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Montenegro: affreschi e strane “coincidenze”

di Andrea Bonesso

Nella capitale montenegrina Podgorica, ai tempi della Jugoslavia nota come Titograd, fra le varie chiese, vi è pure quella dedicata alla «Resurrezione di Cristo», cattedrale appartenente alla Chiesa ortodossa serba. La consacrazione ufficiale di questa chiesa è avvenuta per mano del Patriarca ecumenico Bartolomeo con la partecipazione del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill I, quello di Gerusalemme, Teofilo, nonché il serbo Irinej. Fin qui nulla di strano e, probabilmente, il fatto sarebbe tranquillamente stato archiviato come cronaca o, al massimo, questione intraecclesiale.

Podgorica, chiesa della «Resurrezione di Cristo»
Podgorica, chiesa della «Resurrezione di Cristo»

Chiunque visiti, anche da semplice turista, la cattedrale, oltre ad apprezzarne le caratteristiche architettoniche, non potrà fare a meno di notare un affresco, situato su una della arcate superiori dell’edificio, sicuramente particolare. Si tratta di una raffigurazione dell’inferno in cui, tra i peccatori in attesa di giudizio, figurano in bella mostra Josip Broz, al secolo Maresciallo Tito fondatore della Jugoslavia repubblicana, Karl Marx e Friedrich Engels. I dannati, invece, sono in procinto di finire nelle fauci di una terrificante creatura che li divorerà. Dettaglio interessante: sopra la «bestia» si trova una persona le cui fattezze ricordano da vicino quelle del presidente del parlamento del Montenegro e capo del partito social-democratico, Ranko Krivokapić. Per completezza di informazione, si precisa che altri affreschi rappresentano il metropolita del litorale montenegrino Amfilohije Radović, il defunto Patriarca della Chiesa ortodossa serba Pavle con una vistosa aureola, il defunto Patriarca russo Aleksej, il compianto Arcivescovo di Atene Christodoulos, l’architetto della cattedrale Predrag Ristić, altri esponenti del clero e vari fedeli. Uno dei presbiteri della cattedrale, Velibor Džomić, senza troppi problemi ha dichiarato che «gli affreschi rappresentano tutti coloro i quali si sono fatti conoscere per aver tentato di nuocere alla Chiesa ortodossa serba. Questi nemici moderni della Chiesa sono numerosi ma sono tutti personificati dalla figura di Ranko Krivokapić che, in sintonia con i valori che esprime, è raffigurato all’inferno».

A questo punto, probabilmente è utile una puntualizzazione. Il presidente del parlamento, infatti, non nasconde  il proprio appoggio alla  Chiesa ortodossa montenegrina, non riconosciuta, dal punto di vista canonico, dalla Chiesa ortodossa serba. Altri presbiteri si sono affrettati a precisare che simili affermazioni vanno considerate alla stregua di opinioni personali. In ogni caso, a prescindere dalle somiglianze tra affreschi e persone reali, viventi o meno, dalle dichiarazioni e dalle smentite, alcune considerazioni sembrano imporsi.

Una prima riflessione concerne l’annosa questione del legame, molto stretto, tra l’autorità ecclesiastica e quella statale nel mondo cristiano-ortodosso. Si tratta, come noto, di un lascito del cesaro-papismo bizantino e della perdurante esistenza di Chiese nazionali. Legame che stride con una corretta concezione di laicità della società, dello stato e delle istituzioni che un paese come il Montenegro, il quale auspica di diventare presto parte dell’Unione europea, non dovrebbe consentire.

D’altra parte anche molti esponenti politici montenegrini, ci si augura senza altri fini, non sembra si siano più di tanto resi conto della questione. A titolo di esempio, esponenti del partito liberale hanno parlato, in relazione al contenuto degli affreschi, di violazione dell’art. 28 della costituzione il quale, tuttavia, tratta della dignità e integrità della persona.

Rimangono, inoltre, ancora dubbi sull’eccessivo sbilanciamento in senso nazionalista di taluni esponenti delle gerarchie ortodosse e sulla conseguente strumentalizzazione «politica» in cui potrebbero, più o meno consapevolmente, cadere.

La vicenda, più meno direttamente, coinvolge, in virtù del legame di cui si è già parlato, anche lo stato della Serbia che negli ultimi anni ha compiuto grandi passi in direzione dell’Europa. Questa nazione è chiamata a una costante «verifica» delle proprie legittime aspirazioni nazionali, per evitare che possano degenerare in accese pulsioni nazionaliste come nel passato, più o meno recente, è accaduto con ben note conseguenze.

Affresco, opera di anonimo, nella chiesa della «Resurrezione di Cristo» di Podgorica che mostra il maresciallo Tito che brucia tra le fiamme dell’inferno insieme a Karl Marx e Friedrich Engels.
Affresco, opera di anonimo, nella chiesa della «Resurrezione di Cristo» di Podgorica che mostra il maresciallo Tito che brucia tra le fiamme dell’inferno insieme a Karl Marx e Friedrich Engels.

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