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Segnalazione stampa

(dal 24 febbraio al 28 marzo 2012)

Gli articoli possono essere letti integralmente andando sui siti dei singoli giornali. Questa è una segnalazione stampa e non una rassegna. Il suo utilizzo permette di essere aggiornati sulle principali notizie riguardanti Israele, Palestina, Libano, Siria, Giordania e Iraq. La segnalazione di notizie può facilitare progetti e idee, e non è mirata alla semplice cronaca.

Israele e Territori dell’Autorità nazionale Palestinese

  • Il quotidiano La Repubblica presenta due pagine su Tel Aviv, come la “Miami del Mediterraneo”. Vengono presentate le spiagge (fra le dieci più belle del pianeta), le vita notturna, i ristoranti e i mille locali. Oggi nella grande Tel Aviv vive oltre un milione di persone che sembra non dormire mai. “Perché è lei la nuova stella della movida mediterranea: giovane, multiculturale e aperta a sperimentazioni che coinvolgono moda, design e stili di vita”, scrive Fabio Sciuto nell’ampio articolo (La Repubblica, 29 febbraio, pagg. 48 e 49).
  • Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato a Washington il presidente Barack Obama. Al centro dei colloqui la possibilità, che Israele sta studiando, di un attacco preventivo all’Iran. Obama si è detto contrario a questa soluzione, preferendo la via diplomatica e quella delle sanzioni (Avvenire, 2 marzo, pag. 16).
  • Lettera della Congregazione per le Chiese Orientali in occasione della tradizionale colletta del Venerdì santo per i cristiani di Terra Santa. Il documento è firmato dal Prefetto della Congregazione cardinale Leonardo Sandri e dall’arcivescovo segretario Cyril Vasil. Il testo integrale si può trovare su L’Osservatore Romano (L’Osservatore Romano, 2 marzo, pag. 8).
  • Si è svolto a Nazareth il consueto ritiro per catechisti e insegnanti di religione in occasione della Quaresima. Monsignor Marcuzzo nella sua conferenza ha insistito “sulla necessità di rinnovare noi stessi e rinnovare i nostri metodi e i nostri strumenti di insegnamento. Ciò avverrà, in primo luogo, solo attraverso un approfondimento della nostra fede” (L’Osservatore Romano, 3 marzo, pag. 6).
  • Un appello “a perseverare con speranza nelle gravi sofferenze che affliggono le care popolazioni” mediorientali è stato lanciato da Benedetto XVI durante l’udienza generale di mercoledì 7 marzo. Il Papa ha rivolto un “orante pensiero alle Regioni del Medio Oriente” salutando i partecipanti al Sinodo della Chiesa armena cattolica presenti in piazza San Pietro (L’Osservatore Romano, 8 marzo, pag. 1).
  • Due palestinesi sono rimasti uccisi in un nuovo raid israeliano sulla Striscia di Gaza. Gli attacchi sono la risposta a lanci di razzi dalla Striscia contro il territorio di Israele che avevano provocato quattro feriti (L’Osservatore Romano, 11 marzo, pag. 1).
  • Lanci di razzi dalla Striscia di Gaza sul Neghev e raid israeliani sulla Striscia. Almeno 15 palestinesi sono stati uccisi. Tutto è iniziato, venerdì scorso, da un raid israeliano su Gaza mirato all’uccisione del comandante dei Comitati di resistenza popolare, fazione vicina ad Hamas (Avvenire, 11 marzo, pag. 7).
  • Grazie alla mediazione dell’Egitto è stata raggiunta una tregua al confine fra Israele e la Striscia di Gaza e sono cessati i raid israeliani. Sul fronte diplomatico il Quartetto (Stati Uniti, Ue, Onu e Russia) chiede la ripresa dei colloqui per la pace (L’Osservatore Romano, 14 marzo, pag. 3).
  • Il Corriere della Sera anticipa l’intervista che il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per i dialogo interreligioso ha concesso alla televisione araba Al Jazeera. Parlando dei luoghi santi delle tre religioni, il cardinale Tauran spiega che “la Santa Sede  è l’unica che ha sempre detto: per favore non lasciate questo tema per l’ultimo minuto, è un problema molto complesso, va trattato con grande intelligenza e buona conoscenza della storia. La Santa Sede è favorevole a uno status sociale internazionalmente garantito per la parte di Gerusalemme in cui i luoghi santi delle tre fedi monoteistiche siano aperti ai credenti” (Il Corriere della Sera, 15 marzo pag. 19).
  • Il Parlamento egiziano ha approvato all’unanimità un documento di condanna dei raid aerei israeliani contro la Striscia di Gaza. Nel documento si chiede, fra l’altro, di interrompere i rapporti diplomatici, di bloccare le forniture di gas, di rivedere gli accordi di pace firmati da Sadat a Camp David nel 1979. Per quegli accordi l’Amministrazione egiziana riceve dagli Stati Uniti annualmente la cifra di due miliardi di dollari, di cui 1,3 per le spese militari e 700 milioni per lo sviluppo economico (L’Osservatore Romano, 15 marzo, pag. 1).
  • Consegnata dall’Mcl al Patriarca di Gerusalemme, Fouad Twal, l’ultima trance di un finanziamento per la realizzazione di ottanta case per i cristiani. L’Mcl ha consegnato complessivamente 450mila euro che sono stati utilizzati per la costruzione di abitazioni. Il prossimo 19 maggio in Vaticano, verranno simbolicamente consegnate a Papa Benedetto XVI le chiavi di questi appartamenti (Avvenire, 18 marzo, pag. 25).

