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STAND UP FOR AFRICA – Human Behaviour

In Turchia Seyfi Sahin sta scontando un anno di carcere per aver pubblicato sulla rivista “Girgir” una vignetta su Mosè. L’accusa “offesa ai valori religiosi”. In Iran Atena Fargadhani è stata condannata a dodici anni di carcere per una vignetta nella quale i parlamentari erano rappresentati con teste di animali. Era il suo modo di opporsi alla decisione di un organo legislativo quasi del tutto maschile su questioni che riguardavano i diritti primari e la libertà della donna. In Guinea Equatoriale, Ramòn Esorio Ebalè ha trascorso molto tempo in carcere come “premio alla carriera”, dopo anni di vignette ritenute offensive nei confronti del padre padrone del Paese. E come dimenticare la persecuzione subita in Russia dalle Pussy Riot giudicate blasfeme ed offensive per avere denunciato con le loro performance le malefatte putiniane. Di esempi come questi negli archivi di Amnesty e nelle intenzioni di governi di ogni parte del mondo (e dei gruppi armati islamici, di cui è bene non far mai cadere nell’oblio gli attentati e la persecuzione contro l’arte e gli artisti) se ne possono trovare tantissimi altri… quotidianamente…Grazie a Stand Up for Africa che per l’edizione di quest’anno ha scelto di dibattere e rappresentare questo tema che ci dà anche l’occasione per sostenere ed essere vicini alle migliaia di artisti che ogni giorno in tutto il mondo col plettro di una chitarra, un pennello, una matita, una massa di creta da plasmare non sono rimasti neutrali davanti alla negazione dei diritti umani ma con le loro opere “hanno preso la parola” con un linguaggio ben più efficace ed incisivo del semplice parlare.

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