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La situazione in Medio Oriente

La Siria, come vediamo, non trova più posto nelle prime pagine dei giornali. Eppure, il suo popolo ha più bisogno che mai di aiuto e protezione. Nel Nord del Paese infuria ancora la guerra, mentre le truppe del Governo di Damasco e quelle russe muovono all’offensiva contro gli ultimi caposaldi dei ribelli e dei jihadisti di Al Nusra nella provincia di Idlib. Sono già centinaia i civili vittime degli scontri e quasi 200 mila gli sfollati e non vi è alcun segnale che questa battaglia possa avere una rapida fine.
Nel resto della Siria non si combatte più ma i problemi sono enormi. Dal punto di vista materiale, certo. La struttura industriale e produttiva è in ginocchio, le infrastrutture devastate dagli otto anni di guerra, le case, le scuole, gli ospedali ridotti a un pallido ricordo rispetto al passato. La distruzione più profonda, però, è quella che riguarda il tessuto sociale. Tra profughi (ovvero, chi è scappato fuori dal Paese) e sfollati interni, metà della popolazione ha dovuto abbandonare la propria casa. È stato calcolato che ci sono nel Paese almeno 30 mila bambini abbandonati, figli di guerriglieri e jihadisti che poi sono morti o se ne sono andati lasciandoli a se stessi. E l’embargo internazionale, che comprende anche medicine e attrezzature mediche, continua ad accanirsi sui civili, mentre i suoi effetti non sfiorano chi detiene il potere.
Il popolo di Siria, insomma, ha bisogno di noi. Ha solo noi. E hanno bisogno di sostegno soprattutto le Chiese e le organizzazioni cristiane che in questi anni, e di certo negli anni futuri, sono state l’avanguardia nel soccorso ai più deboli e ai più bisognosi, senza mai fare distinzioni di credo, etnia o fede politica.

Fulvio Scaglione