Libano

  • Aumenta in Libano la presenza dei profughi siriani. A giugno 2011 erano 2.300, oggi ce ne sono almeno 8.000. Nella valle della Beqaa, secondo l’Alto commissariato per i rifugiati, ci sono almeno altri 5.000 profughi. E questo nonostante il confine fra il Libano e la Siria sia bombardato continuamente e sia “infestato” di mine (Avvenire, 23 marzo, pag. 18).

Siria

  • L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con un documento definito “un risultato significativo, cui le autorità di Damasco dovrebbero prestare attenzione”, chiede la fine delle violenze in Siria. L’obiettivo è quello di assicurare la transizione democratica, garantendo l’accesso dei servizi umanitari per la popolazione (L’Osservatore Romano, 24 febbraio, pag. 1).
  • “È assolutamente imperativo che la comunità internazionale – ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama – si unisca per mandare un messaggio al presidente siriano Bashir Al Assad, per dirgli che è giunta l’ora della transizione” (L’Osservatore Romano, 26 febbraio, pag. 1).
  • “Io sono contrario a qualsiasi intervento dall’esterno. Semmai chiediamo alle grandi potenze di convincere Assad ad andarsene. Solo così si risparmierà altro sangue”, ha dichiarato Mohamed Nour Dachan, rappresentante del Consiglio nazionale siriano in Italia. “Il 15 marzo – prosegue Dachan – sarà un anno dall’inizio della rivolta in Siria: in 15 mesi di Primavera araba abbiamo un nuovo governo a Tunisi, un nuovo parlamento in Egitto, un nuovo presidente nello Yemen e un nuovo Consiglio libico, anche se provvisorio. Per la Siria si parla solo di aiuti umanitari: una priorità, ma se parliamo solo di questo inevitabilmente allunghiamo il massacro” (Avvenire, 28 febbraio, pag. 17).
  • Approvata la nuova Costituzione in Sira con l’89,4% di sì. L’affluenza alle urne è stata del 56,4%. Secondo le diplomazie occidentali il referendum è stato una farsa. Mentre secondo Mosca, l’alta affluenza dimostra il limitato seguito fra la popolazione dell’opposizione che aveva invitato a boicottare il referendum (L’Osservatore Romano, 29 febbraio, pag. 1).
  • Articolo del ministro degli Esteri francese, Alain Juppé,  che invita i cristiani che vivono nel Medio Oriente a sostenere la primavera araba. La migliore protezione per i cristiani d’Oriente sono la democrazia e lo Stato di diritto nei Paesi arabi. “Raccomandiamo – scrive Juppé – alle Chiese del Medio Oriente di non partecipare ai tentativi di strumentalizzazione creati da regimi autoritari isolati dal loro popolo, come la Siria” (Avvenire, 1 marzo, pag. 29).
  • Il Governo cinese sta lavorando a un suo piano per mettere fine alle violenze in Siria. L’inviato del governo di Pechino sarà in Arabia Saudita, Egitto e Francia per spiegare la nuova road map per la pace (L’Osservatore Romano, 10 marzo, pag. 1).
  • Il Segretario dell’Onu, Kofi Annan, ha lasciato Damasco dopo due giorni di incontri senza aver ottenuto, almeno nell’immediato, alcun risultato (L’Osservatore Romano, 12-13 marzo, pag. 3).
  • Nuova strage di civili nella città di Homs, dove sono stati trovati i corpi di 47 donne e bambini. Le immagini dell’eccidio, uscite dalla Siria, mostrano cadaveri seviziati e volti sfigurati di civili innocenti (Avvenire, 13 marzo, pag. 7).
  • Articolo in prima pagina dal titolo significativo “Violenze senza tregua in Siria”. Nella città di Homs gli attivisti hanno denunciato il ritrovamento di 47 cadaveri, in gran parte di donne e bambini (L’Osservatore Romano, 14 marzo, pag. 1).
  • Il presidente Assad ha indetto nuove elezioni in Siria per il prossimo 7 maggio. Sarebbero le prime con la nuova Costituzione. Secondo Amnesty International in un anno ci sono stati oltre 8.000 morti, 30.000 profughi e 200.000 sfollati interni (Avvenire, 14 marzo, pag. 15).
  • Dopo un anno di morti e rivolte in Siria, nulla sembra muovere il presidente Assad. Le prime manifestazioni avvennero il 15 marzo 2011 nella città di Daraa per chiedere la liberazione di quindici studenti arrestati e torturati. Le repressioni hanno scatenato un’ondata di violenza che ha provocato, in un anno,  oltre 8.000 morti (Avvenire, 15 marzo, pag. 9).
  • A Damasco tornano i kamikaze: due autobomba sono esplose, a pochi minuti l’una dall’altra, nel centro della città di fronte a palazzi simbolo del potere del regime di Assad provocando 27 morti (Avvenire, 18 marzo, pag. 8).
  • Due esplosioni a Damasco colpiscono palazzi delle Istituzioni nel centro della città, provocando 27 morti e oltre 100 feriti. Questo mentre il Segretario dell’Onu, Kofi Annan, cerca una soluzione politica della crisi. La crisi siriana va “gestita – ha detto Annan – con molta cautela: ogni errore di calcolo che conduce a un’escalation avrebbe un impatto sulla regione, sarebbe estremamente difficile da controllare” (L’Osservatore Romano, 18 marzo, pag. 1).
  • Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha adottato una Dichiarazione in cui si invita la Siria ad accettare il piano del Segretario Kofi Annan: stop immediato alle violenze e alle violazioni dei diritti umani e via al processo di transizione democratica (L’Osservatore Romano, 23 marzo, pag. 1).

