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Segnalazione stampa

news(ottobre-novembre 2013)

Gli articoli possono essere letti integralmente andando sui siti dei singoli giornali. Questa è una segnalazione stampa e non una rassegna. Il suo utilizzo permette di essere aggiornati sulle principali notizie riguardanti Israele, Palestina, Libano, Siria, Giordania e Iraq. La segnalazione di notizie può facilitare progetti e idee, e non è mirata alla semplice cronaca.

Israele e Territori dell’Autorità Nazionale Palestinese

• Una bambina è stata ferita da un cecchino mentre giocava nel cortile di casa, in Cisgiordania. Secondo la polizia israeliana, il colpo sarebbe stato sparato dalla barriera che separa l’insediamento dei coloni dalla città di al-Bireh. Un medico dell’ospedale dove la bambina è ricoverata ha detto che è grave, ma cosciente (La Repubblica, 6 ottobre).

• Ecco le «paralestinians»: le prime paracadutiste donna della Palestina che si stanno addestrando in Russia. Casco in testa, un filo di trucco e una paura da vincere. Sono le prime ragazze palestinesi che si stanno addestrando per diventare paracadutiste, le prime nel mondo arabo (Il Corriere della sera, 8 ottobre).

• Il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, ha incontrato Papa Francesco. “E’ stato un piacere incontrare per la prima volta Sua Santità – ha dichiarato Abu Mazen al termine dell’incontro – e l’ho invitato in Terra Santa”. Il colloquio è durato circa mezz’ora. Papa Francesco ha regalato al Presidente una penna. Abu Mazen lo ha ringraziato dicendogli: “Con questa penna spero di firmare l’accordo di pace con Israele”. “Presto, presto”, gli ha risposto Papa Francesco (La Repubblica, 17 ottobre).

• Israele ha scarcerato ventisei detenuti palestinesi e si avvicina, secondo alcuni osservatori, la ripresa dei negoziati di pace. Circa trecento palestinesi hanno atteso al valico di Erez, nella Striscia di Gaza al confine con Israele, i detenuti rilasciati. Cinque prigionieri sono stati rilasciati nella Striscia, mentre altri ventuno in Cisgiordania, dove saranno accolti dal presidente palestinese Mahmoud Abbas. La scarcerazione è la prima di quattro previste per dare spinta ai negoziati di pace. Israele si appresta a liberare centoquattro palestinesi che scontano lunghe pene (La Stampa, 31 ottobre).

• Israele fa marcia indietro sugli insediamenti in Cisgiordania, che prevedeva la costruzione di circa ventimila alloggi. Dopo le numerose critiche internazionali, Benjamin Netanyahu ha deciso di bloccare un nuovo progetto di espansione edilizia, definendolo «un passo senza senso dal punto di vista legale e pratico». In questo momento — ha sottolineato il premier israeliano, motivando così la sua decisione — la priorità per Israele è il dossier nucleare iraniano. «L’attenzione della comunità internazionale — si legge in un comunicato — non deve essere spostata dallo sforzo principale, ovvero quello di prevenire l’Iran dall’ottenere un accordo che le consenta di continuare il suo programma militare nucleare» (L’Osservatore Romano, 12 novembre).

• Sicurezza per Israele, sovranità e autonomia per i palestinesi: questi i due punti chiave sui quali si concentrano le attuali trattative tra il Governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, e l’Autorità palestinese del presidente Abu Mazen. E, come ha sottolineato ieri il segretario di Stato americano John Kerry al termine di una nuova missione in Vicino Oriente, negli ultimi mesi «alcuni progressi sono stati fatti» (L’Osservatore Romano, 7 dicembre). 

Libano

• È di 23 morti e 150 feriti il bilancio dell’attentato a Beirut davanti all’ambasciata iraniana in Libano. Lo ha reso noto il ministro della Sanità libanese Ali Khali. Le esplosioni sono state provocate da attentatori kamikaze. L’ambasciatore iraniano, Ghazanfar Roknabadi ha reso noto che l’addetto culturale di Teheran è morto a causa delle ferite riportate, e ha accusato Israele. Tra i feriti anche l’ambasciatore yemenita in Libano  (La Repubblica, 19 novembre).

 Siria

• Gli esperti internazionali dell’Onu hanno iniziato a distruggere l’arsenale chimico in Siria. Lo hanno riferito alla France Presse fonti della missione internazionale. Entro i prossimi giorni, lo ha detto un funzionario dell’Onu rimasto anonimo, saranno messe fuori uso una serie di armi chimiche e alcune attrezzature per la loro produzione (Il Corriere della Sera, 7 ottobre).

