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Segnalazione stampa

newsagosto-ottobre 2014 (a cura di Renato Burigana)
Gli articoli possono essere letti integralmente andando sui siti dei singoli giornali. Questa è una segnalazione stampa e non una rassegna. Il suo utilizzo permette di essere aggiornati sulle principali notizie riguardanti Israele, Palestina, Libano, Siria, Giordania e Iraq. La segnalazione di notizie può facilitare progetti e idee, e non è mirata alla semplice cronaca.

Israele e Territori dell’Autorità Nazionale Palestinese

♦ Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in Udienza a Santa Marta il Reverendo Padre Jorge Hernández, dell’Istituto del Verbo Incarnato, Parroco a Gaza in Palestina (dal Bollettino della Santa Sede, del 29 agosto).

♦ L’orrore e la paura della guerra nei quaderni dei bambini di Gaza che con molta difficoltà stanno ricominciando a frequentare la scuola. Nei loro disegni ci sono corpi senza braccia, lampi rossi, neri, viola, aerei che lanciano bombe. Così gli alunni della Hafsa Bint-Omar ricordano i 50 interminabili giorni di bombardamento (Il Corriere della Sera, 23 settembre).

♦ «Lo status quo tra israeliani e palestinesi deve cambiare». Lo ha detto il presidente americano, Barack Obama, incontrando il premier di Israele, Benjamin Netanyahu nel corso di un colloquio alla Casa Bianca. Obama ha ribadito la necessità che gli sforzi vadano in questa direzione e che le condizioni nella Striscia di Gaza cambino in modo che gli israeliani possano vivere sicuri senza che si ripeta la tragedia della morte di centinaia di bambini palestinesi (La Repubblica, 1 ottobre).

♦ Il parlamento della Gran Bretagna ha votato sì a una mozione non vincolante che chiede al Governo di riconoscere la Palestina come Stato, un voto che ha ottenuto un sostegno bipartisan ma ha visto l’assenza della maggioranza dei deputati. Molti infatti sono stati gli assenti alla votazione, su 650 aventi diritto hanno preso parte alla votazione 286 parlamentari. I si sono stati 274, e 12 i no Non si è fatta attendere la reazione di Tel Aviv al voto, che è avvenuto in nottata. Per il governo israeliano «questo voto mina le possibilità di pace del paese» (La Repubblica, 14 ottobre).

Siria

♦ La Siria è pronta a collaborare con la comunità internazionale – inclusi gli Stati Uniti – nella lotta contro il terrorismo. Lo ha detto il ministro degli esteri siriano Walid al Muallim, citato dall’agenzia ufficiale Sana, precisando che la collaborazione può avvenire nel rispetto della risoluzione Onu n.2170, che prevede sanzioni contro gruppi jihadisti in Siria e Iraq. Una mossa diplomatica che mira evidentemente – nelle intenzioni di Damasco – a rompere l’isolamento internazionale nel quale si trova il regime di Assad (La Repubblica, 25 agosto).

♦ Il Vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetoloni, ha ricevuto a Grosseto la visita del Vicario Apostolico di Aleppo, il vescovo Georges Abou Khazen e del suo predecessore mons. Giuseppe Nazzaro. Il Vicario Apostolico,  che svolge il suo ministero per i cristiani di rito latino, ha parlato della drammatica situazione che si vive ad Aleppo. I ribelli hanno tagliato anche l’acqua e l’approvvigionamento è assicurato solo grazie ai pozzi presenti nei conventi e nelle moschee della città. Ad Aleppo c’è una comunità cristiana impaurita, ma viva e partecipe, seppure stremata per una situazione che ormai da tre anni non conosce sosta e che è venuta peggiorando negli ultimi tempi, soprattutto perché l’Isis è pericolosamente vicina alla città e la popolazione ha il terrore che possa ripetersi quanto già accaduto in Iraq. Mons. Abou Khazen racconta della generosa corresponsabilità di tanti (soprattutto giovani) nel prestare aiuto fin nei villaggi più lontani, col rischio di rimetterci la vita, e di come la Chiesa stia facendo l’impossibile per venire incontro ai bisogni di tutti coloro che bussano alla porta anche perché chi è potuto fuggire è fuggito, chi è rimasto è perché è povero e ora si trova ad aver bisogno di tutto. «Il compito del Vescovo – ha detto – è, prima di tutto, quello di essere un segno di speranza e di riconciliazione e di mostrare la concreta vicinanza della Chiesa alla popolazione, che ha bisogno di tutto, ma soprattutto di un supporto morale per resistere alla drammatica situazione che si sta vivendo». Dall’Occidente il Vicario Apostolico ha detto di aspettarsi un aiuto per ricostruire il dialogo: «La Siria è stata per molto tempo un bel mosaico, che ora va restaurato e non reso un monocolore».

