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Omelia del Vescovo Luciano nella Cattedrale di Fiesole

Riportiamo l’omelia che il vescovo emerito di Fiesole mons. Luciano Giovannetti, Presidente della Fondazione Giovanni Paolo II, ha tenuto, nella Cattedrale di Fiesole, per la Festa di San Romolo il 6 luglio 2014. Il vescovo Giovannetti è stato invitato dal Vescovo di Fiesole mons. Mario Meini che ha voluto così festeggiare gli ottanta anni di mons. Giovannetti.

La celebrazione della festa del nostro patrono san Romolo, vescovo e martire è come un tessuto, composto dalle letture e dalle orazioni che ci vengono proposte dalla liturgia. Un tessuto che ci dà un’immagine bellissima della nostra Chiesa fiesolana. Questo tessuto è composto da tanti fili, ognuno dei quali ha il suo ruolo e il suo compito. Tra di essi ce ne sono due che splendono per la loro bellezza e il loro significato. Sono le parole pastore e gregge.

Nella prima lettura, tratta dal profeta Ezechiele, contempliamo l’amore tenero di Dio verso il suo gregge. Nei tratti di amore, di misericordia, di attenzione verso le pecore sane e le pecore malate. A questa lettura abbiamo risposto con il salmo 22, un salmo che ci riempie sempre di grande consolazione. È il salmo del battesimo, «le acque tranquille», è il salmo della Cresima, la «santa unzione», è il salmo dell’Eucaristia, «per me tu prepari una mensa», è il salmo delle sacre ordinazioni, ancora il riferimento alla santa unzione, ed è il salmo delle esequie, «starò nella casa del Signore per lunghissimi anni».

E dopo questo salmo abbiamo il vertice di questa liturgia nella parabola del buon pastore. Gesù rimane impressionato, passando lungo le strade della Palestina, vedendo la vita di comunione profonda che i pastori conducono con il loro gregge. Per questo dice: «io sono il buon pastore». E queste sono le caratteristiche di quel buon pastore: conosco le mie pecore una ad una, le chiamo per nome, per esse io offro la mia vita, vado in cerca della pecora smarrita e voglio che si formi un solo ovile sotto un solo pastore.

È a Gesù, il grande protagonista di questa celebrazione, è a Gesù, l’unico protagonista della nostra vita, che noi rivolgiamo il nostro sguardo e, insieme con sant’Ambrogio, diciamo: «tutto per noi è Gesù Cristo». Questa parola facciamola sempre entrare profondamente nel nostro cuore, assaporiamola, gustiamola costantemente: «tutto per noi è Gesù Cristo».

Ma dice sant’Agostino: Cristo è l’unico, grande pastore, è lui che solo guida il suo gregge, ma lo fa impersonandosi nei vari pastori. Ecco, allora, la grazia del servizio pastorale che ci è concessa: è concessa ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi. Così, la festa del patrono, vescovo e martire san Romolo diventa la festa di tutta la Chiesa, perché è la festa dei pastori e del suo gregge.

Sostando in cattedrale pensavo sempre ai nostri vescovi. Ogni Chiesa custodisce con gelosia i dittici dei propri vescovi. Pensiamo a quei vescovi che hanno inciso più profondamente nella nostra esistenza. Pensiamo al vescovo Giovanni Fossà, al vescovo Giovanni Giorgis, al vescovo Antonio Bagnoli, al vescovo Simone Scatizzi, fino al nostro vescovo Mario. Insieme ai vescovi che hanno guidato la nostra Chiesa, associamo i tanti vescovi che hanno rapporti così importanti con la realtà della Chiesa fiesolana.

E insieme ai vescovi pensiamo ai loro primi, diretti collaboratori, i sacerdoti, che attraverso i secoli hanno fecondato questa Chiesa fiesolana con i loro sacrifici, il loro silenzio, le loro fatiche. Questi sacerdoti dei quali abbiamo conosciuto il volto e il nome, e che ora fanno parte della Gerusalemme celeste. Questi sacerdoti che operano nella nostra diocesi con tanta generosità e tanta dedizione.

Perché dobbiamo allora ripetere tutti insieme, noi pastori, «tutto per noi è Gesù Cristo», ma, nello stesso tempo, con il medesimo slancio di sant’Ambrogio, dobbiamo dire: «tutto siete voi per noi». Si ha la totalità del rapporto di amore tra pastori e gregge. Questa è la santa Chiesa di Dio, quella che vive questa unità.

