ancora quasi completamente assenti in quei territori (eccezion fatta per il solare termico domestico e il solare FV), che possano poi venire riprodotte su più ampia scala.

Inoltre, alimentando l’impianto a rifiuti organici si sottrarrebbe il recapito di una notevole volumetria alle tre discariche – poco o non controllate – presenti: rallentando la loro velocità di esaurimento; diminuendo la liberazione incontrollata di gas serra (metano) in atmosfera; diminuendone la putrescibilità e le emanazioni odorose; evitando l’infiltrazione di liquame nel terreno.

I partner locali sono il Joint Service Council del governatorato di Betlemme e la municipalità di Betlemme; la Cooperativa agricola di Dura (Hebron) e la municipalità di Nablus. La locazione precisa degli impianti deve ancora essere definita.

Lo studio di fattibilità, condotto dal team scientifico del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali. Produzione, Territorio, Agroenergia – (DiSAA) dell’Università degli Studi di Milano, nostro partner, nella persona del professor Marco Fiala, mostra la fattibilità tecnica e la sua sostenibilità economica, previa approvazione ministeriale di nuove tariffe incentivanti per le rinnovabili. Il Ministero per l’Energia tramite il direttore generale del suo istituto di ricerca, Ing. Ismail, in una recente lettera ufficiale, si è congratulato e ha ringraziato la Fondazione per questo progetto importante, esprimendo il desiderio di diventare partner e partecipare fin da ora ai prossimi passi del progetto fino alla sua realizzazione, impegnandosi a muovere passi legislativi concreti verso l’incentivazione di produzione di energia rinnovabile da biomasse.

Lo studio di fattibilità  è stato presentato ufficialmente agli organi governativi, ai massimi rappresentanti dei governi locali, delle Cooperazioni internazionali, le NGO, e alla popolazione il 23 Gennaio 2015 a Betlemme, e in un seminario più tecnico agli studenti della Bethlehem University il giorno successivo. È stato accolto con molto calore e ha suscitato grande interesse.

La dimensione economica per la realizzazione degli impianti è circa: Eu 850.000 Dura, Eu 263.000 Betlemme, Nablus 750.000. Una volta trovati i finanziamenti, in tre mesi gli impianti possono essere installati e diventare operativi.

Adesso siamo nella fase di reperimento fondi per l’installazione dei primi due impianti pilota di Dura e Betlemme, cui seguirà quello di Nablus. La Fondazione e i suoi partner saranno pienamente soddisfatti soltanto quando la Palestina accenderà la sua prima luce autoprodotta e libera.

Fonti di energia rinnovabili

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