♦ Nonostante la drammatica situazione, il vescovo emerito Giuseppe Nazzaro ha detto di confidare sul fatto che «sempre si può ragionare di pace, perché nell’animo umano c’è sempre un briciolo di bontà. Bisogna trovare la chiave giusta per abbattere il muro della resistenza e far vincere la ragione sulla violenza, perché l’uomo è fatto per la pace». Anche il vescovo Rodolfo, legato da un rapporto di fraternità e amicizia coi due presuli, di rientro dalla Terra Santa ha voluto lanciare un appello: «Si percepisce sicuramente una tensione maggiore rispetto a qualche tempo fa e  certe ferite bruciano sempre di più, però l’Occidente non può arrendersi, deve favorire l’incontro tra le due parti, mentre noi cristiani dobbiamo farci sentire vicini ai fratelli di Terra Santa anche fisicamente, non avendo paura di compiere pellegrinaggi, perché solo così aiutiamo quelle comunità a non morire» (Toscana Oggi, 2 settembre).

♦ Gli Stati Uniti e 5 paesi arabi alleati hanno portato i primi attacchi aerei in Siria contro obiettivi dello Stato Islamico nella provincia di Raqqa e nella zona vicina al confine con l’Iraq. La Russia sostiene che siano «attacchi destabilizzanti». Un missile Patriot israeliano abbatte un caccia di Damasco, e gli jihadisti minacciano l’Arabia Saudita (La Repubblica, 23 settembre).

♦ Aerei  degli Usa, sauditi e degli Emirati hanno preso di una mira una dozzina di piccoli impianti petroliferi in mano all’Isis. Installazioni a est e sud della cittadina di Raqqa, in Siria. Un tentativo di ridurre una delle fonti di finanziamento create, con grande abilità, dai contabili del Califfo. Secondo una prima valutazione – sostengono ambienti militari – i raid sarebbero stati coronati da successo (Il Corriere della Sera, 25 settembre).

♦ C’è stato oggi in Siria un attentato kamikaze a Homs, che ha provocato almeno 27 morti.  Fra le vittime ci sono numerosi bambini. Le esplosioni sono avvenute nei pressi di una scuola e di un ospedale nel quartiere filogovernativo della città. Si combatte intorno a Kobane, attaccata dai miliziani dell’Is (La Repubblica, 1 ottobre).

♦ Un parroco siriano e «una ventina» di altri cristiani sono stati rapiti a Knayeh, in un villaggio del nord della Siria al confine con la Turchia, ma non è chiaro chi abbia compiuto il sequestro. Lo riferisce l’agenzia Fides citando il vescovo Georges Abou Khazen, Vicario apostolico di Aleppo. Il religioso sequestrato si chiama padre Hanna Jallouf e il gruppo, composto anche di giovani e ragazze, è stato rapito nella notte fra domenica e lunedì (La Nazione, 7 ottobre).

Iraq

♦ Cosa faranno adesso i quasi 200.000 cristiani iracheni che una ventina di giorni fa dai villaggi della piana di Ninive sono scappati verso le zone curde? Sono sistemati in una ventina di centri di accoglienza organizzati in fretta e furia a Erbil. Qui si trova frustrazione, rabbia, senso di abbandono e disorientamento. «Politici, prelati, inviati speciali di associazioni umanitarie sono venuti a trovarci da tutto il mondo. Ci sono stati appelli, annunci, un mucchio di belle promesse. In verità solo dichiarazioni. Bei discorsi che lasciano il tempo che trovano. Nel concreto poco o nulla» dicono (Il Corriere della Sera, 25 agosto).

♦ «Meglio morire che convertirci», affermano con aria decisa i cristiani iracheni sfuggiti dalle milizie dello Stato Islamico. Considerano un «traditore» chi per salvare la vita, o anche solo per tenersi soldi e proprietà, ha pronunciato la «Shahada», la dichiarazione di conversione all’Islam. E dimostrano una fede e una determinazione nel mantenerla che per noi europei figli della secolarizzazione può sembrare una cosa del passato, superata, una memoria di tempi antichi. «Per un mese ci hanno provato. Ogni giorno venivano a dirci che dovevamo diventare musulmani. Una mattina gli abbiamo detto che forse era meglio se loro si battezzavano. Ma ci hanno picchiato più forte», raccontano tra i tanti quattro uomini del villaggio di Batnaia, posto a una quindicina di chilometri a ovest di Mosul. Sono Salem Elias Shannun di 57 anni; Habib Noah di 66; Najib Donah Odish, 67, ed il 65enne Yohannah Kakosh (Il Corriere della Sera, 8 settembre).

♦ L’Isis ha «distrutto completamente» la Chiesa Verde di Tikrit in Iraq. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Mena che cita fonti della sicurezza irachena. Anche il sito in arabo della Bbc conferma la notizia. Si tratta di uno dei più antichi monumenti cristiani in Medio Oriente divenuto una moschea. I jihadisti hanno piazzato l’esplosivo all’interno, e poi fatto brillare le cariche, precisa l’agenzia Mena (Il Corriere della Sera, 25 settembre).

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