Fondazione Giovanni Paolo II onlus
  • sede legale: via del Proconsolo, 16 - 50122 - Firenze - ITALY
  • tel:+39 0575 583077

info@fondazionegiovannipaolo.org

Il Mediterraneo guarda all’Europa

di Fr. Ibrahim Faltas ofm

forumcittamedSi è concluso il 28 ottobre 2014 a Napoli  l’interessante Forum delle città del Mediterraneo, che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti  di tutta l’area del mediterraneo, dalla Giordania, l’Egitto, l’Algeria, il Marocco e numerosi altri paesi del nord Africa che si sono confrontati con sindaci italiani di varie città, tra cui Napoli, la città ospitante e promotrice dell’iniziativa,  Salerno, Palermo, Livorno.

Abbiamo vissuto giorni intensi, caratterizzati da un grande spirito di confronto e di dialogo, concentrati in un analisi approfondita sulla situazione mediorientale, nel contesto dell’area del Mediterraneo, sulle nuove strategie per un vero rilancio di cooperazione dei paesi europei in questo periodo storico molto travagliato.

Il Mediterraneo, il Medioriente e il Nord Africa.
Tutto il mediterraneo è una cosa sola, senza distinzione tra nord e sud, è sicuramente uno spazio geografico, che per definizione comprende i paesi europei e quelli che si affacciano sul Mediterraneo del Nord Africa e del Vicino Oriente. Sin dagli anni novanta, tutta questa area, è stata privilegiata dall’Unione europea nella definizione della sua politica mediterranea e cioè il Partenariato euro-mediterraneo. Per la vicinanza geografica e per tutte le potenzialità che quest’area poteva sviluppare.

Nel 1995 al congresso di Barcellona l’Unione Europea istituì una cooperazione multilaterale con i paesi del bacino mediterraneo, che rappresentava  una nuova fase nelle loro relazioni, poiché per  la prima volta si affrontarono gli aspetti economici, sociali, umani, culturali e le questioni di sicurezza comune.

Il partenariato si è concretizzato con l’adozione della dichiarazione di Barcellona da parte degli Stati membri dell’UE e dei seguenti paesi  mediterranei: Algeria, Cipro, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e Palestina. Il primo obiettivo del partenariato mirava a favorire la nascita di uno spazio comune di pace e di stabilità del Mediterraneo.

Un obiettivo che doveva essere raggiunto grazie al dialogo politico multilaterale, per il rispetto dei  diritti umani e le libertà fondamentali. L’importanza del dialogo interculturale e interreligioso; che mirava allo sviluppo delle risorse umane attraverso scambi culturali, la conoscenza di altre lingue, l’attuazione di programmi educativi rispettosi delle singole identità culturali.

L’importanza del settore sanitario e dello sviluppo sociale e il rispetto dei diritti sociali fondamentali; la lotta contro l’immigrazione clandestina, il terrorismo, il traffico di droga, la criminalità internazionale e la corruzione. Ma soprattutto, già nel documento redatto nel 1995 a Barcellona,  si intendeva  promuovere la sicurezza nella regione del Mediterraneo, nonché gli accordi sul disarmo e sul controllo degli armamenti.

Un altro punto importante era il riconoscimento del rispetto della sovranità degli Stati, l’uguaglianza di diritti dei popoli, rispettare l’integrità territoriale, il principio di non intervento negli affari interni e la composizione pacifica delle controversie. Oggi, Il Congresso di Barcellona, sembra appartenere a un’altra era.

Il Mediterraneo è un concentrato delle grandi sfide geopolitiche, dal terrorismo alla sicurezza energetica, dal ruolo della democrazia nelle relazioni internazionali ai conflitti culturali, ma allo stesso tempo lo scenario mediterraneo è oggi in profonda trasformazione.

Le evoluzioni più interessanti si registrano  dopo la destabilizzazione che ha portato quella che comunemente dai paesi europei venne definita «la Primavera Araba», dove un progressivo deterioramento e una accresciuta instabilità legate alle ricadute del collasso iracheno, al conflitto israelo-palestinese e alle tensioni regionali si accompagnano a una ridefinizione degli equilibri di potere tra i paesi dell’area.

Egitto: un futuro per il  Mediterraneo.
Un argomento che ha scaldato molto il Forum di Napoli è stato: L’Egitto.
Si continua a parlare e a dare un informazione  al mondo sbagliata che in Egitto c’è stato un colpo di stato. Non è assolutamente vero!
Solo un anno fa nell’agosto del 2013 diffusi un appello, dopo la mia visita in Egitto:

Lancio un appello di unirci tutti in una unica preghiera per la popolazione egiziana, affinché  cessi immediatamente la violenza tra egiziano contro egiziano.
Moltissime vite innocenti hanno pagato con la loro vita, questa assurda violenza che conduce solo a un vicolo chiuso. Penso al dolore atroce di tante mamme che hanno perso i loro figli, alla loro sofferenza, e allo sgomento di fronte a tanta malvagità. Penso alla povera gente, che sta vivendo giorni di caos e di terrore, con la paura di essere colpiti e con la paura nei loro occhi di che cosa accadrà  domani.

