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Omelia del giorno di Pasqua 2012 di Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal

Eminenza Reverendissima, Cardinal William Levada, cari confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari religiosi e religiose, cari fedeli di Terra Santa, cari pellegrini giunti da tutto il mondo per partecipare a questa celebrazione, cari fedeli che ci seguite attraverso i media.
In questo giorno glorioso, noi riviviamo in questa Basilica del Santo Sepolcro la gioia della Pasqua, la gioia di Cristo Risorto, veramente risorto, che ci “precede in Galilea” (Mt 28,7).A tutti auguro una Buona Pasqua, una Santa Festa della Risurrezione, pur nella profonda consapevolezza che gli eventi in Medio Oriente minacciano la nostra regione, i nostri popoli, noi cristiani, gettando un’ombra sulla nostra gioia.1 – Tre donne che seguivano Gesù vanno al sepolcro per ungere con oli aromatici il corpo del Crocifisso deposto dalla croce (Mc 16,1-2). Ma è allora che si rendono conto che la tomba è già aperta, e il corpo di Gesù non c’è più. Un giovane “vestito d’una veste bianca” dice loro: “Voi cercate Gesù Nazareno, il Crocifisso. È risorto, non è qui “(Mc 16, 6-7). Queste donne sono prese da profondo timore e spavento, sono sotto choc ed allo stesso tempo piene di stupore. Tuttavia, “abbandonato in fretta il sepolcro”, corrono a riferire ai discepoli ciò che hanno visto e sentito (Mt 28,8).
Siamo in migliaia, oggi, a cercare il volto di Cristo, la Sua Parola e la Sua Pace. E siamo in pena quando non riusciamo a scorgerlo né nei discorsi politici, né nel mondo economico, né nella famiglia.
Davanti a questo vuoto la paura ci invade, così come invase le donne davanti al sepolcro vuoto.
In effetti questa tomba non contiene più il corpo del Crocifisso. Cristo vuole che attraverso la fede e la carità tutta l’umanità ritorni a Lui. Egli ci chiede di diffondere la lieta novella della venuta del suo Regno, così come chiese alle donne di annunciare ai discepoli la sua risurrezione.
Oggi, anche noi siamo testimoni della sua risurrezione, e non abbiamo motivo di temere o di dubitare: la tomba è vuota, il Crocifisso è risorto e vivo. Ora, nessuno se ne può appropriare: nessun luogo, nessun paese, nessun popolo.
2- Oggi, il Risorto dai morti ci chiede di essere a nostra volta annunciatori della Buona Novella, di diffondere la gioia della Pasqua. Malgrado il Venerdì Santo sia durato a lungo, con pesanti segni di morte per noi e per i nostri paesi, si sente il canto della Risurrezione: Cristo è risorto, Alleluia.
3 – Cari fratelli, noi discepoli moderni, discendenti delle donne di Gerusalemme, dobbiamo armarci di fede, di coraggio, della gioia del nostro incontro con Gesù, per annunciare a tutti i nostri fratelli la sua risurrezione e la sua vittoria. Ciò è particolarmente vero per i fedeli dei nostri paesi che hanno paura.
Paura di fronte alle agitazioni e ai disordini in corso nelle nostre regioni; paura di fronte ad un futuro incerto o addirittura oscuro. I politici e la comunità internazionale si preoccupano poco della nostra libertà e della nostra sorte. Gli interessi personali calpestano la buona volontà di coloro che cercano di avanzare verso la pace e la giustizia.
I martiri contemporanei testimoniano la Risurrezione di Cristo, così come ne sono segno le processioni, le pietre di Gerusalemme, i prigionieri in nome di Cristo. Con il nostro comportamento e la nostra coscienza, dobbiamo essere una testimonianza viva per la gente dei nostri paesi, per i nostri pellegrini e per i turisti. Proclamiamo con fede che Cristo è risorto, che vive e noi ne siamo testimoni.
4 – Molte sono le persone che vengono in Terra Santa per cercare Cristo, nel tentativo di scoprire o riscoprire le proprie radici. Noi siamo le radici, siamo la Chiesa Madre. E tutte le difficoltà e le disgrazie che ci hanno colpito, e che ci colpiranno ancora, non faranno vacillare la nostra fede, ma aumenteranno la nostra perseveranza, il nostro senso di appartenenza a Gerusalemme e alla nostra Chiesa. Cristo, il Vivente, trionfa sempre sul male.