E allora pensiamo al nostro gregge, pensiamo ai religiosi e alle religiose di ieri e di oggi, che sono una grande ricchezza per questa nostra Chiesa, pensiamo ai tanti laici. E così esprimiamo il nostro cantico di lode e di ringraziamento a Gesù, il pastore grande delle pecore.

Tra i pastori della nostra Chiesa splende il vescovo san Romolo, così come recita il prefazio di questa santa messa: «Tu hai inviato a questa nostra Chiesa il vescovo Romolo, designato dallo Spirito santo, a formare il gregge di Cristo, pastore grande, a formarlo con la parola e la testimonianza della vita. San Romolo diventa allora il modello del nostro comportamento e del nostro modo di essere, perché sempre, in questo tessuto, accanto alle altre letture, c’è il brano della prima lettera dell’apostolo Pietro, il quale si rivolge ai pastori dicendo loro: «pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge» (1Pt 5,2-3).

Quando il vescovo Mario mi chiamò per annunciarmi la festa di oggi, immediatamente pensai che non si è soliti celebrare una messa per un compleanno, sia pure notevole, ma piuttosto per gli anniversari di ordinazione.

Riflettendo sulla cosa, però, ho poi capito che si trattava per me di una grande opportunità per fare quella confessio laudis et peccatorum di cui parla sempre sant’Agostino. Ho dunque accettato e ora posso davvero svolgere la mia confessio laudis. Pochi giorni fa ho celebrato l’Eucaristia in occasione dei 70 anni dall’eccidio di Civitella della Chiana e ho potuto ricordare con gratitudine il mio parroco di allora il quale, in mezzo al crepitare delle mitragliatrici, gridava ai soldati tedeschi: «uccidete me, prendete me al posto del mio popolo». Una testimonianza che è rimasta profondamente impressa in me bambino e mi ha spinto a scegliere la sua stessa strada nel ministero ordinato.

Sono poi venuti gli anni della formazione in seminario, le sacre ordinazioni, il ministero episcopale nella mia diocesi, fino a quel 4 aprile 1981 quando il mio vescovo mi comunica che c’è una lettera per me da parte di san Giovanni Paolo II che mi chiede la disponibilità a divenire il nuovo vescovo di Fiesole: una richiesta che mi stupì non poco sapendo che il vescovo Simone Scatizzi vi era arrivato da poco.

Da quel momento, ho imparato ad amare questa bella diocesi, facendo mio lo spirito delle parole che mons. Gastone Simoni scrisse nell’introduzione al cosiddetto “librone” verde Fiesole, una diocesi nella storia. E non perché sia una Chiesa grandiosa, o chissà cos’altro. Semplicemente perché è una Chiesa bella, come bello è il suo presbiterio, non senza i suoi limiti e le sue difficoltà, ma bello.

Accanto alla confessio laudis, non può mancare la confessio peccatorum. Nei giorni in cui mi preparavo a lasciare Fiesole, un amico mi scrisse chiedendomi come avrei fatto ad andare avanti senza tutti gli impegni di un vescovo. Ebbene, il mio tempo è oggi riempito di ricordi, i tanti ricordi e i tanti volti delle persone che ho conosciuto, con la certezza di fare parte di un’unica, grande famiglia. E, pensando alle persone, mi si fanno evidenti i miei limiti e, in particolare, tre difetti per i quali chiedo perdono se qualche volta sono stati presenti in me.

Chiedo perdono se, talvolta, invece di mettere al centro Gesù Cristo, ho messo al centro me stesso, perché nessuno è o può essere protagonista se non Lui. Chiedo perdono se c’è stata in me, talvolta, della vanagloria, che può davvero riempire il cuore e la mente e fare brutti scherzi. Chiedo perdono se mi è accaduto di dire delle mezze verità che – come ha ammonito papa Francesco nel suo discorso ai vescovi italiani –, in realtà, non sono altro che bugie.

E ora che ho raggiunto questa tappa così importante, chiedo a tutti voi di aiutarmi ad avviarmi verso la mezzanotte della mia esistenza. Ogni sera, insieme alle altre preghiere, ho l’abitudine di ripetere, spesso anche di cantare, l’antifona  In paradisum, e prego: In paradisum deducant me Angeli; in tuo adventu suscipiant me martyres, et perducant me in civitatem sanctam Ierusalem. Chorus angelorum me suscipiat, et cum Lazaro quondam paupere æternam habeam requiem. Che l’angelo mi conduca infine in paradiso, per intercessione di san Romolo e di tutti i santi del cielo.

L’omelia del Vescovo Luciano presso la Cattedrale di Fiesole
L’omelia del Vescovo Luciano presso la Cattedrale di Fiesole

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