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Terra Santa: la magia di un luogo fra elevazione, incanto e stordimento

di Benito Boschetto

Magia e difficoltà, suggestioni e fatiche, semplici stimolazioni, ma anche complessità, debolezze umane e forze vitali, vizi deplorevoli e virtù sante, curiosità continue e continue sorprese, storia, storia, storia; storia profana e storia sacra. E sentimenti ed emozioni che stimolano l’immaginifico, saltando il tempo, la realtà presente, l’idea scontata di futuro: una idea di discontinuità che, invece, questa realtà ricuce con un passato capace, ancora, di ispirare il mondo che ha da venire, e per costruire il quale, rappresenta la vera alternativa di solidità valoriale, agli effimeri disvalori dominanti.

Ho avuto il privilegio di girare molto mondo. Ma mi sono convinto che se c’è un “luogo dell’anima”, questo è la Terrasanta: nessun altro luogo, infatti, ho trovato così capace di suscitare profonde emozioni, incroci fra la geografia e la storia, la natura e l’uomo; intrecci fra la fisicità materica e quella dello spirito, la genialità e la follia dell’uomo, la capacità di autodistruzione e la sua capacità di sopravvivenza, di condizioni evolute e di povertà estreme.

Tutto questo è la Terra Santa. Indipendentemente, a mio giudizio, da chi e come venga vissuta: religiosamente o laicamente.

Un luogo che ha rapito anche il mio amico e maestro Pietro Barcellona, filosofo e giurista comunista in costante ricerca della Verità, in un viaggio fatto poco prima di lasciarci, qualche mese fa. Un luogo nel quale, scrive, “è avvenuta la più sconvolgente manifestazione fra Dio e l’uomo”,  dove “si avverte una presenza umana che misteriosamente rende contemporanea la storia del Figlio dell’Uomo e del Figlio di Dio”. Quindi un Dio che… c’è, e qui che, più che altrove, sembra davvero materializzarsi.

Certo che chi, ispirato da una fede abramitica, la ripercorre e la vive nella ricerca per la riscoperta delle radici umane e del proprio Dio, prova una stupefazione e un supplemento di occasioni e di spiritualità, forse, ancora più suggestive.

Un tuffo, non semplicemente e banalmente turistico, in questa unicità di ricchezza, fa sì che una esperienza in Terrasanta, dove più ci vai e più ci vorresti tornare, faccia rivivere nel presente, una spiritualità antica capace di vivere e suggestionare la vita presente, quasi che il dato materiale delle evidenze storiche, sia solo richiamo, strumentale o metaforico, a una spiritualità che non è mai cambiata nei valori di riferimento del vissuto.

Si avverte forte in questo mondo, come il Dio degli antichi e il Cristo del nuovo testamento, siano in stretta continuità, e senza soluzione, con il procedere della storia e dell’evoluzione antropologica. Quasi una realtà senza tempo, che lo spirito riesce a esprimere e interpretare anche nell’uomo contemporaneo, rispetto ai suoi bisogni materiali e spirituali, alle sue ansie, alle sue fatiche di lavoro e di relazione. Uno spirito però, capace di ispirare quell’umanesimo che è il manifesto di Cristo di cui, in ogni luogo della Terrasanta, si trovano i capitoli che lo compongono e che, solo il tradimento dell’uomo, ha talvolta ignorato o reso, per qualche tempo, più o meno desueto, ma mai realmente superato.

Ma c’è di più. In riferimento all’attualità, questa regione è anche un riassunto dei problemi del mondo: tanti temi politici, sociali, esistenziali della nostra epoca, trovano, qui, una concentrazione unica di riferimento comune. Una realtà complessa alla quale, chi per un verso o per l’altro, tutti, umili o potenti, fanno riferimento, finendo per considerarlo una sorta di “ombelico del mondo”. Un intreccio e una complessità che, inspiegabilmente, ha qui un così elevato tasso di concentrazione che non si ritrova altrove, ma dove si può ricercare e, forse, ritrovare il bandolo delle soluzioni possibili, solo riscoprendo la potenza dello spirito del luogo, piuttosto che i poteri, locali e mondiali, che lo dominano e l’opprimono.

Sì perché, qui, spirito e materia, anima e corpo possono ritrovare una ricomposizione alla loro disgregante separazione, come, forse, in nessun’altra parte del mondo.

Un dato questo che, riportato a livello personale, ci porta a dire che molti di noi, nel loro travaglio esistenziale, vivono continuamente la tensione fra i due poli fondamentali del loro vivere quotidiano. Da una parte, il richiamo all’”alto”, il bisogno di spiritualità, di elevazione, di fuga quasi, talvolta, in una dimensione lontana, ma attrattiva e affascinante, rigeneratrice di autenticità e verità, ma lontana, ohimè, lontana dalla quotidianità della vita reale che viviamo, nostro malgrado, inappagante dei nostri più profondi bisogni interiori, illusoria e distraente, quando non è banale o corrotta e corruttrice. Dall’altra, però, anche il richiamo forte del reale, talvolta subdolo, sempre comunque faticoso, ma sempre pieno di suggestioni o di aspettative, di illusioni e di possibilità pratiche come pure, e certamente, di tentazioni e di compromessi, anche sui valori, purtroppo, per un obiettivo o un risultato magari fortemente agognato.

Questa tensione ci porta spesso a vivere in uno stato di permanente e incomponibile rottura, che spesso genera anche sofferenza vera, che finisce per allargare ampiamente la distanza fra il reale, pure con le sue valenze positive, e lo spirituale, con tutte le sue suggestioni e aspettative, spesso e generalmente irrisolte.

Ebbene, sarà solo esperienza e suggestione psicologica personale, ma in questi luoghi, mi pare che i due poli tendano a ricomporsi. La fisicità dei luoghi reali e della storia che li ha plasmati e che ritrovi tutta, se guardi non solo con l’occhio della fede, ma anche solo con quello della grande storia, sembra riconnettersi a quella presenza di Dio che, trovi ovunque certamente, ma che qui assume quasi una sorta di materialità e di fisicità quasi a dirti, provocatoriamente come a Tommaso: vedi sono qui, toccami, seguimi, vivimi. Ricomponiti. La vita è bella, è un grande dono di Dio e una grande opportunità per gli uomini. Ma non dimenticarti mai da dove viene e perché. E il “dove viene”, non è idea astratta, lontana, ma realtà, soprannaturale è vero, ma comunque sempre realtà viva, anche materiale, perché storicamente esistita. E la chance che ti è data nel giocartela è la chance della verità e dell’amore. È qui insomma, come da nessun’altra parte, compresi quei luoghi “miracolati” o “miracolistici, che ritrovi l’autentica via, l’autentica verità, l’autentica vita.

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