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Papa Francesco: pellegrino di pace

di Fr. Ibrahim Faltas ofm

La visita di Papa Francesco in Terra Santa, è stata un’esperienza indescrivibile, che ha generato tanta gioia e felicità nei cuori di tanta gente. È stato un vero ciclone di rinnovamento e di speranza per questa Terra.
Pochi mesi fa quando annunciò il suo pellegrinaggio apostolico in Terra Santa, la notizia destò gioia e stupore, e moltissima attesa nei cristiani, e nel resto della popolazione, poiché il modo di fare del Papa, le sue parole, i suoi gesti hanno creato grande curiosità da parte di tutti. Per molte persone è stato come la realizzazione di un sogno, poter vedere Papa Francesco, nelle strade di Betlemme e di Gerusalemme, ha fatto recuperare, nella gente quel senso di dignità e di appartenenza alla chiesa.

Il grande miracolo di questo viaggio era già avvenuto nei preparativi, poiché abbiamo lavorato insieme agli ortodossi, per organizzare lo storico incontro tra Papa Francesco e il Patriarca ortodosso Bartolomeo, a Gerusalemme, in un clima di armonia e di forte desiderio di dialogo tra le due grandi chiese sorelle, che convivono nei luoghi santi, e che da secoli custodiscono la Basilica della Natività e il Santo Sepolcro. L’abbraccio storico tra Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, è stato un incontro eccezionale. Il Papa che ha baciato la mano di Bartolomeo, circondato da tutti i patriarchi del Medio Oriente. La loro preghiera comune al Santo Sepolcro, il luogo più santo per tutti i cristiani, un luogo che scaturisce gioia profonda, perché sappiamo che il sepolcro è vuoto, che Gesù è risorto, Francesco e Bartolomeo, come apostoli del nostro tempo, hanno mostrato al mondo il nuovo volto della chiesa  e del dialogo ecumenico, un segno importante per tutti i cristiani che vivono situazioni difficili in Medio Oriente.

A Betlemme, molti abitanti hanno preparato grandi cartelloni di benvenuto, con immagini del Papa un po’ ovunque. Nella Piazza della Mangiatoia, dove abbiamo allestito il palco per la celebrazione della Santa Messa, ad attenderlo c’erano circa diecimila persone, che tra sventolio di bandiere e canti, aspettavano l’arrivo del Papa.

Molti cristiani di Gerusalemme e di altre zone della Palestina non riuscendo ad assistere alla Santa Messa, hanno seguito da casa o da maxi schermi tutta la visita a di Papa Francesco nella giornata dedicata a Betlemme, capitale della cristianità, chiusa da un muro di separazione.

È proprio a questo muro di separazione, che c’è stato un fuori programma di Papa Francesco, che appena l’ha visto è stato spinto dal desiderio di pregare, è sceso dalla sua auto, per osservare sgomento e ammutolito il muro. Papa Francesco ha posto la sua mano sul muro pregando, con la stessa intensità e delicatezza di quando benedice una persona, come a volere sollevare tanta gente dalla sofferenza che il muro genera.

Muto, nessuna parola, nessun commento, solo un segno di croce. Questo gesto del Papa, nell’euforia della festa, ha riportato tutti alla triste realtà che vive la città di Betlemme, chiusa da anni dal muro di separazione, ma che non fa più notizia! Ma l’immagine del Papa che prega dinnanzi al muro ha fatto il giro del mondo!

Papa Francesco, ha scelto un nome semplice e di grande testimonianza evangelica, come lo è stato San Francesco d’Assisi, che con il dialogo, la preghiera e la carità ha diffuso il francescanesimo nel mondo, Papa Francesco, sta elogiando questo nostro tempo, andando controcorrente, donando a larghe mani gesti di amore e misericordia. Grazie a Papa Francesco, abbiamo vissuto a Betlemme, durante il pranzo al Casanova di Betlemme, uno dei momenti più forti della visita di Francesco in Terra Santa: la storia vera di oggi delle pietre vive della chiesa locale. Ospiti di eccezione al suo tavolo, alcune famiglie che vivono nella difficoltà del conflitto, che hanno portato la loro testimonianza.

Una Signora di un villaggio del nord di Iqrith, ha raccontato che nel 1948, essi furono cacciati dal loro villaggio da parte delle forze di occupazione israeliane. Nel 1951 la Corte Suprema israeliana ha emesso un ordine di tornare alle loro case, ma il villaggio venne demolito lasciando solo la chiesa e il cimitero. È permesso di essere sepolti in Iqrith, ma non è permesso di vivere in essa!

Una famiglia di Beit Jala ha raccontato come le loro terre a Cremisan sono state confiscate per la costruzione del Muro di Separazione.

Una giovane donna dalla Striscia di Gaza ha spiegato le difficoltà di vivere sotto assedio, per i Cristiani di Gaza c’è il divieto di visitare i luoghi santi se non si ha 35 anni compiuti, ed è loro concesso solo una o due volte l’anno se si è più fortunati. Ha anche spiegato che il loro parroco, che è argentino, ha preferito rimanere a Gaza con i suoi giovani parrocchiani, poiché gli israeliani non hanno dato i permessi per venire a messa a Betlemme. Il Papa è stato profondamente toccato da questo gesto e dalla tragica situazione dei cristiani a Gaza.

La mamma di un cristiano di Gerusalemme detenuto nelle carceri israeliane da 28 anni, in rappresentanza di centinaia di detenuti della gioventù palestinese, ha raccontato come esempio la situazione di suo figlio.

