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Un cuore solo. Papa Francesco e l’unità della Chiesa

di Walter Kasper (*)

Walter Kasper«La credibilità dell’annuncio cristiano sarebbe molto più grande se i cristiani superassero le loro divisioni e la Chiesa realizzasse la pienezza della cattolicità a lei propria in quei figli che le sono certo uniti col battesimo, ma sono separati dalla sua piena comunione», scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 244, dopo aver precisato che «l’unità è superiore al conflitto» e che «il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma». Il Vangelo, infatti, possiede un criterio di totalità che gli è intrinseco: non cessa di essere buona notizia finché non unisce tutti gli uomini nella mensa del Regno; l’ecumenismo è quindi «un apporto all’unità della famiglia umana». Sono affermazioni importanti da lui pronunciate sull’unità, ma non sono le uniche. In questo suo primo anno di pontificato ci sono stati incontri, gesti, omelie, discorsi e altri testi che evidenziano l’interesse del papa per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, la cultura della pace. Ad analizzarli per noi si è dedicato il professor Riccardo Burigana, docente di Storia ecumenica della Chiesa, che in nove capitoli ha presentato e commentato, seguendo una scansione tematico-cronologica, quanto il pontefice ha detto e fatto dalla sua elezione fino al recente viaggio in Terra Santa. Dell’ecumenismo di papa Francesco, l’autore mette in luce gli elementi di continuità con i precedenti pontefici ma anche le novità da lui apportate, frutto del suo peculiare stile. Si pensi all’importanza da lui data alla dimensione quotidiana dell’ecumenismo nella missione della Chiesa, all’invito ai cristiani a condividere il patrimonio comune nella quotidianità dell’esperienza della fede in Cristo, facendosi sempre e ovunque servitori della causa dell’unità e della pace, avendo presente che «l’unità dello Spirito armonizza tutte le diversità». Per il papa, osserva l’autore, il dialogo ecumenico deve essere un tempo privilegiato di ascolto dello Spirito per raccogliere i doni che si trovano nelle diverse tradizioni cristiane, per cui «il movimento ecumenico assume un valore che va ben oltre il dialogo teologico per la soluzione delle questioni che impediscono una piena comunione»: dialogo quindi come corsia preferenziale per giungere alla verità e al bene. Nei suoi incontri con rappresentanti di Chiese, Comunità ecclesiali e di altre religioni il papa esorta a cercare forme di collaborazione per il bene dell’umanità, la custodia del creato, la promozione della giustizia e della pace, superando con la «cultura dell’incontro» quella «dello scontro», a privilegiare cioè il dialogo nell’essere «artigiani della pace». Come vescovo di Roma, Francesco sollecita i cristiani a pregare insieme, a chiedere «di poter essere tutti rivestiti dei sentimenti di Cristo» per camminare verso l’unità voluta da Lui, avendo come modello una comunione ove siano presenti le legittime diversità delle tradizioni createsi in seno alla cristianità nel corso dei secoli, consapevoli, comunque, che camminare insieme è già fare unità. Oltre a questo ecumenismo spirituale, nel ricordare le attuali sofferenze di molti cristiani egli fa riflettere sull’ecumenismo della sofferenza, la cui efficacia si estende a tutta la Chiesa.

Dalle parole e dagli interventi del papa esaminati, l’autore vede delinearsi una «sorta di “primavera ecumenica”, carica di gesti per il presente e di speranze per il futuro», perché, come ritorna a spiegare il papa, «l’unità è più importante dei conflitti! L’unità della Chiesa è di Cristo, i conflitti sono problemi che non sono sempre di Cristo». Il cammino ecumenico, così come emerge da questa lettura, si configura come un pilastro della vita della Chiesa cattolica nell’opera di annuncio della buona novella a tutta l’umanità. Papa Francesco, con la sua originalità e con l’autentica singolarità della sua persona, sottolinea pure il cardinale Kasper nella prefazione al volume, è un promotore ecumenico dell’incontro e della pace; il suo atteggiamento rispecchia la pedagogia adottata da Dio nella storia della salvezza. La misericordia, posta al centro del suo pontificato, è espressione di «un’identità aperta, accogliente, che costruisce ponti verso l’altro, dischiude nuove possibilità». Sarà l’amore infinito e misericordioso di Dio ad aiutare poi a superare quegli ostacoli che sembrano insormontabili, conclude il professor Burigana al termine del suo lavoro, un saggio ben coordinato e documentato, di scorrevole lettura, che ci porta a scoprire la sensibilità ecumenica di papa Francesco, il quale, è lecito pensare, non si fermerà a questi primi approcci, considerato quanto gli sta a cuore farci crescere come persone e come credenti.


(*) Prefazione al libro di Riccardo Burigana, Un cuore solo. Papa Francesco e l’unità della Chiesa, Collana Ekklesia 2, Edizioni Terra Santa, Milano, 2014


un-cuore-solo-papa-francescoFin dall’inizio del suo pontificato, papa Francesco ha mostrato quanto centrale fosse per lui l’impegno a vivere l’unità della Chiesa a partire dal suo ministero di vescovo di Roma. Nei mesi seguenti questa idea si è venuta manifestando con sempre maggiore chiarezza attraverso parole e gesti con i quali egli ha voluto richiamare i cristiani a vivere l’unità nella quotidianità dell’esperienza di fede. Proprio alle parole e ai gesti di papa Francesco per l’unità della Chiesa è dedicato questo volume, con il quale ci si propone di presentare quanto Bergoglio ha fatto e sta facendo per il cammino ecumenico, in profonda continuità con i suoi immediati predecessori da una parte, e con molte significative novità dall’altra, secondo uno stile che caratterizza il suo ministero petrino. Un’attenzione particolare è riservata ai rapporti con l’ebraismo e con la Chiesa ortodossa, il «fratello Andrea», nella persona del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I.
All’incontro con quest’ultimo durante il pellegrinaggio di Francesco in Terra Santa, 50 anni dopo lo storico abbraccio fra Paolo VI e Atenagora, è dedicato il capitolo finale.

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