• Assalto di un gruppo armato nel nord est della Siria, nella zona di Idlib nei confronti di sette cooperanti della Croce Rossa. Fra i rapiti non ci sarebbero italiani, secondo l’Ambasciata italiana di Beirut. I 6 dipendenti della Croce Rossa e un volontario della Mezzaluna Rossa locale sono stati rapiti, ne dà notizia l’agenzia di stampa siriana Sana, accusando un “gruppo di terroristi armati”, formula solitamente riservata ai ribelli (La Repubblica, 14 ottobre).

• Il presidente siriano Bashar al Assad ha deciso di ripresentarsi alle elezioni del 2014 per un nuovo mandato: lo ha affermato lo stesso Assad, in un’intervista concessa alla rete televisiva libanese al-Mayadin.”Se pensa di risolvere i problemi correndo per una rielezione – ha dichiarato John Kerry, appena appresa la notizia – gli dico che questa guerra prosegue proprio perché lui è in quel posto” (La Repubblica, 22 ottobre).

• Tutti gli strumenti per la produzione di armi chimiche in Siria sono stati distrutti, secondo quanto anticipato alla Reuters da un ispettore dell’Opac, l’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Si è conclusa così la seconda fase del programma di disarmo della Siria, voluto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il prossimo passo sarà la distruzione di tutte le armi e le scorte esistenti. Secondo le stime, Damasco possiede circa mille tonnellate di agenti chimici e armi, tra cui gas sarin (La Repubblica, 31 ottobre).

• In Siria sono morti cinque bambini a causa di alcuni colpi di mortaio tirati su una scuola. Cinque bambini uccisi e 27 persone ferite: questo il bilancio di un attacco portato con una serie di colpi di mortaio contro la scuola St. John a Damasco. “Atto terroristico”, lo ha definito la TV di stato siriana (La Repubblica, 12 novembre).

• È in corso una vera e propria battaglia vicino a Damasco, nella regione di Ghuta a est della capitale siriana. Almeno 72 combattenti sono morti negli scontri tra i gruppi di estremisti islamisti da un lato e l’esercito regolare dall’altro. Le perdite più numerose, ha riferito l’Osservatorio siriano dei diritti umani che ha la sua base a Londra, si contano nel campo anti-Assad, con 28 uccisi appartenenti allo Stato islamico dell’Iraq e del Levante e 26 morti dell’Esercito libero di Siria, mentre nel campo lealista gli uccisi sono 18 (La Repubblica, 25 novembre).

• Nel pomeriggio di lunedì 25 novembre, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza il Presidente della Federazione Russa, Sua Eccellenza il Signor Vladimir Putin, il quale ha successivamente incontrato il segretario di Stato, l’arcivescovo Pietro Parolin,  che era accompagnato dal segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Dominique Mamberti. Durante i cordiali colloqui, si è espresso compiacimento per i buoni rapporti bilaterali e ci si è soffermati su alcune questioni di interesse comune, in modo particolare sulla vita della comunità cattolica in Russia, rilevando il contributo fondamentale del cristianesimo nella società. In tale contesto, si è fatto cenno alla situazione critica dei cristiani in alcune regioni del mondo, nonché alla difesa e alla promozione dei valori riguardanti la dignità della persona, e la tutela della vita umana e della famiglia. Inoltre, è stata prestata speciale attenzione al perseguimento della pace nel Medio Oriente e alla grave situazione in Siria, in riferimento alla quale, il Presidente Putin ha espresso ringraziamento per la lettera indirizzatagli dal Santo Padre in occasione del g20 di San Pietroburgo. È stata sottolineata l’urgenza di far cessare le violenze e di recare l’assistenza umanitaria necessaria alla popolazione, come pure di favorire iniziative concrete per una soluzione pacifica del conflitto, che privilegi la via negoziale e coinvolga le varie componenti etniche e religiose, riconoscendone l’imprescindibile ruolo nella società (L’Osservatore Romano, 26 novembre).

• Sono state rapite in Siria, nella città di Maalula, a sessanta chilometri da Damasco, dodici suore ortodosse del Monastero di Santa Tecla. Il grave episodio conferma il deterioramento di una situazione che gli sforzi diplomatici internazionali non riescono a risolvere. Diversi osservatori sottolineano, anzi, il rischio che nel Paese si consolidi uno scenario in profondo mutamento rispetto all’originaria ribellione, quasi tre anni fa, contro il Governo del presidente Bashar Al Assad, uno scenario segnato anche da alcuni episodi di violenza specificamente anticristiana (L’Osservatore Romano,4 dicembre).

