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Pubblico e privato. Il doppio volto dell’Italia

di Paolo Nepi

La crisi italiana presenta alcuni dati negativi incontrovertibili, quali l’altissimo livello di disoccupazione giovanile e l’ingente debito pubblico che, nonostante le ripetute smentite dei governi di turno, tende a crescere di anno in anno. Altri dati sono invece positivi, quali la crescita dell’export, dove in termini percentuali di crescita stiamo superando addirittura la Germania, la locomotiva d’Europa. Si tratta dunque di segnali contrastanti, dove il timore dei dati negativi viene, almeno in parte, controbilanciato da quelli positivi che fanno vedere con qualche speranza il futuro del Paese.

Dove però il contrasto raggiunge il massimo è nel rapporto tra pubblico e privato. Anche se dobbiamo rifuggire da ogni forma di contrapposizione manichea, non vi è dubbio che in questa contraddizione si trovano, a mio parere, le cause principali della nostra crisi. Basti pensare, a livello macroeconomico, al contrasto tra il debito sovrano dello Stato e la ricchezza privata. Certamente la ricchezza privata riguarda una percentuale minoritaria di italiani, mentre tutta una fascia di ceto medio sta velocemente scendendo la scala sociale avvicinandosi in maniera preoccupante alla soglia di povertà. Sta di fatto che in Italia esiste una delle più alte percentuali di case di proprietà, segno di una ricchezza privata che fa da contrasto con le miserande condizioni della finanza pubblica. Molta di questa ricchezza privata è stata tuttavia conseguita con i soldi pubblici dalle varie «caste» che hanno occupato potere pubblico con eccessivi privilegi e benefici privati. Abbiamo permesso irresponsabilmente che si formasse non solo la «casta» dei politici, ma anche quella di tanti funzionari pubblici di ogni ordine e grado. Vi sono state poi le normative irresponsabili in termini di pensioni e di liquidazioni, anche se sono quelle che stanno facendo da ammortizzatori sociali, con i nonni e gli zii che spesso mantengono i nipoti con i loro risparmi.

Sono stato in questi giorni a Napoli, e ho trovato in questa bellissima città d’Italia il prototipo del contrasto, tipicamente italiano, tra pubblico e privato. Entrando in uno dei bar del centro storico, non ti sembra di essere in quella che viene spesso raffigurata, sia nei mezzi di comunicazione che nel comune sentire della gente, come una città disastrata. Pulizia, efficienza, correttezza e una impareggiabile cortesia – con l’ottimo e rinomato caffè ti offrono anche il bicchiere di acqua fresca, senza che tu debba chiederlo ripetutamente come da altre parti – ti presentano un volto di Napoli che quasi ti sorprende, abituati come siamo a vedere rappresentata questa Città con il volto della camorra e del malaffare. Qui siamo però nel privato. Da altre parti devi invece fare i conti con il pubblico, che si presenta con il volto dell’incuria e della sporcizia. Ho visto a Posillipo interi viali con ai bordi sacchi di immondizia che facevano da siepe alla carreggiata.

A questo punto mi viene in mente un’idea in stile provocazione. Perché non proporre alle scuole la tradizionale gita scolastica a Napoli, che peraltro è dotata di accoglienti ed economici ostelli per la gioventù, all’insegna della triade cultura-natura-società, anche per ridare motivazioni a una classica iniziativa che va perdendo di significato? Oltre a conoscere una delle più belle città del mondo, con opere d’arte e bellezze naturali incomparabili, i futuri cittadini adulti del domani prenderebbero coscienza che le contraddizioni tra pubblico e privato sono una delle principali cause del malessere sociale. Il principio «privato è bello» è stato un felice slogan contro le varie forme di statalismo inefficiente e sprecone. Ma se alla bellezza privata si contrappone lo sfascio del pubblico, con il tuo giardino privato in ottime condizioni e la strada pubblica antistante ricoperta di immondizia maleodorante, allora è meglio trovare soluzioni in cui la bellezza privata e quella pubblica si trovino in equilibrio.

In conclusione. Il rapporto tra pubblico e privato è non solo uno dei fondamentali capitoli dell’ingegneria costituzionale e della filosofia sociale e politica. Rappresenta, in ultima istanza, il termometro che misura la salute di una comunità e di uno Stato.

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