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Riflessioni sulla situazione in Siria

di Fulvio Scaglione

Tra i tanti esperti che popolano i giornali, risulta curiosamente difficile trovarne uno che abbia il coraggio di dire in poche parole una cosa: è molto improbabile, per non dire impossibile, che le autobomba fatte esplodere nelle grandi città della Siria, l’ultima nella capitale Damasco, con oltre 60 morti e centinaia di feriti, siano opera di Assad e dei suoi complici.

Non ci vuole uno stratega per fare due conti: perché un regime con credibilità zero, sull’orlo della cacciata e costretto a massacrare più di 10 mila siriani per tirare avanti di settimana in settimana, dovrebbe far crescere l’instabilità, la sfiducia, la paura e la collera della gente mettendo bombe in giro? Perché un regime che nelle province riesce a far muovere ormai solo l’esercito in assetto di guerra, dovrebbe portare il disastro nelle grandi città (analoghe bombe sono scoppiate molte volte a Damasco ma anche ad Aleppo) che sono i suoi ultimi caposaldi?

Assad e il suo regime hanno perso qualunque credibilità. Ma non è che far saltare in aria donne e bambini odori di violette. Quasi tutti i movimenti insurrezionali della storia hanno usato il terrorismo, compresi quelli che si battevano contro le dittature come il nazismo per ottenere la democrazia. Ma in Siria con chi abbiamo a che fare? Chi sono realmente quelli dell’Esercito Libero della Siria che attaccano l’esercito regolare siriano? O quelli del Consiglio Nazionale Siriano? Magari onesti patrioti che vogliono solo il bene del proprio Paese, chissà… O magari personaggi “discutibili” come quelli che l’amministrazione Bush sventolava agli occhi del mondo quando serviva una scusa per attaccare Saddam Hussein.

Il disgusto per i dittatori (Saddam, Gheddafi, Assad…) non giustifica tutto il resto, soprattutto in un caso come quello della Siria. Quindi: se non le mette Assad, chi le mette le bombe? Ho letto un’intervista con il solito ex analista della Cia, che sostiene una testi divertente: Al Qaeda si sarebbe infiltrata tra i ribelli siriani, per dirottare la rivolta (buona per definizione) verso l’estremismo islamico. Ma com’è possibile? Le autobomba stanno esplodendo a ripetizione e con violenza crescente. Come si può pensare che qualcuno organizzi una serie simile stando all’interno dei gruppi di opposizione che, secondo l’analista, mai compirebbero azioni di quel genere? Però Al Qaeda potrebbe farlo dall’esterno: nel qual caso la partita che si gioca in Siria ha almeno tre contendenti: il regime, i rivoltosi e Al Qaeda. Il che cambia un poco le cose, o no? Anche perché Al Qaeda è molto attiva anche in Africa. Ma non era stata sconfitta?

Il sospetto è che ci sia qualcuno che punta a far saltare il regime di Assad senza prendersene la responsabilità. E qui ci sta un po’ di tutto. La Turchia, che è sunnita, ha sempre avuto rapporti tesi con il regime alawita (una corrente degli sciiti) di Assad e punta dichiaratamente a diventare la potenza regionale? A Istanbul, inoltre, potrebbe non dispiacere fare, attraverso Assad, uno scherzetto a Israele: lo Stato ebraico, che si è appena dato un Governo di emergenza nazionale, ha gli occhi puntati sull’Iran, se la Siria saltasse per aria ai suoi confini avrebbe, nel migliore dei casi, grane e preoccupazioni a non finire.

Quindi gli Usa, magari attraverso qualche formazione della destra più o meno cristiana libanese? Possibile ma non probabile: Hezbollah, in Libano, cercherebbe di impedire l’abbattimento di un regime come quello di Assad, con cui l’intesa è di lunga data. Attraverso l’Iraq, forse? Non la Russia e non la Cina, che appoggiano Assad. Non l’Iran, che ha ragioni evidenti e pressanti per non rimanere isolato nella regione. I regni, sceiccati ed emirati del Golfo, che sono sunniti e potrebbero voler togliere un alleato all’Iran, che diventerebbe il primo “Stato canaglia” nel mirino? Forse, ma potrebbero farlo senza l’autoriz-zazione e l’appoggio degli Usa?

Prima o poi salterà fuori. Chiunque metta le bombe, però, è chiaro che oggi l’unica soluzione al problema Siria sarebbe un cambio di regime agevolato da un accordo internazionale e magari “incoraggiato” da una pressione militare.  Ma con le elezioni Usa alle porte, Putin appena rieletto al Cremlino, Israele in ambasce, il Libano come sempre pronto a esplodere, l’Iran in agguato e il timore generale di infilarsi in un gran pasticcio, la prospettiva è a dir poco lontana.

Scene di attentato a Damasco

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