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Sintesi dell’intervento alla presentazione del libro di Vannino Chiti

di Padre Massimo Pazzini, Decano dello Studium Biblicum Franciscanum

Gerusalemme – Diamo dunque il benvenuto all’onorevole Chiti sia da parte della Custodia di Terra Santa che da parte dello Studio Biblico Francescano. È per noi un grande piacere avere qui un rappresentante della nostra Repubblica e, in questo contesto specifico, una persona che ha scritto un volume che tratta argomenti a noi cari.
Ho letto con vero interesse il volume dell’on. Chiti: Religioni e politica nel mondo globale. Le ragioni di un dialogo, Giunti, 2011. Si tratta di un libro molto interessante, ricco di spunti, ben documentato e assai ricco di buon senso e vera “umanità”.

Chi non sapesse che l’autore è stato Presidente della Giunta regionale della Toscana (1992-2000), Deputato al Parlamento per due legislature e attualmente vice-presidente del Senato, potrebbe pensare che l’autore sia un vescovo che scrive animato dal suo “spirito paterno”.
C’è una frase/ritornello che ritorna nella lettura del volume ed è questa: Abbiamo il compito di contribuire ad affermare un nuovo umanesimo: è questo il fine principale di un dialogo e di un impegno della politica progressista e delle fedi religiose. Il terreno fondamentale di incontro è infatti rappresentato dalla centralità della persona umana, dalla sua promozione, dal riconoscimento della sua dignità.

Sì sono d’accordo! È proprio l’essere umano, la persona, che deve essere al centro del dialogo interreligioso soprattutto quando nel dialogo sia coinvolta anche la politica. Vorrei dunque fare vedere quanto cammino occorra fare in questa direzione in questa nostra Terra Santa, cioè quanto manchi per mettere in giusto risalto la persona umana. Questo rispetto per il singolo è (e deve rimanere) un punto imprescindibile.

