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Povertà: l’8% delle famiglie non riesce a pagare l’affitto. La fotografia valdarnese

I dati sono quelli elaborati dalla fondazione Giovanni Paolo II insieme alla Fraternità della Visitazione, realtà attive nel settore dell’accoglienza ed integrazione

Impresa Sociale è, essenzialmente, un progetto di integrazione. Autonomia ed integrazione.

È così che la fondazione Giovanni Paolo II, insieme alla Fraternità della Visitazione – realtà che si occupano di accoglienza richiedenti asilo e di madri con figli in difficoltà – hanno messo in cantiere una strategia volta alla creazione di opportunità di inserimento occupazionale per categorie di popolazione svantaggiate e stranieri accolti all’interno delle proprie strutture.

Una scelta coraggiosa ed impegnativa che prende spunto dai dati riguardanti il tessuto sociale e lavorativo del territorio valdarnese area dove operano i due partner sociali.

Interventi in tale senso – spiegano – sono stati sperimentati, ma senza l’obbiettivo principale di generare buone pratiche, in relazione con gli enti pubblici, per favorire un percorso che porti all’autosufficienza degli stessi nel rispondere alle esigenze del territorio.

La Fondazione Giovanni Paolo II da anni sostiene direttamente e indirettamente nuclei familiari in difficoltà e, dal 2016, con l’apertura del Centro di Accoglienza Straordinaria di Bethesda, situato presso Villa Pettini a Montevarchi (AR) si occupa di accoglienza per richiedenti asilo politico. La Fraternità della Visitazione, dal 2001, ospita nel suo Centro madri con bambini, vittime di violenza o che vivono contesti di marginalità sociale.

Negli anni – proseguono – si è sviluppata la consapevolezza che purtroppo l’accoglienza fine a sé stessa non è più sufficiente e che, per avere un individuo o una famiglia perfettamente integrata all’interno del territorio risulta fondamentale la ricerca di un’occupazione che permetta alla persona di sentirsi accettata all’interno della comunità che la ospita. La ricerca di possibilità formative e occupazionali è sempre stata difficile e non organica, influenzata anche da fattori esterni quali la crisi economica e la diffidenza soprattutto per persone che arrivano da altri contesti e altri paesi.

Sono stati organizzati percorsi formativi, ricercate possibilità lavorative, a volte anche con successo, ma senza avere la possibilità di una pianificazione strategica di lungo respiro.

Da giugno 2018 le due realtà hanno iniziato a confrontarsi sulla possibilità di dotarsi di uno strumento che permetta di garantire una maggiore organizzazione e incisività in ambito formativo e occupazionale.

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