Molte chiese copte sono state  incendiate e distrutte. Perché  incendiare e distruggere le chiese? Perché distruggere le nostre scuole francescane? Perché cancellare ogni importante testimonianza storica, come la Biblioteca di Alessandria?

Un accanimento  contro i cristiani, che dopo l’inizio della Primavera Araba, dove sembrava che dalla stessa piazza Tahrir nascessero semi di speranza per un nuovo futuro dell’Egitto, oggi questi semi,  sono stati sostituiti dalla violenza, dal clima di persecuzione che si è intensificato nei confronti  dei  cristiani.

Grande è la sofferenza di vedere la distruzione di questa terra ricca di fascino e di antichità  che non esiste più. Dopo il 25 gennaio 2011 è sparito il vecchio Egitto, per aprirsi a una nuova era di autodistruzione. Una terra formata da una popolazione di circa 83 milioni che occupa solo il 7% del suolo.

La povertà in Egitto è molto elevata, e questa guerra non fa che aumentare ulteriormente l’estrema indigenza in cui tante famiglie vivono. È stato indetto il coprifuoco in tante città, non riesco a immaginare come possano vivere le persone, in quanto la maggior parte della gente vive in strada, e il ciclo della giornata non finisce mai, dura 24 ore su 24 ore.

Nel mio ultimo viaggio in Egitto ho ascoltato tante testimonianze di famiglie che non vedono una via d’uscita e non intravedono un futuro per i propri figli e per le nuove generazioni egiziane. Ho parlato a lungo con tanti amici che ho avuto occasione d’incontrare ad Alessandria, ho percepito la loro paura e la loro tensione per il futuro. Alcuni direttori scolastici mi hanno confermato che più di trecentomila persone sono emigrate, e il numero degli allievi è diminuito notevolmente. Molti imprenditori sono veramente disperati, per poter lavorare sono costretti a pagare delle tangenti elevate, perché rischiano di perdere tutto o di subire pesanti ritorsioni.

A distanza di un anno rileggendo quanto scritto sopra, dobbiamo rispettare la volontà del popolo Egiziano che ha voluto cambiare il paese, con il loro voto, cercando di non sottostare al giogo di coloro che volevano smantellare  e vendere a basso prezzo l’Egitto. Chi ha acceso l’odio nelle nostre case? Chi ha diviso il nostro paese?  Eppure l’Egitto non ha occupato nessun paese, non ha ucciso nessun popolo, non ha rubato i beni di altri popoli, non ha creato profughi, ma bensì  altri sono venuti a rubare e a distruggere.

Oggi gli egiziani lavorano, per poter scrivere con la loro vita una risposta alla storia, e bisogna riconoscere e rispettare la popolazione egiziana, che si onora di conservare una storia millenaria, che ha tracciato la via di sviluppo nell’antichità in tutto il mediterraneo, e che oggi vuole costruire con le proprie mani un futuro di pace.

Questo progresso è già in atto. L’Egitto si sta rialzando, dagli ultimi anni bui, proponendosi come partner ideale in cui gli investitori europei hanno deciso di investire, poiché il paese si aperto a nuove regole d’investimento. Si stanno realizzando grandi opere, quale la seconda corsia nel canale di Suez, per facilitare il transito delle navi, si stanno bonificando molti campi, trasformando anche zone desertiche in coltivazioni. Si sta investendo molto sui giovani, che rappresentano il futuro del nuovo Egitto.

Si sta attivando un processo di modernizzazione del paese per potersi affacciare al mercato economico internazionale.

Ripartire dal Mediterraneo
In conclusione analizzando i vari temi sviluppati durante il Forum emerge come una forza motrice della storia odierna: il popolo del Mediterraneo, che  pur nella differenza di lingua, religione, cultura e politica rivendica il diritto alla Pace, all’indipendenza politica, e a una vera cooperazione con l’Europa, per un rilancio economico, scientifico, sociale, ma anche artistico e religioso.

Il Mediterraneo guarda all’Europa, come partner vicino geograficamente, che può riconoscere la Palestina come uno stato che deve avere un ruolo nella questione mediorientale, e che non può dimenticare il milione di profughi Siriani e il milione di Iracheni accolti in Giordania.

Il Mediterraneo guarda all’Europa, come partner coeso a combattere il terrorismo, a spegnere quei focolai nostalgici che vogliono riaccendere una primavera araba, che per molti è stato un inverno sanguinoso, che ha portato solo distruzione e che può oltrepassare il Mediterraneo.

Il Mediterraneo e l’Europa, possono ripartire dal basso, per rifondare e costruire una popolazione determinata a vivere nella pace.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.