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Verranno giorni gloriosi… verranno giorni gloriosi!

Mons. Pietro Sambi

Queste le parole d’incoraggia-mento che Mons. Pietro Sambi spesso mi ripeteva incoraggian-domi nei momenti bui e difficili durante l’Assedio della Basilica della Natività, durata 39 giorni nel 2002.

L’estate scorsa, nel luglio del 2011, ci ritrovammo in Romagna, e durante il nostro incontro ricordammo tutto ciò che avevamo condiviso durante l’Assedio della Natività. Ricordo che mi disse: “Sono trascorsi dieci anni dall’Assedio della Basilica della Natività… Vogliamo fare un evento grande per far capire a tutto il mondo che queste cose non devono più ripetersi … I trentanove giorni dell’Assedio della Basilica sono entrati nella storia dei cristiani in Terra Santa …; è nostro dovere fare memoria e ricordareIn quelle ore decidemmo insieme che dovevamo organizzare una grande celebrazione, in occasione del decimo anniversario della liberazione della Basilica della Natività, e ci demmo appuntamento a Maggio del 2012 a Betlemme. A distanza di solo un mese mi giunse però la notizia che Mons. Pietro Sambi era deceduto a seguito di un improvviso intervento chirurgico a Boston, nel Luglio del 2011. È stato grande il cordoglio in Terra Santa per la sua scomparsa. Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, intervistato dall’agenzia Sir, ha detto di lui: “Ha molto amato la Terra Santa e la Terra Santa ha molto amato lui”. In una intervista alla Radio Vaticana, nel gennaio 2006, a Mons. Sambi fu chiesto quale fosse il suo ricordo di Gerusalemme e questa fu la sua risposta: “Ma vede, Gerusalemme è una città, per quanto lei possa fare per Gerusalemme, che le darà sempre molto di più di quanto lei potrà dare. Il ricordo è stato quello di essere vissuto anche con i problemi di ogni giorno, alla sorgente della nostra identità cristiana, alla fonte della nostra fede, della nostra speranza e della nostra carità. Non sono ricordi quelli che porto, sono modi di vivere la propria fede, la propria speranza e la propria carità, che nella preghiera quasi quotidiana al Santo Sepolcro, al Calvario, al Getsemani, all’Ascensione, diventano parte integrante del proprio modo di essere, di pensare, di pregare e di parlare”.

Mons. Sambi, nella sua attività di delegato apostolico in Camerun, a Gerusalemme, a Cuba, in Algeria, in Nicaragua, in Belgio, in India, in Indonesia, a Cipro e in Israele, nonché quello di delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina, ed infine a Washington, ha sempre incessantemente portato l’annuncio della salvezza, attraverso la sua maestria diplomatica, con infinita saggezza e con lo spirito romagnolo che lo contraddistinguevano. Ricordo bene gli anni del suo mandato come nunzio in Israele e delegato apostolico per la Palestina quando svolse un’intensa opera per i cristiani di Terra Santa. Erano gli anni della seconda Intifada, quando in Terra Santa regnava la paura, sia per i palestinesi che per gli israeliani. Non mancava occasione per Mons. Sambi di incoraggiare i cristiani che rimanevano, dicendo che loro potevano essere il seme della speranza, che conduceva all’unica via da percorrere verso la pace: quella della fede e dell’amore di Dio.

Ricordava sempre che: “La pace non è un fango, la pace non si costruisce da sola. La pace si costruisce con idee di pace. La pace si costruisce con azioni di pace. La pace deve rendere impossibile la guerra e questo è il compito di tutti noi. Domandiamoci; che cos’è la guerra? La guerra è stata definita con questa frase molto bella: “La guerra è un massacro tra tanta gente che non si conosce, nell’interesse di poche persone che si conoscono ma non si massacrano tra di loro”.

Nel 2002, durante i 39 giorni dell’Asse-dio della Basilica della Natività, Mons. Sambi fu per tutti noi un pilastro diplomatico molto importante; la sua preghiera, la sua intuizione, furono determinanti nel risolvere la complessa situazione dell’assedio. Ricordo la sua vicinanza a tutti noi frati che eravamo all’interno della basilica e le sue parole che ci invitavano a resistere, per salvare le vite umane e anche per tutelare il luogo santo della Natività.

Mons. Sambi, diceva sempre che, se ci fosse stato spargimento di sangue, oggi, forse, non avremmo più la Basilica della Natività.

A distanza di un anno della sua scomparsa, il 29 luglio a Sogliano sul Rubicone, abbiamo ricordato Mons. Pietro Sambi che ha lasciato nel cuore di ogni persona che lo ha conosciuto il sapore vero della vita e dell’amore gratuito verso il prossimo, poiché era un uomo che ha costruito la sua vita a immagine di Dio come servo umile, ha donato se stesso per annunciare al mondo la verità del vangelo che rende libero ogni uomo.

Fr. Ibrahim Faltas ofm

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