• Appello di Papa Francesco per le religiose del monastero greco-ortodosso di Maalula, in Siria, rapite nei giorni scorsi da uomini armati. Prima di concludere l’udienza generale in piazza San Pietro, nella mattina di mercoledì 4 dicembre, il Pontefice ha infatti chiesto di pregare «per queste sorelle e per tutte le persone sequestrate a causa del conflitto in corso». Il suo appello si aggiunge a quello rivolto dal patriarca Giovanni X, primate della Chiesa greco-ortodossa di Antiochia, «alla comunità internazionale e a tutti i governi del mondo intero — si legge nel testo diffuso questa mattina — affinché siano rilasciati le monache di santa Tecla e gli orfanelli tenuti in ostaggio» (L’Osservatore Romano, 5 dicembre).

Iraq

• Un kamikaze si è fatto esplodere contro una scuola elementare in Iraq, vicino a Mosul. Dodici i bambini morti nell’esplosione. Tra le vittime anche due poliziotti e il preside dell’istituto. Pochi minuti dopo un’altra esplosione fuori da un commissariato. Ancora nessuna rivendicazione ma si pensa che dietro gli attacchi ci sia Al Qaeda. I feriti delle due esplosioni sono almeno 120 (La Repubblica, 6 ottobre).

• L’alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite,  ha definito “oscene e inumane” le esecuzioni di condannati a morte che si sono svolte in Iraq. Nei giorni scorsi, infatti, in Iraq sono state eseguite quarantadue condanne a morte, tra cui quella di una donna. Tutti sono stati condannati con l’accusa di terrorismo. Le condanne sono state fatte nella Giornata contro la pena di morte (L’Osservatore Romano, 13 ottobre).

• È di 49 morti il bilancio di una catena di attentati che hanno sconvolto l’Iraq. A Baghdad 34 persone sono rimaste uccise e almeno altre 50 ferite dopo che una bomba è esplosa in un caffè nel quartiere sciita di Al Amil. Sei poliziotti sono rimasti uccisi e 15 feriti in una serie di attacchi condotti contro la stazione di polizia di Falluja nella provincia di Anbar (L’Osservatore Romano, 21 ottobre).

• “Vi invito a pregare per la cara nazione irachena purtroppo colpita quotidianamente da tragici episodi di violenza, perché trovi la strada della riconciliazione, della pace, dell’unità e della stabilità”. Lo ha detto Papa Francesco durante l’udienza di mercoledì 30 ottobre. E, un saluto particolare il Papa ha voluto rivolgere anche ai pellegrini iracheni presenti in Piazza San Pietro: “Quando sperimentate insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede cercate di confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, di trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede! Il Signore vi benedica” (News.va, del 30 ottobre).

• Nuova ondata di violenze a Baghdad. Questa mattina 33 persone sono morte, e circa settanta sono rimaste ferite, in seguito a sei attentati dinamitardi (con vetture cariche di esplosivo) che hanno colpito soprattutto quartieri a maggioranza sciita, come hanno riferito fonti del ministero dell’Interno. Tra i quartieri segnati dall’ennesima ondata di violenza, quello commerciale di Karrada, nel cuore della capitale, e quello di Sadriyah, uno dei più antichi di Baghdad (L’Osservatore Romano, 21 novembre).

• Quindici persone sono morte e venticinque sono rimaste ferite in diversi attentati compiuti da miliziani armati in varie aree dell’Iraq. L’attentato più sanguinoso è avvenuto a Madain, venti chilometri a sud di Baghdad, dove cinque persone sono morte in seguito all’esplosione di un ordigno. A Baghdad un alto responsabile dell’ufficio del ministero dell’Interno è stato ucciso da un gruppo di uomini armati che hanno aperto il fuoco contro la sua auto. L’uomo, il tenente colonnello della polizia Nashaat Abdul Karim, era il capo di Gabinetto del direttore generale dell’ufficio del ministero dell’Interno (L’Osservatore Romano, 24 novembre).

• Quasi mille persone sono morte in Iraq nel mese di novembre, a causa delle violenze che affliggono il Paese. La maggior parte delle vittime sono civili. La spaventosa cifra emerge dai dati dei ministeri della Sanità, dell’Interno e della Difesa diffusi ieri. Più precisamente lo scorso mese sono state uccise 948 persone, di cui 852 civili, 53 poliziotti e 43 soldati (L’Osservatore Romano, 2-3 dicembre).

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