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«Papa Giovanni, un pastore e un padre» Giovanni XXIII nelle parole di Papa Francesco

di Riccardo Burigana

«Il mondo intero aveva riconosciuto in Papa Giovanni un pastore e un padre»: con queste parole Papa Francesco ha parlato di Giovanni XXIII nel corso dell’udienza concessa a un gruppo di pellegrini della diocesi di Bergamo, il 3 giugno 2013; i pellegrini, guidati da mons. Francesco Breschi, vescovo di Bergamo, sono stati ricevuti dal papa in occasione del 50° anniversario della scomparsa di papa Roncalli: «Piazza San Pietro era diventata un santuario a cielo aperto, accogliendo giorno e notte fedeli di tutte le età e condizioni sociali, in trepidazione e preghiera per la salute del Papa», come ha ricordato papa Francesco sempre nel discorso ai pellegrini bergamaschi, evocando cosa fu, anche per lui giovane sacerdote, l’agonia e la morte di papa Giovanni; furono giorni segnati «dalla commozione» per la scomparsa di un uomo che era riuscito a entrare nei cuori, nelle teste, nelle case di tanti uomini e di tante donne, anche tra coloro che non si riconoscevano nella Chiesa Cattolica. La figura di Giovanni XXIII era diventata così familiare nel mondo, come è rimasta nei decenni che sono seguiti, durante i quali la continua pubblicazione dei suoi scritti, tra i quali un posto privilegiato spetta al Giornale dell’Anima,  e le ricerche storico-teologiche sulla sua vita hanno contributo a mantenere vita l’attenzione nei confronti di papa Roncalli, ma da sole non sono certo in grado di spiegare la «popolarità» di Giovanni XXIII, sulla quale papa Francesco è tornato varie volte nei suoi interventi pubblici. Il 3 giugno 2013, sempre nell’udienza ai pellegrini bergamaschi, papa Bergoglio ha posto l’accento sul motto episcopale, Obbedienza e Pace, scelto da Roncalli al momento della sua nomina da parte di Pio XI a vescovo titolare di Areopolis, il 3 marzo 1924, nell’imminenza della sua partenza per la Bulgaria, in qualità di Delegato Apostolico. Lo stesso Roncalli aveva scritto che questo motto era «un po’ la mia storia e la mia vita», come ricorda papa  Francesco, citando il Giornale dell’Anima. La sua vocazione per la pace rappresenta un elemento fondamentale per la comprensione della sua «popolarità», secondo papa Francesco, dal momento che le persone hanno visto in Angelo Giuseppe Roncalli, in ogni momento della sua vita, «un uomo capace di trasmettere pace; una pace naturale, serena, cordiale». Una volta eletto papa Roncalli manifesta la sua volontà di costruire la pace nell’incontro e nel dialogo e per questo, anche per questo, diventa il «Papa buono».

L’essere «un prete con bontà» ha permesso a Roncalli di costruire, nella sua lunga vita, delle solide amicizie come emerge nella lettura dei suoi atti nei quasi trent’anni del suo servizio nella diplomazia Vaticana, prima a Sofia, poi a Costantinopoli e infine a Parigi. In quegli anni dimostrò la sua straordinaria capacità nell’essere «un efficace tessitore di relazioni e un valido promotore di unità, dentro e fuori la comunità ecclesiale, aperto al dialogo con i cristiani di altre Chiese, con esponenti del mondo ebraico e musulmano e con molti altri uomini di buona volontà», come ricorda papa Francesco. Giovanni XXIII era un uomo di pace, perché aveva «un animo profondamente pacificato» che era il risultato di un lungo cammino spirituale del quale «è rimasta abbondante traccia nel Giornale dell’Anima». La lettura del Giornale dell’Anima offre il quadro di «un seminarista, di un sacerdote, di un vescovo….alle prese con il cammino di progressiva purificazione del cuore».  Si tratta di un cammino, così come lo descrive papa Francesco fondandosi sulle pagine del Giornale dell’Anima, nel quale si coglie lo spirito di un cristiano «attento a riconoscere e mortificare i desideri che provengono dal proprio egoismo, a discernere le ispirazioni del Signore, lasciandosi guidare da saggi direttori spirituali e ispirare da maestri come san Francesco di Sales e san Carlo Borromeo». Il motto episcopale conteneva però anche la parola obbedienza che «è stata lo strumento per raggiungere la pace», manifestandosi in molti modi a cominciare dallo svolgere ciò che i superiori hanno chiesto a Roncalli di fare per il bene della Chiesa «senza cercare nulla per sé, senza sottrarsi a nulla di ciò che gli veniva richiesto, anche quando ciò significò lasciare la propria terra, confrontarsi con mondi a lui sconosciuti, rimanere per lunghi anni in luoghi dove la presenza di cattolici era scarsissima». Accanto a questa obbedienza ce ne era un’altra, per certi versi ancora più importante: quella che si può definire «abbandono alla divina Provvidenza» riprendendo le parole dello stesso Roncalli che ha riconosciuto come nel suo obbedire ai superiori per la Chiesa si veniva delineando un progetto, il progetto che Dio aveva per lui. A questo punto papa Francesco dice che Giovanni XXIII «era un uomo di governo, era un conduttore. Ma un conduttore condotto, dallo Spirito Santo, per obbedienza», configurando così una sorta di modello per coloro che hanno responsabilità pastorali nella Chiesa, a tutti i livelli. Nella ricerca della pace e nel vivere l’obbedienza Angelo Giuseppe Roncalli ha vissuto la purificazione del suo cuore tanto da riuscire a abbandonare i suoi desideri per farsi testimone della volontà di Cristo «lasciando così emergere quella santità che la Chiesa ha poi ufficialmente riconosciuto». La sua «obbedienza evangelica» è quindi la chiave per comprendere le sue parole e i suoi gesti che lo hanno reso così familiare a tanti, che lo hanno chiamato e che continuano a chiamarlo «Papa Buono». Per questo, secondo papa Francesco, Giovanni XXIII rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la Chiesa del XXI secolo, indicando a tutti noi che «se sapremo lasciarci condurre dallo Spirito Santo, se sapremo mortificare il nostro egoismo per fare spazio all’amore del Signore e alla sua volontà, allora troveremo la pace, allora sapremo essere costruttori di pace e diffonderemo pace attorno a noi». Papa Giovanni manifesta ancora, a cinquant’anni dalla sua morte, «il suo amore per la tradizione della Chiesa e la consapevolezza del suo costante bisogno di aggiornamento, l’intuizione profetica della convocazione del Concilio Vaticano II e l’offerta della propria vita per la sua buona riuscita»; gli atti del suo pontificato, che ha avuto al centro l’indizione e l’apertura del Vaticano II, sono «come pietre miliari nella storia della Chiesa del XX secolo e come un faro luminoso per il cammino che ci attende».

Nell’approssimarsi della cerimonia per la sua canonizzazione, il 27 aprile, quando anche Giovanni Paolo II verrà proclamato santo dalla Chiesa Cattolica, papa Francesco invita a pensare a Giovanni XXIII, rivolgendosi ai pellegrini bergamaschi così come in tanti altri suoi interventi, dalle omelie ai messaggi, dai discorsi all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, come un modello di santità di imitare nella certezza che Angelo Giuseppe Roncalli «ottenga per la Chiesa dal Signore il dono di numerosi e santi sacerdoti, di vocazioni alla vita religiosa e missionaria, come anche alla vita familiare e all’impegno laicale nella Chiesa e nel mondo».

Papa Giovanni XXIII

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