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Papa Francesco a Palermo

La visita pastorale di Papa Francesco il 15 settembre è stata l’occasione di ricordare il XXV anniversario dall’uccisione del beato Pino Puglisi, che era nato il 15 settembre ’37 ed è stato ucciso il 15 settembre ’93. È una felice e propizia occasione per far fruttificare l’entusiasmo e la creatività missionaria della testimonianza del Vangelo che ha caratterizzato l’intero ministero pastorale di don Pino Puglisi e che tanto ha inciso nella coscienza ecclesiale e civile di Palermo e, in particolare, nella vita di tanti giovani.

Oggi è il giorno di Papa Francesco. Palermo si è preparata fin nei minimi dettagli (e non senza polemiche) per accogliere – dopo otto anni – il Capo della Chiesa Cattolica. Una visita per rendere omaggio al martire beato don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia 25 anni fa. Sua Santità toccherà il suolo palermitano poco prima delle 11, quando l’elicottero partito da Piazza Armerina arriverà al porto. Saranno circa 100 mila i fedeli secondo le previsioni che assisteranno alla funzione eucaristica al Foro Italico. Quindi il pranzo alla Missione Speranza e Carità di Biagio Conte. Subito dopo tappa a Brancaccio, con la visita alla Parrocchia San Gaetano, la sosta al luogo dell’uccisione di padre Pino Puglisi e l’incontro con la famiglia del Beato. Nel primo pomeriggio l’incontro con il clero, i religiosi e i seminaristi in Cattedrale e infine l’abbraccio coi giovani al Politeama.

Celebrazione eucaristica al Foro Italico

“Fratelli e sorelle cambiate, convertitevi. Io dico a voi, mafiosi: se non fate questo la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte”. Ad affermarlo al Foro Italico, su un palco che guarda il mare, davanti a più di 100.000 persone accorse da tutta la Sicilia e dalla Calabria, Papa Francesco fa risuonare il grido di Giovanni Paolo II, lanciato il 9 maggio 1993 dalla valle dei templi di Agrigento: “Convertitevi”. L’occasione della visita pastorale è stata il XXV anniversario del martirio di padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia.
“Non si può credere in Dio ed essere mafiosi: Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore. – ha continuato – Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore; di servizio, non di sopraffazione. Abbiamo bisogno di camminare insieme, non di rincorrere il potere. Venticinque anni fa come il 15 settembre, quando morì nel giorno del suo compleanno, “3P” – come lo chiamavano tutti – coronò la sua vittoria col sorriso, con quel sorriso che non fece dormire di notte il suo uccisore”.

Visita alla casa-museo del beato Puglisi

Papa Francesco intorno alle 15.30 giunge a piazzale Anita Garibaldi, dove don Pino venne barbaramente ucciso il 15 settembre 1993 e dove oggi vive la casa-museo, sua abitazione fino al giorno della sua morte.
Ad aspettarlo vicino all’ingresso della casa-museo c’è una volontaria del Centro di Accoglienza Padre Nostro. La ragazza gli porge una corona di rose che il Pontefice, a sua volta, dopo averla ringraziata con un bacio, depone sul medaglione in bronzo installato nel punto in cui cadde padre Puglisi e dove rimane per qualche momento in preghiera. Accompagnato da Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, il Papa inizia la visita della casa-museo.
Al termine, uscendo su piazzale Anita Garibaldi, ad attenderlo ci sono i fratelli di don Pino, Gaetano e Francesco con le rispettive mogli, il presidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro Maurizio Artale e a pochi passi da loro, al di là delle transenne, tutti i volontari e gli operatori del Centro.

Incontro con il clero in Cattedrale

“Vita e liturgia non possono andare su binari differenti”, così il Papa ai sacerdoti di Palermo nell’incontro a loro dedicato insieme a seminaristi, religiosi e religiose. Vigilate, ha detto, sulla pietà popolare perché non venga strumentalizzata dalla mafia
Semplicemente un prete, un prete vero: questo è stato don Pino Puglisi, secondo Papa Francesco che dal suo esempio di vita sacerdotale estrae tre parole che “possono aiutare il nostro sì totale a Dio e ai fratelli”. Nell’incontro in Cattedrale con i sacerdoti e i seminaristi, i religiosi e le religiose di Palermo, il Papa indica qual è l’identità di chi si consacra al Signore attraverso i verbi ‘celebrare’, ‘accompagnare’ e ‘testimoniare’.

Incontro con i giovani in piazza Politeama

La visita a Palermo si è conclusa a piazza Politeama dove ha incontrato circa 5.000 giovani. “La vita non si spiega, si vive”. Nel bagno di folla con i giovani provenienti da tutta la Sicilia, il Papa cita Luigi Pirandello e lascia una consegna ben precisa: “Sognare in grande” e “Sporcarsi le mani” per accogliere, in un’isola che fa proprio dell’incontro tra culture e religioni il suo vanto. Dalla Sicilia al mondo: il futuro è nelle mani dei giovani, a patto che sappiano parlare con i vecchi per ritrovare le radici, in un tempo “gassoso” come il nostro.