Un giovane di Gerusalemme ha spiegato, come è stato coinvolto nel sistema e gli è stata negata la residenza a Gerusalemme e non ha ID, anche se entrambi i genitori hanno Gerusalemme ID. Questo giovane non esiste secondo i documenti ufficiali, non ha identità e non ha un passaporto.

Una famiglia cristiana di Gerusalemme, che vive il dramma del ricongiungimento familiare, un dedalo di leggi in cui nessuno sa come fare, e che questa legge temporanea perdura da 12 anni, mette a rischio la convivenza di 200 famiglie di Gerusalemme.

Papa Francesco ha ascoltato con estrema attenzione tutti, e nei suoi occhi si leggeva chiaramente la sua commozione e la sua condivisione alla sofferenza della gente. Ma il momento conviviale grazie a Papa Francesco è stato vissuto nella semplicità familiare, come di un Padre che ascolta i bisogni di un figlio! Penso che per queste persone che hanno avuto modo di parlare così apertamente e serenamente con Papa Francesco, sia stato un momento indimenticabile nella storia del la loro vita.

Dopo pranzo Papa Francesco è andato a riposarsi in una stanza a Casanova, ma solo per pochissimo tempo, prima della visita alla Grotta della Natività. Quando è uscito dalla camera, io lo aspettavo nel corridoio, per accompagnarlo alla Grotta, ma lui mi ha veramente sorpreso perché mi ha detto «Spegni l’aria condizionata, perché io non ci sono riuscito. Se no, sprecate tanti soldi». È attento a tutto! Prima di proseguire per la visita ha ringraziato tutto il personale che lavora per noi a Casanova, lasciandosi ritrarre in una fotografia, come quelle che un tempo ritraeva il capofamiglia con tutti i suoi cari.

Per noi francescani è stato molto importante ed emozionante ricevere la visita fuori programma di Papa Francesco, nel nostro convento di San Salvatore a Gerusalemme; il Santo Padre ha condiviso con noi il nostro pranzo in refettorio, donandoci grandi parole di saggezza e soprattutto il suo sorriso e la sua semplicità di Pastore tra le genti ha conquistato il cuore di tutti. Per il nostro lavoro in Terra Santa, ha detto che se oggi c’è la pace, se ci sono comunità cristiane, perfino se c’è una presenza cristiana è grazie ai frati francescani. Davvero commovente, perché ha riassunto 800 anni di presenza francescana in questa terra e ci ha infuso grande fiducia a continuare nel cammino secolare della Custodia in Terra Santa, un cammino, che oggi incontra tante e difficoltà e resistenze, ma come ci ha insegnato San Francesco, noi cominciamo a fare ciò che è necessario, poi faremo il possibile, e improvvisamente faremo l’impossibile.

San Francesco, arrivò in Terra Santa, durante un periodo molto difficile, quello delle Crociate, lasciò la propria terra e si recò in Egitto dove incontrò il Sultano il quale fu impressionato dalla modestia di San Francesco e dal suo messaggio di accoglienza, di riconciliazione e di pace, suscitando il rispetto e l’amicizia dal Sultano, e senza spade e fucili, era riuscito a realizzare ciò che le grandi armi non avevano ottenuto.

Papa Francesco è arrivato in Terra Santa solo per tre giorni, e instancabilmente ha incontrato e stretto mani a ministri israeliani e palestinesi, a tanti religiosi al Getsmani, ha incontrato i bambini al campo profughi di Deishe, e i bambini israeliani che lo hanno aiutato a deporre una corona di fiori al monumento di Herzl, ha teneramente accarezzato un’anziana di Betlemme, come ha accarezzato una superstite della Shoa, al museo di Yad Washem, ha abbracciato simbolicamente tanti sacerdoti esortandoli a continuare il loro servizio nella gioia del risorto, ha pregato al muro del pianto, come ha pregato al muro di separazione, ha abbracciato Bartolomeo, come ha abbracciato un rabbino e un mufti. Nel segno della pace ha piantato un ulivo nel giardino del Getsmani, e un ulivo nel giardino della residenza di Perez. Si è inginocchiato e pregato al Santo Sepolcro, alla Grotta della Natività, e al Cenacolo, luogo di proprietà della Custodia di Terra Santa, ha celebrato l’Eucarestia ricordandoci: «Quanto amore, quanto bene è scaturito dal Cenacolo! Quanta carità è uscita da qui, come un fiume dalla fonte, che all’inizio è un ruscello e poi si allarga e diventa grande».

Il pellegrinaggio di Papa Francesco entrerà nella storia della Chiesa e nella vita di tanti uomini, per il sorriso e la gioia che ha portato su questa terra santa, tanto amata quanto divisa, ha seminato incessantemente gesti di pace, aprendo un nuovo tempo del dialogo, invitando a casa sua, il Presidente Peres e il Presidente Abu Mazen a un incontro di preghiera per la pace in medioriente.

Durante la Santa Messa sulla Piazza della Mangiatoia a Betlemme, tra l’entusiasmo di tanti cristiani locali, oggi Papa Francesco ha detto: “Il Bambino Gesù, nato a Betlemme, è il segno dato da Dio a chi attendeva la salvezza, e rimane per sempre il segno della tenerezza di Dio e della sua presenza nel mondo”.
Durante la Santa Messa sulla Piazza della Mangiatoia a Betlemme, tra l’entusiasmo di tanti cristiani locali, oggi Papa Francesco ha detto: “Il Bambino Gesù, nato a Betlemme, è il segno dato da Dio a chi attendeva la salvezza, e rimane per sempre il segno della tenerezza di Dio e della sua presenza nel mondo”.

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