In un recente articolo pubblicato in un volume edito dalle Edizioni Terra Santa di Milano (dal titolo: Per una cultura di pace in Terra Santa) ho mostrato quelle che, a mio avviso, sono le aporie, cioè le difficoltà del dialogo con l’ebraismo e con l’islam. Partendo dal discorso di Ratisbona/Regensburg ho fatto notare il cammino che si è svolto nel dialogo con l’islam: dalla lettera dei 38 saggi (poi 138, diventati 216 e destinati a crescere di numero) fino all’istituzione del “Forum Cattolico-Musulmano”. Meritano la nostra attenzione alcune dichiarazioni scaturite dal primo Seminario del Forum Cattolico-Musulmano (4-6 novembre 2008). Si tratta di aspetti che toccano la persona umana nella sua essenza (4 articoli fra i 15 che compongono il documento):
1) La vita umana è un dono preziosissimo di Dio a ogni persona;
2) La dignità umana deriva dal fatto che ogni persona è creata da un Dio amorevole per amore, le sono stati offerti i doni della ragione e del libero arbitrio e, quindi, è stata resa capace di amare Dio e gli altri. Sulla solida base di questi principi la persona esige il rispetto della sua dignità originaria e della sua vocazione umana. Quindi ha diritto al pieno riconoscimento della propria identità e della propria libertà da parte di individui, comunità e governi, con il sostegno della legislazione civile che garantisce pari diritti e piena cittadinanza;
3) Affermiamo che la creazione dell’umanità da parte di Dio presenta due grandi aspetti: la persona umana maschio e femmina e ci impegniamo insieme a garantire che la dignità e il rispetto umani vengano estesi sia agli uomini sia alle donne su una base paritaria;
4) L’amore autentico del prossimo implica il rispetto della persona e delle sue scelte in questioni di coscienza e di religione. Esso include il diritto di individui e comunità a praticare la propria religione in privato e in pubblico.
In queste dichiarazioni, che sono conformi ai diritti della persona secondo una visione laica e anche autenticamente religiosa, direi “umana”, della persona vi sono elementi imprescindibili come: il valore assoluto della vita (al di sopra di ogni organismo religioso o civile), il libero arbitrio, la pari dignità fra uomo e donna, la libertà di coscienza in materia religiosa, il rispetto delle minoranze. Elementi che, se messi in pratica, basterebbero a garantire una convivenza piena, serena e pacifica. Inutile dire che nel mondo islamico questi principi sono difficili da capire/interiorizzare e ancor più da mettere in pratica.
Anche col mondo ebraico israeliano il dialogo non è facile al di fuori dell’accademia. Partiamo dalla constatazione incontestabile che in Terra Santa i cristiani, in quanto minoranza, sono solitamente la parte lesa. Mi riferisco solo a due questioni fra le diverse che ho dibattuto in un mio articolo: la questione degli sputi sui cristiani e quella delle scritte anticristiane sui luoghi di culto cristiani. Questo secondo aspetto ha richiesto di recente un intervento deciso del Custode di Terra Santa (P. Pizzaballa) presso il Presidente dello stato di Israele Shimon Peres.
Riguardo agli sputi degli ebrei sui cristiani: fra i diversi penosi episodi ricordati nel mio articolo uno mi sta a cuore in quanto descrive in maniera schietta e alquanto brutale la situazione attuale. Mi riferisco allo sputo in faccia (sì, proprio in faccia!), ed è cronaca di fine settembre 2008, fatto dal solito zelante e pio ebreo, al decano dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme che stava camminando per le vie della città vecchia. La sua unica colpa era quella di essere vestito da frate francescano, quindi di essere facilmente riconoscibile.
In tutte queste vicende manca, a mio modesto parere, la volontà politica di rendere cittadini a pieno titolo i cristiani (meglio sarebbe dire: i non ebrei). Io sono qui da circa 30 anni, ho studiato per ben 7 anni all’Università ebraica, non ho mai commesso reati eppure non sono cittadino dello Stato solo perché non sono ebreo! Rimango dunque straniero e sostanzialmente inascoltato.
Propongo, come sfida simbolica, di ricominciare da un piccolo libro edito dalla Bible Society e scritto per aiutare il dialogo, partendo dalla presentazione corretta di ogni religione, nel tentativo di vincere i secolari pregiudizi. Il libretto è stato stampato in ebraico e arabo per le scuole cristiane, ebraiche e musulmane; è un primo timido passo per rendersi conto che bisogna ripartire da zero! Il libretto in questione si intitola “Vivere in Terra Santa, conoscere e rispettare. Un unico Dio e tre religioni”.
Nel primo capitolo si parla dell’inizio della vita nel mondo, della nascita del monoteismo e dell’inizio di ognuna delle tre comunità di credenti. Il secondo capitolo tratta dei testi sacri: AT, NT e Corano. Il terzo capitolo parla della letteratura religiosa post biblica: per l’Ebraismo la Mishna, il Talmud, la letteratura esegetica; per il Cristianesimo la produzione dei padri della Chiesa, le antiche traduzioni della Bibbia; per l’Islam la letteratura di interpretazione normativa del Corano (Šari‘ah) e altre composizioni. Il quarto capitolo tratta delle basi della fede: Dio, gli angeli e gli uomini; la rivelazione di Dio all’uomo (Mosè e Gesù) e dell’arcangelo Gabriele a Muhammad; la ricompensa o la punizione per il bene operato. Il quinto capitolo elenca gli obblighi dei credenti di ciascuna religione: gli obblighi fra uomo e uomo e gli obblighi fra l’uomo e Dio. L’ultimo capitolo tratta dei leaders e delle autorità delle singole religioni presenti in Terra Santa, secondo i loro raggruppamenti.
Elenco, infine, alcuni prerequisiti per un dialogo vero e libero fra cristiani ed ebrei in Israele: La partecipazione dei Rabbini (Gran rabbinato) al dialogo. Finora ne sono rimasti completamente fuori ed estranei. Auspico che i cristiani siano considerati cittadini a pieno titolo della nazione. Esprimo altresì l’auspicio di uno Stato non ebraico (= laico), cioè dove anche i non ebrei siano cittadini a pieno titolo (come l’Italia non è uno stato cristiano pur essendo popolato da una maggioranza che si dice cristiana).
Questi sono solo alcuni prerequisiti per un dialogo vero e libero in Terra Santa. Il cammino è lungo e i contenuti del nuovo dialogo saranno messi all’ordine del giorno solo fra una generazione (quando i giovani ora in formazione saranno adulti).
Ecco che qui subentra il tipo di dialogo auspicato dall’onorevole Chiti. A lui auguriamo di poter continuare a preparare il terreno di incontro che è rappresentato dalla centralità della persona umana, dalla sua promozione, dal riconoscimento della sua dignità. A lui auguriamo di cuore: Buon lavoro!

Padre Massimo Pazzini con l’On. Vannino Chiti

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