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Segnalazione stampa

newsgennaio-febbraio 2015 (a cura di Renato Burigana)
Gli articoli possono essere letti integralmente andando sui siti dei singoli giornali. Questa è una segnalazione stampa e non una rassegna. Il suo utilizzo permette di essere aggiornati sulle principali notizie riguardanti Israele, Palestina, Libano, Siria, Giordania e Iraq. La segnalazione di notizie può facilitare progetti e idee, e non è mirata alla semplice cronaca.

Israele e Territori dell’Autorità Nazionale Palestinese

  • Il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon ha annunciato che la Palestina accederà alla Corte penale internazionale dal prossimo 1 aprile. Questo consentirà ai palestinesi di perseguire accuse di crimini di guerra contro Israele.  L’Autorità nazionale palestinese ha depositato venerdì scorso i documenti per accedere a 14 convenzioni e trattati tra cui il Trattato di Roma. In una dichiarazione sul sito dell’Onu, Ban Ki-moon ha detto che «lo statuto per la Palestina entrerà in vigore il 1 aprile 2015». La mossa palestinese ha attirato minacce di ritorsioni di Israele, che ha già congelato il trasferimento all’Autorità nazionale palestinese di circa 100 milioni di euro di dazi doganali (La Repubblica, 7 gennaio).
  • Dopo la neve a Gerusalemme, una forte perturbazione ha interessato anche i territori palestinesi, sferzati dal vento gelido e colpiti da pioggia abbondante. Gli abitanti sono corsi ai ripari ma il freddo ha già fatto vittime, tra cui una bambina di 2 mesi (Agenzia ANSA, 10 gennaio).
  • Nella Striscia di Gaza «la tempesta di Huda» uccide ancora. L’ondata di pioggia, gelo e neve di questi giorni ha reso alcune zone della Striscia un grande pantano di sabbia e detriti e ha provocato cinque vittime solo negli ultimi giorni, di cui quattro sono bambini, fra gli sfollati della guerra. Infatti oltre 100 mila persone sono ancora accampate fra le rovine delle proprie case (La Repubblica, 13 gennaio).
  • La Corte penale internazionale (Cpi) ha annunciato l’apertura di un’inchiesta preliminare sulla «situazione» in Palestina per verificare se siano stati commessi «crimini di guerra». L’Autorità nazionale palestinese aveva presentato domanda di adesione al Cpi il 31 dicembre e il 7 gennaio il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha confermato che entrerà a farne parte dal prossimo primo aprile. Questa adesione al trattato del Cpi da parte dei palestinesi punta a ottenere il deferimento di Israele alla Corte per l’offensiva a Gaza della scorsa estate e rientra in una strategia volta a fare pressione sullo Stato ebraico, alla luce dell’impasse nei negoziati di pace (La Repubblica, 16  gennaio).
  • Almeno sei miliziani di Hezbollah sono stati uccisi in un raid effettuato da elicotteri israeliani contro un convoglio sulle alture del Golan, nel villaggio siriano di Quneitra. Fonti della sicurezza libanese hanno riferito che tra le vittime c’è un alto esponente della formazione sciita, figlio del defunto comandante  Imad Moughniyah, ucciso nel 2008 a Damasco in un attentato attribuito al Mossad (La Repubblica, 18 gennaio).
  • Almeno dieci persone sono state ferite a pugnalate da «un terrorista palestinese» su un autobus nel centro di Tel Aviv. Lo ha detto il portavoce della polizia Micky Rosenfeld. La polizia israeliana ha fatto sapere che l’assalitore è stato colpito con un’arma da fuoco alla gamba dalle guardie carcerarie che passavano vicino e lo hanno visto scappare (Il Corriere della Sera, 21 gennaio).
  • Quattro soldati israeliani sono rimasti feriti lungo il confine con il Libano, quando il loro veicolo è stato colpito da un missile anti tank sparato dalla milizia sciita libanese Hezbollah. Lo riferiscono i media israeliani, che parlano di un ferito grave. Vi sono stati anche colpi di mortaio contro postazioni israeliane. Israele ha risposto con colpi d’artiglieria verso il Libano meridionale (Il Corriere della Sera, 28 gennaio).
  • Neppure le condanne prima dell’Onu, poi dell’Unione europea e, ultima, quella della Convenzione di Ginevra fermano Israele che continua a pubblicare bandi per la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania. Dopo la costrizione di 200 nuove case a Gerusalemme est (che i palestinesi considerano parte della Cisgiordania) disposta lo scorso novembre, oggi è arrivata la notizia, diffusa dalla Ong «Peace Now», secondo la quale il governo israeliano avrebbe riproposto annunci di appalto per la costruzione di 450 case nelle Colonie in Cisgiordania (La Repubblica, 30 gennaio).

Siria

  • È stato pubblicato l’annuale rapporto UNCHR sui profughi. La situazione rispetto allo scorso anno è peggiorata. In particolare in Siria, dove praticamente la metà della popolazione ha dovuto abbandonare la propria abitazione e che appena due anni fa non rientrava neanche fra le prime trenta nazioni d’origine dei profughi. Già lo scorso luglio l’Unhcr si era appellata ai Paesi europei perché facessero di più. Garantendo per esempio accesso al loro territorio e procedure d’asilo eque ed efficaci nei vari Stati membri. Bastino due numeri: se i Paesi confinanti ospitano circa tre milioni di rifugiati siriani in Europa hanno chiesto asilo dal 2011 appena 123.000 cittadini siriani. Il rapporto può essere letto integralmente su www.unhcr.org (La Repubblica, 8 gennaio).
  • I militari Usa stanno valutando l’invio di truppe sul terreno a Mosul per combattere l’IS. Intanto ci sono nuovi attacchi dalla Giordania verso la Siria come rappresaglia dopo l’uccisione del pilota giordano. I caccia giordani, per il terzo giorno consecutivo, hanno colpito «basi del gruppo terroristico IS» (La Repubblica, 7 febbraio).

Iraq

  • Secondo una notizia diffusa da alcuni media e poi confermata da fonti locali, tredici ragazzini sono stati uccisi in pubblico in Iraq, a Mosul, perché avevano guardato la partita della loro nazionale contro la Giordania nell’ambito della Coppa dell’Asia, che è ancora in corso. Le uccisioni sarebbero avvenute il 12 gennaio, ma la notizia si è appresa solo una settimana dopo (Il Corriere della Sera, 20 gennaio).
  • I militanti dell’Isis hanno lanciato un attacco a sorpresa a Kirkuk, la città produttrice di petrolio nel nord dell’Iraq. Secondo fonti locali, le forze curde sono però riuscite ad avere la meglio e respingere l’offensiva. L’attacco è iniziato con un attentato suicida al Kirkuk Palace Hotel che sarebbe stato condotto da più miliziani armati di cinture esplosive. La popolazione locale, secondo le fonti, sarebbe ancora sotto choc. Negli scontri è morto l’alto ufficiale delle forze curde Shirko Rauf. Con lui sono stati uccisi cinque suoi uomini. Ci sarebbero anche 70 feriti (Il Corriere della Sera, 30 gennaio).

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