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In Israele sono presenti molti cattolici di lingua ebraica

Con la creazione dello Stato di Israele nel 1948, diverse ondate migratorie hanno incrementato la popolazione ebrea di diversi milioni di persone. Migliaia di cattolici, per la maggior parte membri di famiglie ebree, si sono ritrovati immersi in una società ebraica. Hanno rapidamente adottato la lingua del loro nuovo paese: l’ebraico. Per ragioni linguistiche, culturali e politiche, non hanno però trovato posto nella Chiesa locale, a maggioranza arabofona. Un piccolo gruppo di religiosi e laici cattolici, per lo più di origine ebraica, ha così dato inizio all’Œuvre Saint Jacques, una associazione con un duplice obiettivo: rispondere ai bisogni dei cattolici che vivono nella società ebraica-israeliana, e il dialogo tra la Chiesa e il popolo ebreo. Un terzo obiettivo si è fatto sempre più centrale: pregare per la pace e la giustizia in Terra Santa perché tutti i suoi abitanti possano prosperare.Gli aspetti pastorali dell’Œuvre Saint Jacques sono stati assunti dal Vicariato Cattolico di lingua ebraica del Patriarcato Latino, eretto da Sua Beatitudine il Patriarca Michel Sabbah nel 1990. L’elevazione del primo Vicario, Jean-Baptiste Gourion O.S.B., al rango di Vescovo ausiliare nel 2003 ha portato a una più profonda definizione dello scopo e della missione del Vicariato, nel contesto di una nuova ondata migratoria che ha portato in Israele circa un milione di Russi di origine ebraica, tra i quali decine di migliaia di cristiani. Nel corso degli anni, altri tre gruppi di confessione cattolica hanno cominciato a vivere nella società israeliana, e quindi a esprimersi in ebraico:
· lavoratori immigrati: decine di migliaia di cattolici sono arrivati in Israele per lavorare e alcuni sono rimasti per lunghi periodi di tempo, mettendo su famiglia;
· rifugiati: ogni tanto, Israele accoglie rifugiati che arrivano da ogni angolo del mondo. Tra questi rifugiati si trovano molti cattolici dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina;
· cattolici locali: la maggior parte dei cattolici dello Stato di Israele è di lingua araba però quasi tutti imparano l’ebraico a scuola. Alcuni di loro, spesso per lavoro, si sono spostati verso zone dove l’ebraico è la lingua ufficiale.
È sempre più necessario quindi sviluppare il Vicariato Cattolico ebreofono in collaborazione con le Chiese arabe sorelle, perché l’evangelizzazione di queste popolazioni possa essere effettuata con efficienza. In quest’ambito, credenti di lingua araba e di lingua ebraica sono chiamati a lavorare insieme. La posta in gioco è la preservazione dell’identità cristiana di migliaia di bambini, pienamente inseriti in una società israeliana stimolante e laica.
La sfida dell’essere cattolico in una società a predominanza ebraica è unica e comporta gioie e difficoltà.
Uno dei progetti più importanti è quello di rendere la Chiesa presente in lingua ebraica. Ciò implica la pubblicazione di materiale sulla fede cattolica in ebraico, non solo per educare i nostri fedeli ma anche per offrire informazioni attendibili agli Israeliani ebrei che vogliano conoscere Gesù, la Chiesa e la fede cristiana.
Dal 2007 è attivo un sito internet sul quale è pubblicato materiale in ebraico, in russo, in inglese, in francese e in italiano: www.catholic.co.il. Viene pubblicata inoltre Kol Rina (“La Voce della Gioia”), una rivista (tre numeri all’anno) che viene distribuita tra i fedeli.
Infine, la comunità sta anche lavorando alla traduzione in ebraico del Compendio del catechismo della Chiesa cattolica e di altri libri che spiegano la fede, i sacramenti e la vita dei cattolici.

1 Comment

  1. daniela nucci
    14/03/2012

    Sono tornata dal mio quarto pellegrinaggio in Terra Santa dove ho potuto approfondire anche la storia del popolo ebraico e l’attuale situazione politica in Israele. Credo che i vostri progetti siano interessanti e lodevoli. Mi rendo conto dell’enorme difficoltà di aprirsi un varco in un paese pieno di problemi e contraddizioni. La Chiesa sicuramente troverà difficoltà sia nel mondo arabo ( islamico) che in quello israeliano (ebraico) così geloso della propria identità e storia. Ma è proprio nel confronto, contatto e apertuira tra i popoli, la gente, gli uomini e le donne che vivono con fatica in quel paese, la sola via di uscita da un conflitto che non trova soluzione attraverso le comuni categorie politico- militari.

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