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Papa Giovanni XXIII: il primato degli “uomini di buona volontà”

di Paolo Nepi

Il giorno dell’elezione di Papa Roncalli, che prese il nome di Giovanni XXIII, avevo nove anni, e frequentavo la quinta elementare. Avevo da poco ricevuto il sacramento della cresima, in realtà non senza qualche apprensione, dal momento che i ragazzi più grandi ci dicevano che il Vescovo ci avrebbe fissato la fascia in fronte con un chiodo. Soprattutto nelle campagne, era diffuso un  senso di religiosità popolare molto sentito, sia pure con qualche infiltrazione di tipo magico. Nell’immaginario infantile, le liturgie e la gerarchia ecclesiastica, per quanto ricordo, avevano però un fascino suggestivo. Erano, per quanto in una forma ingenua e semplicistica, l’invito a non fermarsi alle apparenze sensibili, ma a scrutare un mondo altro, non privo di incantesimo naturalistico, ma in ogni caso segno dell’invisibile che incuriosisce l’animo umano di ogni tempo e di ogni età.

In questo contesto comparve la figura di Papa Giovanni. La radio e la televisione si impadronirono del personaggio rendendolo familiare. Rispetto a Papa Pio XII, papa Roncalli era certamente più adatto ai nuovi strumenti della comunicazione, dove si muoveva con naturale semplicità e scioltezza. Ebbi l’impressione che il papa fosse uno di famiglia. E percepii in modo inequivocabile il venir meno di certe barriere di cui non avevo compreso bene il significato. Quali erano le barriere che cominciavano a scricchiolare? Mi soffermo su un aspetto, anche se molti altri meriterebbero adeguata attenzione. Ma questo aspetto ritengo che sia stato molto importante, e, per ragioni storiche complesse, non adeguatamente compreso e valorizzato. Erano le barriere che avevano diviso, soprattutto in una regione come la Toscana, i democristiani e i comunisti, molti dei quali, soprattutto le donne, continuavano peraltro a frequentare la chiesa. Era una divisione che spesso attraversava anche le famiglie, che riuscivano a contenere il conflitto politico attraverso la strategia degli affetti. Del resto l’Italia politica del secondo dopoguerra, dove non mancarono episodi di assurda violenza, è stata ben descritta da Guareschi con le esemplari figura di Don Camillo e Peppone.

Nel giro di pochi mesi dalla sua elezione le case dei comunisti cominciarono a esporre immagini di Papa Giovanni. Era come se si stesse realizzando una sorta di riconciliazione tra il popolo della sinistra –  che per ragioni politiche aveva assunto, soprattutto nei quadri dirigenti e molto meno nella base, atteggiamenti anticlericali e perfino antireligiosi – e il popolo di Dio. In realtà, come abbiamo detto, Papa Giovanni non fece altro che dare voce a un desiderio di riconciliazione che circolava da tempo, riportando le divisioni politiche, dall’ambito di una vera e propria guerra di religione, al loro più naturale ambito storico-sociale. Si trattava in fondo di un’anticipazione di quello che avrebbe sancito il Concilio pochi anni dopo la sua morte. «È di grande importanza − si legge al n. 76/a della costituzione pastorale Gaudium et Spes −, soprattutto in una società pluralistica, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini guidati dalla coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori».

Questa distinzione, che liberava i credenti da appartenenze rigide, che spesso non avevano a che fare con il valore politico fondamentale del bene comune, faceva appello al tema degli uomini di buona volontà, tema molto caro a Giovanni XXIII. Occorre precisare che non si tratta di una categoria moralistica, dato che la buona volontà non è la banale bonarietà degli uomini sempliciotti, ma la virtù dei veri costruttori di pace e giustizia. I quali possono sempre, incontrandosi nella variegata realtà dell’esperienza socio-politica, convergere anche provenendo da storie diverse. «Quando incontro qualcuno per strada è un’immagine molto significativa di Papa Giovanni non gli chiedo da dove viene. Non mi interessa. Gli chiedo dove va. Gli chiedo se posso fare un pezzo di strada insieme a lui».

Questo messaggio di Papa Giovanni fu raccolto solo parzialmente. Il conflitto politico continuò con logiche vecchie e superate dalla storia, e l’incontro di tradizioni politiche diverse, anziché sul terreno del bene comune, dove gli uomini di buona volontà di una parte e dell’altra avrebbero potuto lavorare assieme, avvenne sul terreno del consociativismo alla luce della più cinica spartizione del potere. Nel frattempo gran parte del popolo italiano, seguendo la cultura radicale della sinistra e quella del moderatismo centrista, si è secolarizzata nelle forme di un individualismo selvaggio e amorale.

La santificazione di Papa Roncalli potrebbe pertanto, e soprattutto dovrebbe, rappresentare un’occasione per rivisitare, oltre agli aspetti più specificamente religiosi, spirituali ed ecclesiali, anche questo versante del suo messaggio e della sua testimonianza. Tanto più in un momento in cui l’Italia ha particolarmente bisogno di donne e uomini di buona volontà.

Papa Giovanni XXIII

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