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Ad Assisi un convegno per imparare a “custodire l’umanità”

di Renato Burigana

“Questa iniziativa che, nella consapevolezza dei propri limiti, si è proposta tre mete principali: uscire da schemi interpretativi consueti; cercare paradigmi e contaminazioni culturali finora poco usuali; rendere un servizio alla Chiesa e al vescovo di Roma”, ha detto concludendo i lavori della due giorni di lavoro di Assisi. Un convegno, realizzato dalla Conferenza episcopale umbra, dal progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana, guidato, voluto e diretto dal mons. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia.

Per due giorni, venerdì 29 e sabato 30 novembre, il teatro Lyrich, di Assisi, città unica per la sua vocazione al dialogo, alla pace e al confronto, ha visto la partecipazione del cardinale Angelo Bagnasco che con oltre trenta relatori hanno aiutato a svolgere una riflessione difficile ma entusiasmante “Custodire l’umanità. Verso le periferie esistenziali”. Le persone hanno risposto all’appello di mons. Bassetti, e il teatro è sempre stato gremito, molti anche i giovani presenti, che hanno ascoltato gli stimoli provenienti dal palco. Assisi, la città ha fatto il resto, aiutando a comprendere quanto veniva detto, lo ha sottolineato il prof. Andrea Riccardi, ricordando il “grande spirito di Assisi, la necessità di vivere insieme. Non possiamo spegnerci, dobbiamo perseguire la civiltà del vivere insieme, dell’amore che è nei cromosomi del cristianesimo”. “Tutti dobbiamo rendere grazie all’Arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, ideatore di questo convegno promosso insieme al progetto culturale della CEI – ha detto Vittorio Sozzi -. Al centro delle riflessioni vi è l’uomo, con i suoi bisogni e la sua chiamata, con le sue gioie e le sue sofferenze. Una riflessione, quella che faremo in questo convegno, guidata dalle parole di papa Francesco”.

Il cardinale Bagnasco, che ha aperto i lavori, ha utilizzato per la sua riflessione il testo della parabola del buon samaritano, un testo che “ci aiuta a entrare nelle periferie degli uomini con il passo del Vangelo”. Cosa sono le periferie? “Le periferie – ha detto il cardinale Bagnasco – sono i luoghi e le situazioni di lontananza dal centro più profondo dell’umano che è la verità, l’amore, la giustizia. … senza per nulla omologare le diverse periferie, dobbiamo riconoscere che tutti possiamo trovarci in qualche periferia pericolosa o dolorosa della vita, e quindi abbiamo bisogno tutti di essere custoditi e custodire”.

Fra i trentadue relatori, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, e il direttore de L’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian. Economisti, come Luigino Bruni, sociologi come Mauro Magatti, ambasciatori e vescovi, come Bruno Forte, Domenico Cancian, Domenico Sorrentino, Luciano Giovannetti e Giuseppe Nazzaro. La riflessione ha cercato di toccare i diversi ambiti, dall’arte con Timothy Verdon e Sergio Givone, alla statistica con Roberto Volpi. I diversi moderatori, fra i quali anche Riccardo Burigana, direttore del Centro di Studi Ecumenici di Venezia, sono riusciti nell’arduo compito di stimolare i relatori, farli stare nei tempi e attenuare talvolta la complessità degli argomenti trattati. Un convegno ponte, è stato definito l’incontro di Assisi, verso Firenze 2015. Un momento per riflettere sulla “post modernità che è soprattutto un tempo della frantumazione, il tempo delle solitudini. Io credo – ha detto Bruno Forte – che il post moderno sia anche un tempo della grande attesa, un tempo per riscoprire l’altro, per riscoprire Dio custode. Il cristianesimo non è ottimismo ingenuo, ma sente la fame e la sete della giustizia. L’umanesimo cristiano si offre come l’umanesimo dell’altro. Dio è l’amico dell’altro, il Dio di Gesù è amico dell’altro, il perdersi per ritrovarsi questa è la formula. Mai senza Dio, mai senza l’altro: in questa formula si può condensare l’umanesimo cristiano”.

Significativa la presenza di Franco Vaccari, che ha parlato della sua esperienza di “Rondine, città della pace”, della possibile convivenza nello studio e nel lavoro quotidiano di ragazzi provenienti da zone del mondo dove vi sono conflitti. “Custodire significa entrare in una relazione nuova. Finisce la figura del nemico, è una relazione malata che genera l’inimicizia. Siamo chiamati a rovesciare l’inimicizia in amicizia, questo rovesciamento è possibile. Custodire da la possibilità di cambiare e di accedere a una nuova cultura”, ha detto Vaccari. I suoi ragazzi hanno oltre che con le parole, con la loro presenza testimoniato che i conflitti si possono superare, che si può costruire un mondo dove vi sia la pace, lo sviluppo, la reciproca stima. Anche l’ambasciatore dell’Autorità Nazionale Palestinese, a Londra, Hassassian, già docente della Bethlehem University, ha parlato della necessità di impegnarsi a costruire la pace fra israeliani e palestinesi. Il vescovo Nazzaro, profondo conoscitore del Medio Oriente e della Siria, ha rappresentato la complessa e difficile situazione nella quale vivono oggi i cristiani e le popolazioni siriane, strangolate da un conflitto che uccide soprattutto i bambini e i più indifesi.

L’ampio spazio che i media hanno dato a questo convegno, del quale sarebbe bello che venissero pubblicati gli Atti, ha dimostrato che il tema è particolarmente sentito. La numerosa e attenta presenza di centinaia di persone che hanno avuto la pazienza di ascoltare due giorni intensi, di relazioni e testimonianze, sono la riprova che quando la chiesa aiuta la riflessione, questo viene accolto con gioia. In questo nostro momento storico di profonda trasformazione, non possiamo sottrarci a questo compito: aiutare il cambiamento proponendo analisi, attente riflessioni, che possano aiutare poi chi, chiamato a compiere scelte ecclesiali, politiche, sociali, culturali, di questi contributi non può fare a meno.

Custodire l'umanità

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