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Nasce a Baghdad la cittadella dei giovani Giovanni Paolo II

Intervista con il vescovo di Baghdad dei Latini, mons. Jean Benjamin Sleiman

“La nascita, nella città di Baghdad, della cittadella dei giovani intitolata al Servo di Dio Giovanni Paolo II, credo – spiega monsignor Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo dei latini di Baghdad – sia un modo concreto per celebrare un Papa, oggi Beato, che amava in modo particolare i giovani”. Il suo amore, lo hanno percepito milioni di giovani attraverso il mondo senza averlo mai incontrato. In tanti di loro ha ricreato la speranza. In molti altri ha riseminato la fede. In tutti ha portato la gioia

E’ terminata la costruzione della prima parte della cittadella dei giovani nel centro di Baghdad. Un sogno che si è realizzato?

Sì, se penso alla prima volta che ne parlammo con mons. Giovannetti, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II, non credevo proprio che in poco tempo riuscissimo a fare il progetto, trovare le imprese e iniziare i lavori. Ma devo insistere sulla Provvidenza che ha  mandato  la Fondazione. Quando il terreno è stato recintato e gli operai hanno iniziato eravamo vicini al Natale dello scorso anno e per tutti noi è stata una grande gioia. Ma non nascondo che, talvolta, sono stato preso anche dal panico. Intraprendere un così bel progetto in questi tempi bui, non sembra follia? In mezzo a tante difficoltà, vedere quel cantiere è stato motivo di gioia e di speranza.

L’Iraq ha un nuovo Governo, gli Americani hanno lasciato il Paese, ma gli attentati e la paura non sono cessati.

Tutti avevano riposto molta fiducia nelle elezioni, e finalmente il Governo si è messo al lavoro.  Le difficoltà sono ancora molte, soprattutto per i cristiani. Ma gli iracheni hanno fiducia. Tutti vogliono la pace, tutti desiderano lavorare per costruire un futuro di pace. Per noi, per le nostre Chiese è importante la vicinanza dei cristiani occidentali. Per noi che viviamo in Iraq è molto importante, ci dà speranza, ci aiuta a superare questo momento molto, molto difficile.

Il Sinodo dei Vescovi sul Medio Oriente voluto da Papa Benedetto XVI è stato molto importante per tutta la Chiesa.

È stato un momento di grazia. Vivere insieme per due settimane con Papa Benedetto XVI ha aiutato tutti noi a meglio comprendere i problemi e le situazioni nelle quali viviamo. Il Santo Padre, con il tema centrale della comunione, ha centrato il vero problema che sfida tutte le nostre Chiese. Infatti, la comunione dà tutta la sua veracità alla testimonianza. Comunque aspettiamo l’esortazione apostolica per concretizzare  il messaggio del sinodo.

La “Cittadella dei giovani Giovanni Paolo II” è un segno concreto di comunione e di attenzione verso i giovani iracheni.

È segno di speranza per i cristiani e per tutte le ragazze e i ragazzi. La cittadella con tutte le sue attività sarà aperta a tutti i giovani, non si può, infatti, formare la gioventù alla pace se la si rinchiude su se stessa. Vorrei veramente ringraziare la Fondazione Giovanni Paolo II, mandatami dalla Provvidenza, ancora una volta, per la tenacia con la quale insieme a noi ha perseguito questo ambizioso progetto, la Conferenza Episcopale Italiana per la sua sensibilità verso i cristiani di tutto il Medio Oriente, il lavoro prezioso che sta svolgendo l’Ambasciata italiana e tutti gli operai e le maestranze che stanno realizzando questo sogno. Tutti vanno assolutamente ringraziati per la fiducia fattaci e la vicinanza malgrado la quasi impossibilità di venire sul posto.

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