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Segnalazione stampa

newsnovembre-dicembre 2014 (a cura di Renato Burigana)
Gli articoli possono essere letti integralmente andando sui siti dei singoli giornali. Questa è una segnalazione stampa e non una rassegna. Il suo utilizzo permette di essere aggiornati sulle principali notizie riguardanti Israele, Palestina, Libano, Siria, Giordania e Iraq. La segnalazione di notizie può facilitare progetti e idee, e non è mirata alla semplice cronaca.

Israele e Territori dell’Autorità Nazionale Palestinese

♦ Israele ha chiuso la Spianata delle Moschee a tempo indeterminato, per Abu Mazen questo «Equivale a una dichiarazione di guerra». La decisione israeliana segue il tentato omicidio del rabbino nazionalista Yehudà Glick da parte di un militante della Jihad islamica, poi ucciso nella notte. L’ultima chiusura risale al 2000, dopo la camminata sulla Spianata del premier Ariel Sharon, ma l’Autorità nazionale palestinese afferma che «nulla del genere è avvenuto dal 1 giugno 1967», all’indomani della conquista della città vecchia da parte di Israele (La Stampa, 30 ottobre).

♦ «Il processo di pace nel Medio Oriente è un capitolo che oltrepassa la questione israeliano-palestinese. Dalla Siria alla Libia dobbiamo unire tutti i puntini se vogliamo avere l’immagine completa – ha dichiarato il vice presidente della Commissione Europa, responsabile della politica estera dell’Unione, Federica Mogherini -. Noi europei possiamo giocare un ruolo, lavorando in modo integrato con gli Stati Uniti. …. Bisogna guardare alla luna, non al dito. Il riconoscimento è il dito. La luna è lo Stato palestinese, l’elemento più importante. Trovo che il nodo più interessante è se riusciremo ad avere uno Stato palestinese nei miei cinque anni di mandato» (La Stampa, 4 novembre).

♦ Incidenti tra polizia e manifestanti a Gerusalemme sulla spianata delle Moschee. Prima la polizia ha chiuso la spianata delle Moschee, luogo sacro per l’Islam. Poi ne ha deciso la riapertura, quasi immediata. Secondo il portavoce degli agenti israeliani, a innescare gli scontri un lancio di pietre da parte di alcuni palestinesi (La Repubblica, 5 novembre).

♦ «Riconoscere oggi lo Stato di Palestina – ha dichiarato Naor Gilon, Ambasciatore di Israele in Italia – senza chiedere nulla in cambio non aiuta la pace, al contrario la allontana. Perché non riporterà i palestinesi al tavolo negoziale, visto che ottengono in anticipo quello che vogliono, e inoltre alimenterà la delusione del popolo palestinese, perché la loro vita quotidiana non cambierà in ragione di questo». In Europa il Governo svedese ha già riconosciuto la Palestina e il Parlamento di Londra ha invitato Downing Street a fare altrettanto (Il Corriere della Sera, 9 novembre).

♦ Il Governo di Israele ha annunciato che costruirà 200 nuove case a Gerusalemme Est. Nonostante il clima di forte tensione di questi ultimi giorni, dopo l’attentato di mercoledì scorso a Gerusalemme, l’uccisione ieri di un soldato israeliano a Tel Aviv e l’aggressione a tre coloni ebrei in Cisgiordania, che ha provocato la morte di una israeliana di 25 anni. L’annuncio arriva in un momento difficile nelle relazioni dei due popoli: soltanto ieri il leader di Tanzim (braccio armato di Fatah), Marwan Barghouti, attualmente in carcere, è tornato a esortare i palestinesi a impugnare le armi per la III Intifada (La Repubblica, 12 novembre).

♦ Gravissimo attentato in una sinagoga a Gerusalemme, nel sobborgo di Har Nof su Agasi street. La sinagoga è stata attaccata da due uomini, armati di pistole, asce e coltelli hanno ucciso almeno 4 fedeli. Non è chiaro ancora esattamente il numero di feriti: secondo le autorità sanitarie sarebbero 9, di cui 5 gravi, mentre la polizia parla di 6 feriti, tra cui due poliziotti. Dopo una breve sparatoria con la polizia, i due attentatori – residenti a Gerusalemme Est – sono stati uccisi (La Repubblica, 18 novembre).

♦ Il premier Benyamin Netanyahu ha sottoposto al suo governo la nuova legge che prevede che i legislatori dovranno ispirarsi al diritto ebraico. Il governo israeliano ha così approvato a maggioranza il progetto di legge che definisce Israele «Stato della Nazione ebraica». Hanno votato contro diversi ministri laici. Uno di essi, Yair Lapid, si è detto pronto a passare all’opposizione. A favore del progetto di legge illustrato dal premier Benyamin Netanyahu leader del Likud hanno votato 15 ministri, mentre altri sette, fra cui uno del Likud, si sono opposti (La Repubblica, 23 novembre).