Iraq

  • L’Iraq di nuovo flagellato da una serie di attentati che hanno provocato 67 morti e 417 feriti. Nel mirino degli attentati, compiuti in 19 città, è finita la comunità sciita (Avvenire, 24 febbraio, pag. 15).
  • Il primo ministro iracheno Nouri Al Maliki,  dopo la partenza delle truppe americane ,“ha più volte sollecitato – si legge nell’articolo di Gabriele Nicolò – dalla comunità internazionale una maggiore attenzione alla causa del proprio Paese, facendo anche esplicito riferimento alla situazione dei cristiani, spesso obiettivo di sanguinosi attacchi, e la cui tutela resta una delle priorità dell’agenda irachena” (L’Osservatore Romano, 25 febbraio, pag. 3).
  • Una serie di attentati in Iraq hanno colpito le forze di polizia provocando oltre 27 morti. Gli attacchi sono avvenuti nella provincia di Anbar, a circa duecento chilometri a nordovest di Baghdad (L’Osservatore Romano, 5-6 marzo, pag. 3).
  • In Iraq sono stati massacrati, a colpi di pietre, almeno 14 giovani nelle ultime due settimane con l’accusa di “indossare abiti troppo occidentali” (Avvenire, 11 marzo, pag. 23).
  • Diversi attentati hanno sconvolto l’Iraq, provocando 43 morti e oltre 198 feriti. Gli attentati sono avvenuti in diverse città dell’Iraq, i più gravi nelle città di Kerbala e Kirkuk (L’Osservatore Romano, 20-21 marzo, pag. 1).
  • L’Iraq è stato sconvolto da 27 attentati compiuti in un sol giorno che hanno provocato 51 morti e quasi 250 feriti. A fine mese, dopo oltre venti anni, Baghdad ospiterà un vertice della Lega Araba (Avvenire, 21 marzo, pag. 18).

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