5 – Lungo la storia, i discepoli di Cristo hanno dato testimonianza del loro incontro e dell’esperienza vissuta con lui. Seguendo il loro esempio, una folla immensa, di cui anche voi e io facciamo parte, segue da più di due millenni il Cristo.
Molto spesso, i discepoli di Cristo non trovano davanti a sé né comprensione, né accoglienza, né risposte. Nella storia della Chiesa, molti hanno pagato con la vita il prezzo della loro testimonianza: schiere di martiri hanno versato il proprio sangue per la sola ragione di essere cristiani e di aver proclamato la Buona Novella della Risurrezione e della vittoria di Cristo. E questo slancio non è mai venuto meno fino ad oggi e non cesserà mai.
L’uomo contemporaneo chiede costantemente prove visibili e tangibili della Risurrezione. Non gli basta la tomba vuota, né la Sindone, né quanto riportato dai soldati.
Fratelli e sorelle, in effetti, il primo miracolo della Risurrezione è il cambiamento radicale del cuore, come testimoniato dal centurione romano: “Veramen-te quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15, 39). Si tratta di un appello alla conversione, alla conversione dei soldati, ma anche dei discepoli riuniti nel Cenacolo a porte chiuse per la paura. La risurrezione ha operato in loro una trasformazione e sono diventati testimoni, felici di soffrire per Cristo.
6 – Nei paesi arabi intorno a noi, una gioventù entusiasta ha scosso la polvere dai propri piedi e da una storia oscura, di miseria, totalitaria. Si è armata, alla ricerca di una nuova vita contraddistinta da giustizia, libertà e dignità. Si tratta di una generazione nuova, di giovani che cercano la risurrezione e la riforma per i propri popoli. Una forte volontà e la fiducia in un futuro migliore sono i soli strumenti a loro disposizione per giungere a questi cambiamenti.
Aiutiamoli con la nostra preghiera, con l’incoraggiamento, con il consiglio di armarsi di ragionevolezza, restando fedeli ai propri paesi e alle conquiste raggiunte.
Ci auguriamo di poter cantare insieme a loro un giorno il nostro Alleluia, nonostante il pericolo e i rischi che li minacciano, e che ci minacciano tutti. Nonostante molte siano le parti interessate intenzionate a raccogliere i frutti di questa rivoluzione senza averne preso parte. Tuttavia, le riforme sono indispensabili.
Seppelliamo dunque nella tomba di Cristo le nostre inclinazioni mondane, le nostre divisioni religiose, la nostra violenza, la nostra mancanza di fede e le nostre paure. Vivremo così una vita nuova, secondo quella che è la “nuova evangelizzazione “, compiendo il desiderio del Signore, nostro Maestro, nello spirito del prossimo Sinodo di ottobre.
Dobbiamo “deporre l’uomo vecchio (…) e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (cf. Ef 4, 22-24), che significa essere allo stesso tempo un buon cittadino che crede al bene, alla pace, ed alla “vita in abbondanza” (Gv 10,10). Un cittadino che vive e lascia vivere e rispetta gli altri popoli.
Da questa tomba si è diffusa la Luce, si è diffusa la Pace. Ed oggi, qui, la Luce e la Pace devono sorgere nuovamente. Domandiamo al Signore che realizzi questo nostro sogno, per la Terra Santa e per il mondo intero.
7 – Cari fratelli e sorelle, cari malati, anziani, prigionieri, voi tutti che soffrite ingiustizie, voi tutti, cari fedeli, per i quali il Venerdì Santo sembra non finire mai a causa della violenza e dell’ingiustizia, voi tutti, che non potete vivere la gioia della Pasqua, voi tutti, che non avete potuto raggiungere il Santo Sepolcro per condividere con noi questa festa …
Per voi elevo la mia preghiera con la speranza che possiate gioire della pace della Risurrezione. La Pasqua riempia il vostro cuore di amore, di solidarietà, attraverso la forza di Cristo Risorto che vuole farci risorgere con lui (cf. Col 3).
Il Signore è risorto. Andate ed annunziate questa Buona Novella al mondo intero. Sì, Gesù è veramente risorto. Amen. Alleluia.

Testo tratto da www.lpj.org (sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme)

Processione pasquale al Santo Sepolcro

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