♦ Un milanese di 30 anni, Patrick Corsi membro dell’International Solidarity Movement, che manifestava insieme a un gruppo filopalestinese è stato ferito seriamente all’addome dal fuoco di soldati dell’esercito israeliano a Kfar Qaddum, un villaggio nei pressi di Nablus, in Cisgiordania. La Farnesina conferma il ferimento del connazionale e fa sapere che il giovane è «in condizioni stabili ed è fuori pericolo». Il Ministero degli Esteri Italiano è già attivo per fornire l’assistenza necessaria tramite il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. Secondo la agenzia stampa Maan, l’italiano ferito si trova ricoverato all’ospedale Rafidia di Nablus (La Repubblica, 28 novembre).

♦ La Knesset, il parlamento israeliano, ha sciolto la legislatura, confermando il 17 marzo prossimo la data per le elezioni anticipate. È l’ultimo passo formale che segna la fine della legislatura e anche del terzo governo di Benyamin Netanyahu, durato poco più di un anno e mezzo. Insieme a Netanyahu (il cui governo resterà in carica fino al voto) si dissolve la coalizione destra-centro che ha retto il paese e che si è sbriciolata dopo il licenziamento da parte del premier dei due ministri centristi Yair Lapid e Tizpi Livni (Il Corriere della Sera, 9 dicembre).

♦ Sale la tensione in Cisgiordania il giorno delle esequie del ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese Ziad Abu Ein, morto mercoledì in seguito a tafferugli con i soldati israeliani nei pressi di Ramallah. Le cause della morte del ministro non sono state ancora chiarite. Secondo i medici palestinesi e giordani, Ziad Abu Ain sarebbe morto per i colpi ricevuti dai soldati, per avere inalato lacrimogeni e non essere stato soccorso in tempo. Secondo il ministero della Sanità israeliano, invece, la sua morte sarebbe stata provocata da un infarto. Anche se viene confermata la presenza sul collo dell’uomo di una «lieve emorragia e una pressione locale» (La Repubblica, 11 dicembre).

♦ È di sei o sette feriti, fra cui quattro bambine di età compresa fra otto e dieci anni, il bilancio dell’attacco con l’acido compiuto da un palestinese contro una famiglia israeliana. Secondo le prime ricostruzioni, l’aggressore faceva l’autostop a un posto di blocco fra il villaggio palestinese di Husan e l’insediamento ebraico di Beitar Illit, vicino Gerusalemme. Appena salito a bordo dell’auto, l’uomo ha però lanciato dell’acido addosso ai sei occupanti, tutti membri di una stessa famiglia israeliana (Il Corriere della Sera, 12 dicembre).

♦ Il premier israeliano Netanyahu è giunto a Roma e ha incontrato prima Renzi poi il capo della diplomazia americana Kerry dal quale si aspetta che gli Stati Uniti pongano il veto sulla risoluzione Onu che vuole il ritiro degli israeliani entro i confini del 1967 nel giro di due anni. Tra Israele e Stati Uniti non c’è accordo sulla risoluzione che tra due giorni sarà presentata dai palestinesi all’Onu per il ritiro israeliano dalla Cisgiordania entro il novembre 2016 (La Repubblica, 15 dicembre).

Siria

♦ Nuovo orrore nella guerra civile siriana. Ieri, secondo le testimonianze dei profughi poi confermate da un atroce video che sta circolando in rete, il regime siriano avrebbe lanciato le famigerate «barrel bombs» (ordigni semiartigianali e devastanti, composti da esplosivo, ma anche benzina, chiodi o anche agenti chimici) su un campo profughi nella provincia di Idlib, nel nord della Siria. Sarebbero morte decine di persone, soprattutto donne e bambini. Nel video, si vedono numerosi corpi smembrati in un’area molto ampia, mentre gli operatori sanitari cercano di salvare la vita ai feriti (La Repubblica, 30 ottobre).

♦ Aya Bawadri, la ragazza di diciotto anni siriana con un tumore osseo a una gamba, è tornata nello stesso aeroporto, quello italiano di Fiumicino, dal quale era stata respinta più di un mese fa perché trovata in possesso di un passaporto falso. Adesso, con la storia che ha avuto un lieto fine, è felice e serena e insieme al marito si appresta a riprendere le cure mediche di cui ha bisogno (Avvenire, 13 novembre).

Iraq

Secondo quanto riporta l’agenzia Fides, i miliziani che controllano Mosul sono ricorsi a cariche di esplosivo per provocare danni gravi soprattutto alla chiesa, con l’intento di eliminare la croce che svetta su luogo di culto. Prima di mettere in atto la loro opera devastatrice, i miliziani dello Stato islamico hanno avvertito gli abitanti della zona, suggerendo loro di tenere aperte le finestre per evitare che i vetri fossero infranti dallo spostamento d‘aria. Fonti locali ipotizzano che il convento sia stato abbandonato perché considerato imminente bersaglio dei raid aerei realizzati anche a Mosul dalla coalizione anti-califfato a guida Usa. Al momento non risulta che sia stato danneggiato l’adiacente monastero di san Giorgio, appartenente all‘ordine antoniano di Sant’Ormisda dei caldei (Toscana Oggi, 25 novembre).

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